ll lavoro presentato in questa tesi di è incentrato sullo studio dei depositi torbiditici di età serravalliana della Formazione Marnoso-arenacea che affiorano nell’Appennino Settentrionale. Tali depositi, conosciuti in letteratura come sistema di Firenzuola o Unità V, registrano la progressiva chiusura del bacino interno della FMA ed il conseguente spostamento del depocentro verso il bacino esterno a causa dell’innalzamento simultaneo del thrust di Monte Castellaccio e dell’alto di Verghereto. Geometrie e facies dei depositi torbiditici dell’Unità V, inoltre, risultano anche influenzati dalla messa in posto del Caotico di Casaglia, che nella sua area di origine raggiunge uno spessore massimo di 500 metri. L’analisi dei depositi dell’Unità V è stata perseguita mediante un lavoro di terreno che ha riguardato la misurazione e l’analisi di facies di dettaglio di 28 sezioni stratigrafiche, situate nelle Valli del Santerno e del Senio, e che misurano 3000 metri di spessore complessivo. L’attività di terreno è stata inoltre corroborata da attività di laboratorio che ha riguardato l’analisi granulometrica di 260 campioni utilizzando un granulometro a diffrazione laser. Le sezioni misurate sono state correlate a formare un pannello stratigrafico generale dell’area di studio; tale pannello, che comprende l’intero spessore stratigrafico dell’Unità V, è stato suddiviso in due sotto-Unità (Va e Vb) grazie alla presenza del caotico di Bedetta, osservato per la prima volta in Val Santerno durante lo svolgimento di questo lavoro. Le due sotto-Unità individuate differiscono profondamente sia in termini stratigrafici che di facies. Le torbiditi sottostanti al suddetto caotico hanno caratteristiche similari a depositi di basin plain, nell'Unità Vb si registra un drastico incremento del rapporto arenaria/pelite, di strutture quali mud draped scour, di strati arenacei da massivi a pseudolaminati mal classati e con granulometria medio-grossolana, spesso caratterizzati dall'abbondate presenza di clasti pelitici, strutture a fiamma e superfici di bypass. Combinando i dati relativi alle facies osservate con le correlazioni effettuate, è stato possibile suddividere gli strati osservati in 7 categorie, a loro volta organizzati in due distinti facies tract, uno per ciascuna delle sotto-Unità individuate. Scopo dei facies tract è stato quello di descrivere l’evoluzione sottocorrente dei flussi che hanno portato alla formazione di questi depositi. La costruzione di 5 pannelli stratigrafici di dettaglio all’interno dell’Unità Vb ha consentito la suddivisione di quest’ultima in 17 depositi di lobo, separati dai corrispettivi intervalli fini di interlobo. Dove possibile inoltre, i lobi sono stati ulteriormente suddivisi nei relativi elementi di lobo che li compongono. Da un'analisi circa la distribuzione latero-verticale delle facies osservate nei lobi è stato infine possibile ricostruire le fasi evolutive dei lobi che compongono il sistema di Firenzuola.
I depositi di lobi torbiditici in bacini di avanfossa tettonicamente confinati (Formazione Marnoso-arenacea, Appennini Settentrionali) / Pizzati, V.. - (2024 May 17).
I depositi di lobi torbiditici in bacini di avanfossa tettonicamente confinati (Formazione Marnoso-arenacea, Appennini Settentrionali)
PIZZATI, VANNI
2024-05-17
Abstract
ll lavoro presentato in questa tesi di è incentrato sullo studio dei depositi torbiditici di età serravalliana della Formazione Marnoso-arenacea che affiorano nell’Appennino Settentrionale. Tali depositi, conosciuti in letteratura come sistema di Firenzuola o Unità V, registrano la progressiva chiusura del bacino interno della FMA ed il conseguente spostamento del depocentro verso il bacino esterno a causa dell’innalzamento simultaneo del thrust di Monte Castellaccio e dell’alto di Verghereto. Geometrie e facies dei depositi torbiditici dell’Unità V, inoltre, risultano anche influenzati dalla messa in posto del Caotico di Casaglia, che nella sua area di origine raggiunge uno spessore massimo di 500 metri. L’analisi dei depositi dell’Unità V è stata perseguita mediante un lavoro di terreno che ha riguardato la misurazione e l’analisi di facies di dettaglio di 28 sezioni stratigrafiche, situate nelle Valli del Santerno e del Senio, e che misurano 3000 metri di spessore complessivo. L’attività di terreno è stata inoltre corroborata da attività di laboratorio che ha riguardato l’analisi granulometrica di 260 campioni utilizzando un granulometro a diffrazione laser. Le sezioni misurate sono state correlate a formare un pannello stratigrafico generale dell’area di studio; tale pannello, che comprende l’intero spessore stratigrafico dell’Unità V, è stato suddiviso in due sotto-Unità (Va e Vb) grazie alla presenza del caotico di Bedetta, osservato per la prima volta in Val Santerno durante lo svolgimento di questo lavoro. Le due sotto-Unità individuate differiscono profondamente sia in termini stratigrafici che di facies. Le torbiditi sottostanti al suddetto caotico hanno caratteristiche similari a depositi di basin plain, nell'Unità Vb si registra un drastico incremento del rapporto arenaria/pelite, di strutture quali mud draped scour, di strati arenacei da massivi a pseudolaminati mal classati e con granulometria medio-grossolana, spesso caratterizzati dall'abbondate presenza di clasti pelitici, strutture a fiamma e superfici di bypass. Combinando i dati relativi alle facies osservate con le correlazioni effettuate, è stato possibile suddividere gli strati osservati in 7 categorie, a loro volta organizzati in due distinti facies tract, uno per ciascuna delle sotto-Unità individuate. Scopo dei facies tract è stato quello di descrivere l’evoluzione sottocorrente dei flussi che hanno portato alla formazione di questi depositi. La costruzione di 5 pannelli stratigrafici di dettaglio all’interno dell’Unità Vb ha consentito la suddivisione di quest’ultima in 17 depositi di lobo, separati dai corrispettivi intervalli fini di interlobo. Dove possibile inoltre, i lobi sono stati ulteriormente suddivisi nei relativi elementi di lobo che li compongono. Da un'analisi circa la distribuzione latero-verticale delle facies osservate nei lobi è stato infine possibile ricostruire le fasi evolutive dei lobi che compongono il sistema di Firenzuola.| File | Dimensione | Formato | |
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