Il terremoto del 2012 che ha colpito il territorio dell’Emilia-Romagna ha ancora una volta evidenziato la vulnerabilità del patrimonio culturale. Conclusa la fase di emergenza, è oggi doveroso cercare di trarre quante più conoscenze possibili da questo terremoto e dai suoi effetti sulle strutture storiche, nell’ottica di progettare strumenti adeguati non solo per la fase emergenziale, ma anche e soprattutto per la prevenzione del rischio sismico futuro. La Tesi elaborata verte sull’analisi dei meccanismi tipici e ricorrenti di danno sismico delle architetture fortificate emiliane, assunte come esempio paradigmatico della vulnerabilità delle strutture storiche in muratura. In particolare ci si è concentrati sullo studio di quei complessi fortificati, realizzati prevalentemente tra il X e il XV secolo, aventi caratteri costruttivi e morfologici comuni, in quanto generalmente caratterizzati dalla presenza di corpi palaziali, torri, mura di cinta e apparati a sporgere, ciascuno contraddistinto da propri specifici cinematismi. Nello specifico ci si è focalizzati su 21 architetture fortificate emiliane danneggiate dal sisma del 2012. Questa ricerca, in una prima fase, ha affrontato lo studio degli strumenti schedografici adottati per il rilievo speditivo in fase emergenziale dei beni architettonici tutelati, con particolare attenzione per quelli redatti per i complessi fortificati a valle del terremoto del 2012; l’analisi della letteratura nel campo della classificazione dei meccanismi di danno per la tipologia in esame e la raccolta delle informazioni relative ai 21 casi di studio, tramite i dati provenienti dai database open source e dalla ricerca d’archivio. Nella seconda parte vengono proposti tre possibili strumenti operativi per il rilievo, la previsione e quindi la prevenzione del danno: i primi due, che si integrano vicendevolmente, da adottare in tempo di guerra ossia in fase emergenziale; il terzo pensato per la gestione corrente dei beni e la previsione del danno, in tempo di pace. Il primo: un abaco dei meccanismi di danno tipici e ricorrenti dei macro-elementi individuati per le architetture fortificate, per la conoscenza della variegata casistica dei possibili danneggiamenti e il riconoscimento degli stessi fin dalle fasi iniziali. Alla luce delle difficoltà emerse nell’incasellare le peculiarità delle architetture fortificate in strumenti schedografici ideati per un’altra tipologia (Scheda Palazzi Modello B-DP), è stato proposto un secondo strumento: una scheda di rilievo del danno ad hoc per la tipologia oggetto di studio, per un rilievo più celere e corretto in fase emergenziale dei meccanismi e come potenziale strumento di conoscenza anche nella fase pre-sisma. Il terzo: un database GIS per le architetture fortificate emiliane, progettato con un approccio proattivo, per la previsione delle vulnerabilità delle architetture fortificate su scala territoriale, funzionale all’individuazione degli interventi più urgenti e prioritari, consentendo potenzialmente di stilare un programma di manutenzione programmata. In particolare è stato possibile verificare la sussistenza a livello statistico di correlazioni tra caratteri costruttivi e insorgenza di meccanismi di dissesto. Inoltre il database GIS progettato, agevolando il confronto tra dati relativi al danno subito con l’azione sismica di sito, tramite le shakemaps prodotte dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), ha consentito la definizione di curve di fragilità, che rappresentano il punto di svolta dalla conoscenza alla previsione, in quanto rappresentative del danno atteso, in funzione dell’azione sismica, per i diversi macro-elementi precedentemente individuati. Infine per verificare la metodologia predittiva adottata, questa è stata applicata all’area della Provincia di Parma, al di fuori del cratere sismico, in modo da individuare le vulnerabilità presenti sul territorio ed agire in maniera preventiva, cioè prima che si manifesti il danno. Tale metodologia ha quindi il doppio vantaggio di ottimizzare la gestione delle risorse economiche, spesso limitate, e di consentire la conservazione materiale del patrimonio costruito evitando di operare nell’emergenza e puntando invece alla definizione di strategie programmate di tutela dei beni culturali su larga scala.
Architetture fortificate emiliane colpite dal sisma del 2012. Dall’analisi dei meccanismi di dissesto alla definizione di strumenti per il rilievo speditivo e per la prevenzione delle vulnerabilità / Zanazzi, E.. - (2022).
Architetture fortificate emiliane colpite dal sisma del 2012. Dall’analisi dei meccanismi di dissesto alla definizione di strumenti per il rilievo speditivo e per la prevenzione delle vulnerabilità
ZANAZZI, ELENA
2022-01-01
Abstract
Il terremoto del 2012 che ha colpito il territorio dell’Emilia-Romagna ha ancora una volta evidenziato la vulnerabilità del patrimonio culturale. Conclusa la fase di emergenza, è oggi doveroso cercare di trarre quante più conoscenze possibili da questo terremoto e dai suoi effetti sulle strutture storiche, nell’ottica di progettare strumenti adeguati non solo per la fase emergenziale, ma anche e soprattutto per la prevenzione del rischio sismico futuro. La Tesi elaborata verte sull’analisi dei meccanismi tipici e ricorrenti di danno sismico delle architetture fortificate emiliane, assunte come esempio paradigmatico della vulnerabilità delle strutture storiche in muratura. In particolare ci si è concentrati sullo studio di quei complessi fortificati, realizzati prevalentemente tra il X e il XV secolo, aventi caratteri costruttivi e morfologici comuni, in quanto generalmente caratterizzati dalla presenza di corpi palaziali, torri, mura di cinta e apparati a sporgere, ciascuno contraddistinto da propri specifici cinematismi. Nello specifico ci si è focalizzati su 21 architetture fortificate emiliane danneggiate dal sisma del 2012. Questa ricerca, in una prima fase, ha affrontato lo studio degli strumenti schedografici adottati per il rilievo speditivo in fase emergenziale dei beni architettonici tutelati, con particolare attenzione per quelli redatti per i complessi fortificati a valle del terremoto del 2012; l’analisi della letteratura nel campo della classificazione dei meccanismi di danno per la tipologia in esame e la raccolta delle informazioni relative ai 21 casi di studio, tramite i dati provenienti dai database open source e dalla ricerca d’archivio. Nella seconda parte vengono proposti tre possibili strumenti operativi per il rilievo, la previsione e quindi la prevenzione del danno: i primi due, che si integrano vicendevolmente, da adottare in tempo di guerra ossia in fase emergenziale; il terzo pensato per la gestione corrente dei beni e la previsione del danno, in tempo di pace. Il primo: un abaco dei meccanismi di danno tipici e ricorrenti dei macro-elementi individuati per le architetture fortificate, per la conoscenza della variegata casistica dei possibili danneggiamenti e il riconoscimento degli stessi fin dalle fasi iniziali. Alla luce delle difficoltà emerse nell’incasellare le peculiarità delle architetture fortificate in strumenti schedografici ideati per un’altra tipologia (Scheda Palazzi Modello B-DP), è stato proposto un secondo strumento: una scheda di rilievo del danno ad hoc per la tipologia oggetto di studio, per un rilievo più celere e corretto in fase emergenziale dei meccanismi e come potenziale strumento di conoscenza anche nella fase pre-sisma. Il terzo: un database GIS per le architetture fortificate emiliane, progettato con un approccio proattivo, per la previsione delle vulnerabilità delle architetture fortificate su scala territoriale, funzionale all’individuazione degli interventi più urgenti e prioritari, consentendo potenzialmente di stilare un programma di manutenzione programmata. In particolare è stato possibile verificare la sussistenza a livello statistico di correlazioni tra caratteri costruttivi e insorgenza di meccanismi di dissesto. Inoltre il database GIS progettato, agevolando il confronto tra dati relativi al danno subito con l’azione sismica di sito, tramite le shakemaps prodotte dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), ha consentito la definizione di curve di fragilità, che rappresentano il punto di svolta dalla conoscenza alla previsione, in quanto rappresentative del danno atteso, in funzione dell’azione sismica, per i diversi macro-elementi precedentemente individuati. Infine per verificare la metodologia predittiva adottata, questa è stata applicata all’area della Provincia di Parma, al di fuori del cratere sismico, in modo da individuare le vulnerabilità presenti sul territorio ed agire in maniera preventiva, cioè prima che si manifesti il danno. Tale metodologia ha quindi il doppio vantaggio di ottimizzare la gestione delle risorse economiche, spesso limitate, e di consentire la conservazione materiale del patrimonio costruito evitando di operare nell’emergenza e puntando invece alla definizione di strategie programmate di tutela dei beni culturali su larga scala.| File | Dimensione | Formato | |
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