A partire dalla fine del XIX secolo, con un certo ritardo rispetto ad altre realtà europee come la Francia e la Germania, aumenta in Italia l’attenzione nei confronti dei bambini “anormali”; al tramonto del secolo e nel decennio successivo cominciano poi a sorgere istituti dedicati all’assistenza di questi particolari pazienti. Il primo conflitto mondiale da una parte imprime un’accelerazione agli studi sulle psicosi da trauma grazie all’analisi sperimentale condotta sui soldati provenienti dal fronte ma, dall’altra, rappresenta una fase di difficoltà delle istituzioni dedicate alla cura (e alla contenzione) di una categoria sociale connotata da una forte marginalità come quella dei bambini affetti da disabilità psichiche. L’analisi delle condizioni di questa infanzia in difficoltà può rappresentare un’occasione per misurare come la guerra abbia influito sulla vita quotidiana delle fasce più deboli della società italiana anche dopo la fine dei combattimenti. A questo scopo può essere utile confrontare le diverse esperienze sorte in quel periodo nella penisola, tra cui spicca, in particolare, la colonia-scuola “Antonio Marro”, sorta nel 1921 e annessa all’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Si tratta della prima istituzione finanziata interamente con denaro pubblico creata per curare i bambini considerati “recuperabili” attraverso la scolarizzazione e il lavoro.
La condizione dei bambini «anormali» nel primo dopoguerra tra esperimenti educativi ed esigenze di pubblica sicurezza (1918-1924) / Solieri, F.. - In: LABORATOIRE ITALIEN. - ISSN 2117-4970. - 36:(2026). [10.4000/16f0a]
La condizione dei bambini «anormali» nel primo dopoguerra tra esperimenti educativi ed esigenze di pubblica sicurezza (1918-1924)
Fabrizio Solieri
2026-01-01
Abstract
A partire dalla fine del XIX secolo, con un certo ritardo rispetto ad altre realtà europee come la Francia e la Germania, aumenta in Italia l’attenzione nei confronti dei bambini “anormali”; al tramonto del secolo e nel decennio successivo cominciano poi a sorgere istituti dedicati all’assistenza di questi particolari pazienti. Il primo conflitto mondiale da una parte imprime un’accelerazione agli studi sulle psicosi da trauma grazie all’analisi sperimentale condotta sui soldati provenienti dal fronte ma, dall’altra, rappresenta una fase di difficoltà delle istituzioni dedicate alla cura (e alla contenzione) di una categoria sociale connotata da una forte marginalità come quella dei bambini affetti da disabilità psichiche. L’analisi delle condizioni di questa infanzia in difficoltà può rappresentare un’occasione per misurare come la guerra abbia influito sulla vita quotidiana delle fasce più deboli della società italiana anche dopo la fine dei combattimenti. A questo scopo può essere utile confrontare le diverse esperienze sorte in quel periodo nella penisola, tra cui spicca, in particolare, la colonia-scuola “Antonio Marro”, sorta nel 1921 e annessa all’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Si tratta della prima istituzione finanziata interamente con denaro pubblico creata per curare i bambini considerati “recuperabili” attraverso la scolarizzazione e il lavoro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


