Il testo interpreta la città come un «concreto vivente», secondo una prospettiva che assume la relazione tra spazio e vita come condizione essenziale per comprendere i fenomeni urbani contemporanei. A partire dalla riflessione di Romano Guardini, la dialettica tra «stare» e «divenire» viene letta non come opposizione, ma come compresenza tra stabilità e trasformazione, identità e apertura, carattere e contaminazione. La città non è quindi considerata come semplice spazio fisico, ma come luogo relazionale nel quale dimensione materiale e immateriale, civitas e urbs, si costruiscono reciprocamente. In questa prospettiva, il paradigma del concreto vivente costituisce una critica alla frammentazione prodotta dall’astrazione e dalla specializzazione dei saperi, invitando a ricomporre fenomeni e relazioni entro una visione unitaria della realtà. La riflessione si estende al rapporto tra città, tecnica e innovazione tecnologica, sostenendo la necessità di ricondurre il progresso e le nuove tecnologie al servizio della vita e della collettività. Il progetto urbano viene così ricondotto a un atteggiamento di ascolto e di immersione nella realtà, capace di riconoscere anche l’imperfezione, il disordine e la dimensione ordinaria dei luoghi come espressioni di una città viva, da rigenerare e rinaturalizzare attraverso nuove forme di relazione e condivisione.
Città come concreto vivente. Stare nel divenire / Costi, D., Massironi, S.. - In: THEMA. - ISSN 2384-8413. - 19:(2026), pp. 23-28.
Città come concreto vivente. Stare nel divenire
Dario Costi;
2026-01-01
Abstract
Il testo interpreta la città come un «concreto vivente», secondo una prospettiva che assume la relazione tra spazio e vita come condizione essenziale per comprendere i fenomeni urbani contemporanei. A partire dalla riflessione di Romano Guardini, la dialettica tra «stare» e «divenire» viene letta non come opposizione, ma come compresenza tra stabilità e trasformazione, identità e apertura, carattere e contaminazione. La città non è quindi considerata come semplice spazio fisico, ma come luogo relazionale nel quale dimensione materiale e immateriale, civitas e urbs, si costruiscono reciprocamente. In questa prospettiva, il paradigma del concreto vivente costituisce una critica alla frammentazione prodotta dall’astrazione e dalla specializzazione dei saperi, invitando a ricomporre fenomeni e relazioni entro una visione unitaria della realtà. La riflessione si estende al rapporto tra città, tecnica e innovazione tecnologica, sostenendo la necessità di ricondurre il progresso e le nuove tecnologie al servizio della vita e della collettività. Il progetto urbano viene così ricondotto a un atteggiamento di ascolto e di immersione nella realtà, capace di riconoscere anche l’imperfezione, il disordine e la dimensione ordinaria dei luoghi come espressioni di una città viva, da rigenerare e rinaturalizzare attraverso nuove forme di relazione e condivisione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


