INTRODUZIONE: I tassi di copertura vaccinale a 24 mesi contro la poliomielite risultano in Italia nel 2013 compresi tra l’89,3% della provincia autonoma di Bolzano e il 99,7% dell’Abruzzo, attestandosi su un valore medio italiano di 96,2% (fonte: Ministero della Salute). Dal 2002 l’intero ciclo vaccinale viene effettuato, come nella maggior parte dei paesi europei, con vaccino inattivato di Salk (IPV) che, assicurando un’ottima protezione nei confronti della malattia, ha sostituito il vaccino di Sabin (OPV) utilizzato fin dai primi anni ’60 che, se da una parte ha permesso l’eradicazione della poliomielite in Italia, dall’altra era gravato dal pericolo, seppur raro, di paralisi associata a vaccino e dalla possibile reversione dei ceppi circolanti verso forme dotate di neurovirulenza. L’immunità indotta da IPV, solo marginalmente è di tipo mucosale implicando la possibilità, in determinate condizioni ambientali che individui sieroprotetti, pur non sviluppando la malattia, possano essere infettati, sia da ceppi selvaggi che vaccinali, contribuendo quindi alla diffusione dell’infezione. E’ quanto accaduto nel 2013 in Israele, dove poliovirus selvaggi di tipo 1 hanno circolato nella popolazione ampiamente vaccinata, senza causare malattia. D’altra parte coperture vaccinali non ottimali, spesso risultato del disgregarsi del tessuto sociale e dei sistemi sanitari a causa di conflitti in corso, possono essere responsabili della circolazione o della reintroduzione di poliovirus selvaggi in popolazioni rimaste per molti anni polio-free come testimoniano i recenti episodi in Tajikistan (2010) o nella Repubblica Araba di Siria (2013-2014), dove virus importati dal Pakistan hanno provocato importanti epidemie. L’Italia al centro del Mediterraneo, paese di accoglienza delle popolazioni migranti, può contare su elevati (ma in alcune regioni non ottimali) tassi di copertura vaccinale e sul sistema di sorveglianza attiva delle paralisi flaccide acute (PFA) affiancato dalla sorveglianza ambientale dei poliovirus circolanti sui reflui urbani. Le indagini di sieroprevalenza, soprattutto se ripetute nel tempo, completano il quadro informativo indagando l’effettivo livello di sieroprotezione in diversi gruppi di popolazione. MATERIALI E METODI: Lo studio di sieroprevalenza è stato condotto nella provincia di Parma tra il primo gennaio 2004 e il 31 dicembre 2013, attraverso l’arruolamento sistematico di tutti i soggetti stranieri sprovvisti di dati sanitari che si presentavano ai Servizi vaccinali della provincia per l’aggiornamento della loro schedula vaccinale in base alla normativa regionale vigente. Sono stati contestualmente raccolti dati relativi ad età, sesso e paese di provenienza per attribuire ogni soggetto alla corrispondente regione OMS di appartenenza. Per la determinazione del titolo anticorpale verso i tre poliovirus, è stata utilizzata la reazione di neutralizzazione dell’infettività su colture di cellule Hep-2 con lunga incubazione a 37°C in atmosfera addizionata di CO2. Per ciascun siero preliminarmente posto a 56°C per 30 minuti sono state eseguite tre serie di diluizioni a raddoppio, dalla diluizione 1:2 alla diluizione 1:512 (3 repliche per ogni siero); ad ogni serie erano poi 94 addizionati 100 TCID50 di poliovirus di tipo 1, di tipo 2 e di tipo 3 e ad ogni pozzetto sono state quindi addizionate cellule Hep-2. Il titolo anticorpale nei confronti dei tre tipi di poliovirus era definita dal reciproco della più alta diluizione del siero corrispondente alla completa neutralizzazione dell’effetto citopatico. E’ stata calcolata la frequenza di soggetti (a) sieronegativi cioè con titolo anticorpale inferiore a 1:2 (b) sieropositivi, con titolo compreso tra 1:2 e 1:4 e (c) sieroprotetti, con titolo uguale o maggiore a 1:8. Sono stati poi calcolati i titoli geometrici medi (TGM) dopo trasformazione logaritmica dei titoli > 1:2. Le frequenze dei titoli anticorpali, e i TGM sono stati stratificati per fascia di età, anno di indagine e regione OMS di provenienza. Sulle tabelle di frequenza è stata calcolata la statistica Chi quadrato, mentre per indagare eventuali differenze nei TGM è stata applicata l’analisi della varianza. E’ stato considerato statisticamente significativo un valore di p uguale o <0,05. RISULTATI: Dal 1 gennaio 2004 al 31 dicembre 2013 sono stati analizzati 1810 campioni di sangue, minimo nel 2004, 119, massimo nel 2013, 207. L’età mediana dei soggetti in studio era di 14 anni (minimo 6 mesi, massimo 54 anni), senza differenze statisticamente significative, né tra regioni OMS di provenienza né tra anni di indagine. Il 65% era di sesso maschile. La percentuale maggiore di immigrati e con un trend temporale in netto aumento, è risultata provenire dalla regione africana (45,1%) seguita dal Mediterraneo orientale (12,9%) e dalla regione europea (12%). Complessivamente sono risultati sieronegativi nei confronti dei poliovirus 1, 2 e 3, l’1,3%, lo 0,7% e il 2% rispettivamente dei soggetti. Nei confronti del poliovirus 1, la percentuale di sieronegatività è risultata maggiore nei soggetti provenienti dalla regione del Pacifico Occidentale (4,2%), verso il poliovirus 2 da soggetti provenienti dalla regione europea (2,6%) e verso il poliovirus 3 dal Pacifico Occidentale (4,9%) seguita dalla regione europea (4,6%). Se si considerano invece i soggetti che pur essendo sieropositivi, avevano bassi titoli, le percentuali aumentavano considerevolmente soprattutto nei confronti del poliovirus 3 raggiungendo valori superiori al 15% in 3/6 regioni OMS. Considerando i titoli geometrici medi, in relazione alle regioni di provenienza, i TGM verso il poliovirus 1 sono risultati costantemente più elevati rispetto ai TGM verso poliovirus 2 e 3, con valori compresi tra 38,52 nei soggetti provenienti dal Pacifico Occidentale a 60,89 nei soggetti provenienti dalla regione europea. I TGM più bassi sono stati rilevati verso il poliovirus 3, con un minimo di 14,54 (regione europea) e un valore massimo di 20,31 nei soggetti che provenivano dal Sud-Est asiatico. La diminuzione dei TGM in relazione alla fascia di età è risultata particolarmente evidente per il poliovirus 1 che, dalla fascia di età 2-6 anni alla fascia 7-18 anni, passava da 85,42 a 46,18. I TGM verso poliovirus 2 ed in particolare verso poliovirus 3, si sono mantenuti su valori estremamente bassi. Considerando infine, l’andamento temporale e restringendo l’analisi alla sola fascia di età 7-18 anni, è stato possibile osservare un trend in decremento nei TGM verso il poliovirus 1 dal 2004 al 2013. CONCLUSIONI: Il campione di popolazione considerato, proveniente dalle 6 regioni OMS e da 78 paesi diversi ha mostrato complessivamente basse percentuali di soggetti sieronegativi. Ma se ai soggetti sieronegativi, si sommano quelli con titoli anticorpali molto bassi (1:2 – 1:4), una consistente percentuale di popolazione di recente immigrazione risulta avere livelli anticorpali ritenuti dall’OMS, in uno scenario di possibile circolazione di poliovirus selvaggi, non ottimali in quanto minori di 1:8. I bassi TGM e la netta tendenza alla diminuzione con l’aumentare dell’età dei soggetti, soprattutto nei confronti del poliovirus 1, confermano il quadro di attenzione che la poliomielite sta ricevendo a livello nazionale e sovranazionale. Anche nella fascia di età dei giovani adulti i TGM sono risultati molto bassi. In questa fascia di età, molte giovani donne potrebbero non essere in grado di trasmettere anticorpi protettivi ai nuovi nati lasciandoli di fatto privi di immunità fino alla prima dose di IPV a 3 mesi. Il nostro campione era 95 rappresentato da soggetti stranieri recentemente immigrati da paesi in cui viene ancora praticata la vaccinazione con OPV. La popolazione residente in Italia, vaccinata con IPV, non più esposta a poliovirus vaccinali dal 2002, se non quelli eventualmente importati da soggetti con recente vaccinazione, potrebbe avere TGM e livelli di sieroprotezione inferiori a quelli riscontrati nel nostro studio. La decisione, più volte auspicata, dell’inserimento di una 5 dose di IPV nel calendario vaccinale dell’adolescenza, oltre che sulla base della complessa epidemiologia della poliomielite caratterizzata da 3 virus diversi e 2 vaccini che ne hanno modificato profondamente la circolazione, andrebbe valutata anche su dati sieroepidemiologici raccolti in indagini controllate condotte su campioni rappresentativi di popolazione identificati in base all'età, alla provenienza e allo stato vaccinale.

Prevalenza di anticorpi verso la poliomielite in giovani stranieri sprovvisti di documentazione vaccinale recentemente immigrati in Italia. Analisi del periodo 2004–2013 nella provincia di Parma / L. Veronesi; P. Affanni; E Capobianco; R. Zoni; M.E. Colucci; M.T. Bracchi; C. Cesari; M.L. Tanzi.. - (2014), pp. 93-95. ((Intervento presentato al convegno Prevenzione in movimento tenutosi a Riccione nel 1-4 ottobre 2014.

Prevalenza di anticorpi verso la poliomielite in giovani stranieri sprovvisti di documentazione vaccinale recentemente immigrati in Italia. Analisi del periodo 2004–2013 nella provincia di Parma.

VERONESI, Licia;AFFANNI, Paola;CAPOBIANCO, Emanuela;ZONI, Roberta;COLUCCI, Maria Eugenia;BRACCHI, Mariateresa;CESARI, Catia;TANZI, Maria Luisa
2014

Abstract

INTRODUZIONE: I tassi di copertura vaccinale a 24 mesi contro la poliomielite risultano in Italia nel 2013 compresi tra l’89,3% della provincia autonoma di Bolzano e il 99,7% dell’Abruzzo, attestandosi su un valore medio italiano di 96,2% (fonte: Ministero della Salute). Dal 2002 l’intero ciclo vaccinale viene effettuato, come nella maggior parte dei paesi europei, con vaccino inattivato di Salk (IPV) che, assicurando un’ottima protezione nei confronti della malattia, ha sostituito il vaccino di Sabin (OPV) utilizzato fin dai primi anni ’60 che, se da una parte ha permesso l’eradicazione della poliomielite in Italia, dall’altra era gravato dal pericolo, seppur raro, di paralisi associata a vaccino e dalla possibile reversione dei ceppi circolanti verso forme dotate di neurovirulenza. L’immunità indotta da IPV, solo marginalmente è di tipo mucosale implicando la possibilità, in determinate condizioni ambientali che individui sieroprotetti, pur non sviluppando la malattia, possano essere infettati, sia da ceppi selvaggi che vaccinali, contribuendo quindi alla diffusione dell’infezione. E’ quanto accaduto nel 2013 in Israele, dove poliovirus selvaggi di tipo 1 hanno circolato nella popolazione ampiamente vaccinata, senza causare malattia. D’altra parte coperture vaccinali non ottimali, spesso risultato del disgregarsi del tessuto sociale e dei sistemi sanitari a causa di conflitti in corso, possono essere responsabili della circolazione o della reintroduzione di poliovirus selvaggi in popolazioni rimaste per molti anni polio-free come testimoniano i recenti episodi in Tajikistan (2010) o nella Repubblica Araba di Siria (2013-2014), dove virus importati dal Pakistan hanno provocato importanti epidemie. L’Italia al centro del Mediterraneo, paese di accoglienza delle popolazioni migranti, può contare su elevati (ma in alcune regioni non ottimali) tassi di copertura vaccinale e sul sistema di sorveglianza attiva delle paralisi flaccide acute (PFA) affiancato dalla sorveglianza ambientale dei poliovirus circolanti sui reflui urbani. Le indagini di sieroprevalenza, soprattutto se ripetute nel tempo, completano il quadro informativo indagando l’effettivo livello di sieroprotezione in diversi gruppi di popolazione. MATERIALI E METODI: Lo studio di sieroprevalenza è stato condotto nella provincia di Parma tra il primo gennaio 2004 e il 31 dicembre 2013, attraverso l’arruolamento sistematico di tutti i soggetti stranieri sprovvisti di dati sanitari che si presentavano ai Servizi vaccinali della provincia per l’aggiornamento della loro schedula vaccinale in base alla normativa regionale vigente. Sono stati contestualmente raccolti dati relativi ad età, sesso e paese di provenienza per attribuire ogni soggetto alla corrispondente regione OMS di appartenenza. Per la determinazione del titolo anticorpale verso i tre poliovirus, è stata utilizzata la reazione di neutralizzazione dell’infettività su colture di cellule Hep-2 con lunga incubazione a 37°C in atmosfera addizionata di CO2. Per ciascun siero preliminarmente posto a 56°C per 30 minuti sono state eseguite tre serie di diluizioni a raddoppio, dalla diluizione 1:2 alla diluizione 1:512 (3 repliche per ogni siero); ad ogni serie erano poi 94 addizionati 100 TCID50 di poliovirus di tipo 1, di tipo 2 e di tipo 3 e ad ogni pozzetto sono state quindi addizionate cellule Hep-2. Il titolo anticorpale nei confronti dei tre tipi di poliovirus era definita dal reciproco della più alta diluizione del siero corrispondente alla completa neutralizzazione dell’effetto citopatico. E’ stata calcolata la frequenza di soggetti (a) sieronegativi cioè con titolo anticorpale inferiore a 1:2 (b) sieropositivi, con titolo compreso tra 1:2 e 1:4 e (c) sieroprotetti, con titolo uguale o maggiore a 1:8. Sono stati poi calcolati i titoli geometrici medi (TGM) dopo trasformazione logaritmica dei titoli > 1:2. Le frequenze dei titoli anticorpali, e i TGM sono stati stratificati per fascia di età, anno di indagine e regione OMS di provenienza. Sulle tabelle di frequenza è stata calcolata la statistica Chi quadrato, mentre per indagare eventuali differenze nei TGM è stata applicata l’analisi della varianza. E’ stato considerato statisticamente significativo un valore di p uguale o <0,05. RISULTATI: Dal 1 gennaio 2004 al 31 dicembre 2013 sono stati analizzati 1810 campioni di sangue, minimo nel 2004, 119, massimo nel 2013, 207. L’età mediana dei soggetti in studio era di 14 anni (minimo 6 mesi, massimo 54 anni), senza differenze statisticamente significative, né tra regioni OMS di provenienza né tra anni di indagine. Il 65% era di sesso maschile. La percentuale maggiore di immigrati e con un trend temporale in netto aumento, è risultata provenire dalla regione africana (45,1%) seguita dal Mediterraneo orientale (12,9%) e dalla regione europea (12%). Complessivamente sono risultati sieronegativi nei confronti dei poliovirus 1, 2 e 3, l’1,3%, lo 0,7% e il 2% rispettivamente dei soggetti. Nei confronti del poliovirus 1, la percentuale di sieronegatività è risultata maggiore nei soggetti provenienti dalla regione del Pacifico Occidentale (4,2%), verso il poliovirus 2 da soggetti provenienti dalla regione europea (2,6%) e verso il poliovirus 3 dal Pacifico Occidentale (4,9%) seguita dalla regione europea (4,6%). Se si considerano invece i soggetti che pur essendo sieropositivi, avevano bassi titoli, le percentuali aumentavano considerevolmente soprattutto nei confronti del poliovirus 3 raggiungendo valori superiori al 15% in 3/6 regioni OMS. Considerando i titoli geometrici medi, in relazione alle regioni di provenienza, i TGM verso il poliovirus 1 sono risultati costantemente più elevati rispetto ai TGM verso poliovirus 2 e 3, con valori compresi tra 38,52 nei soggetti provenienti dal Pacifico Occidentale a 60,89 nei soggetti provenienti dalla regione europea. I TGM più bassi sono stati rilevati verso il poliovirus 3, con un minimo di 14,54 (regione europea) e un valore massimo di 20,31 nei soggetti che provenivano dal Sud-Est asiatico. La diminuzione dei TGM in relazione alla fascia di età è risultata particolarmente evidente per il poliovirus 1 che, dalla fascia di età 2-6 anni alla fascia 7-18 anni, passava da 85,42 a 46,18. I TGM verso poliovirus 2 ed in particolare verso poliovirus 3, si sono mantenuti su valori estremamente bassi. Considerando infine, l’andamento temporale e restringendo l’analisi alla sola fascia di età 7-18 anni, è stato possibile osservare un trend in decremento nei TGM verso il poliovirus 1 dal 2004 al 2013. CONCLUSIONI: Il campione di popolazione considerato, proveniente dalle 6 regioni OMS e da 78 paesi diversi ha mostrato complessivamente basse percentuali di soggetti sieronegativi. Ma se ai soggetti sieronegativi, si sommano quelli con titoli anticorpali molto bassi (1:2 – 1:4), una consistente percentuale di popolazione di recente immigrazione risulta avere livelli anticorpali ritenuti dall’OMS, in uno scenario di possibile circolazione di poliovirus selvaggi, non ottimali in quanto minori di 1:8. I bassi TGM e la netta tendenza alla diminuzione con l’aumentare dell’età dei soggetti, soprattutto nei confronti del poliovirus 1, confermano il quadro di attenzione che la poliomielite sta ricevendo a livello nazionale e sovranazionale. Anche nella fascia di età dei giovani adulti i TGM sono risultati molto bassi. In questa fascia di età, molte giovani donne potrebbero non essere in grado di trasmettere anticorpi protettivi ai nuovi nati lasciandoli di fatto privi di immunità fino alla prima dose di IPV a 3 mesi. Il nostro campione era 95 rappresentato da soggetti stranieri recentemente immigrati da paesi in cui viene ancora praticata la vaccinazione con OPV. La popolazione residente in Italia, vaccinata con IPV, non più esposta a poliovirus vaccinali dal 2002, se non quelli eventualmente importati da soggetti con recente vaccinazione, potrebbe avere TGM e livelli di sieroprotezione inferiori a quelli riscontrati nel nostro studio. La decisione, più volte auspicata, dell’inserimento di una 5 dose di IPV nel calendario vaccinale dell’adolescenza, oltre che sulla base della complessa epidemiologia della poliomielite caratterizzata da 3 virus diversi e 2 vaccini che ne hanno modificato profondamente la circolazione, andrebbe valutata anche su dati sieroepidemiologici raccolti in indagini controllate condotte su campioni rappresentativi di popolazione identificati in base all'età, alla provenienza e allo stato vaccinale.
Prevalenza di anticorpi verso la poliomielite in giovani stranieri sprovvisti di documentazione vaccinale recentemente immigrati in Italia. Analisi del periodo 2004–2013 nella provincia di Parma / L. Veronesi; P. Affanni; E Capobianco; R. Zoni; M.E. Colucci; M.T. Bracchi; C. Cesari; M.L. Tanzi.. - (2014), pp. 93-95. ((Intervento presentato al convegno Prevenzione in movimento tenutosi a Riccione nel 1-4 ottobre 2014.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11381/2762669
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact