L’efficacia dell’azione amministrativa contemporanea si misura sempre più nella capacità degli apparati pubblici di integrare saperi specialistici e competenze multidisciplinari, elementi ormai imprescindibili per governare la complessità sociale e superare il tradizionale formalismo procedu-rale. L’interrogativo di fondo che accompagna questo scritto è quello di comprendere se l’attuale stagione di riforme rappresenti una reale valorizzazione delle risorse umane interne oppure se rischi, al contrario, di compromettere i principi di imparzialità e meritocrazia che costituiscono il fondamento di una pubblica amministrazione moderna ed efficiente. L’analisi prende in esame l’istituto delle pro-gressioni verticali nel pubblico impiego, muovendo dalla recente evoluzione normativa e giurispru-denziale innescata dal processo riformatore connesso all’attuazione del PNRR. Attraverso l’esame del novellato art. 52, co. 1 bis, del d.lgs. n. 165/2001, la riflessione approfondisce la persistente tensione tra il principio costituzionale del pubblico concorso – quale modalità ordinaria e preferenziale di accesso – e l’esigenza di (ri)attivare meccanismi motivazionali efficaci per il personale già in servizio. Obiettivo del contributo è valutare la capacità di tali strumenti di favorire una transizione verso una pubblica amministrazione orientata alle competenze, evidenziando come la sfida odierna consista nel coniugare rapidità ed efficienza dell’azione amministrativa con i canoni di imparzialità e buon andamento sanciti dall’art. 97 Cost.
Niente (di veramente) nuovo sul fronte delle progressioni di carriera, tra vecchi problemi e sfide emergenti / Pedrabissi, S.. - In: IL LAVORO NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI. - ISSN 2499-2089. - II(2026), pp. 252-281.
Niente (di veramente) nuovo sul fronte delle progressioni di carriera, tra vecchi problemi e sfide emergenti
Stefania Pedrabissi
2026-01-01
Abstract
L’efficacia dell’azione amministrativa contemporanea si misura sempre più nella capacità degli apparati pubblici di integrare saperi specialistici e competenze multidisciplinari, elementi ormai imprescindibili per governare la complessità sociale e superare il tradizionale formalismo procedu-rale. L’interrogativo di fondo che accompagna questo scritto è quello di comprendere se l’attuale stagione di riforme rappresenti una reale valorizzazione delle risorse umane interne oppure se rischi, al contrario, di compromettere i principi di imparzialità e meritocrazia che costituiscono il fondamento di una pubblica amministrazione moderna ed efficiente. L’analisi prende in esame l’istituto delle pro-gressioni verticali nel pubblico impiego, muovendo dalla recente evoluzione normativa e giurispru-denziale innescata dal processo riformatore connesso all’attuazione del PNRR. Attraverso l’esame del novellato art. 52, co. 1 bis, del d.lgs. n. 165/2001, la riflessione approfondisce la persistente tensione tra il principio costituzionale del pubblico concorso – quale modalità ordinaria e preferenziale di accesso – e l’esigenza di (ri)attivare meccanismi motivazionali efficaci per il personale già in servizio. Obiettivo del contributo è valutare la capacità di tali strumenti di favorire una transizione verso una pubblica amministrazione orientata alle competenze, evidenziando come la sfida odierna consista nel coniugare rapidità ed efficienza dell’azione amministrativa con i canoni di imparzialità e buon andamento sanciti dall’art. 97 Cost.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


