L’articolo analizza il rapporto tra militarizzazione, costruzione delle maschilità e ritorno della coscrizione militare in Europa, interpretando tali fenomeni alla luce delle trasformazioni contemporanee dei rapporti di genere e della cultura politica. Attraverso il confronto tra diversi modelli di leva militare reintrodotti o rafforzati negli ultimi anni, l’autore evidenzia come il riarmo e la rinnovata centralità dell’istituzione militare siano legati non solo a esigenze strategiche e geopolitiche, ma anche alla persistenza di modelli di “maschilità militarizzata” fondati su forza, controllo, dominio e disponibilità all’uso della violenza. Il contributo mette in dialogo studi di genere, teoria politica e critica del militarismo, richiamando il concetto di necropolitica per mostrare come la guerra continui a strutturare relazioni di potere e modelli identitari. Parallelamente, viene problematizzato il processo di neutralizzazione di genere delle forze armate, interrogandosi sul significato dell’inclusione delle donne in istituzioni storicamente fondate sulla violenza organizzata. Nella parte conclusiva, l’articolo propone una riflessione sul rapporto tra addestramento militare, corporeità ed empatia, contrapponendo alla formazione orientata alla guerra una cittadinanza fondata sulla cura, sulla vulnerabilità condivisa e sulla responsabilità reciproca. La costruzione di una cultura della cura viene indicata come possibile alternativa alla riproduzione delle logiche militariste e patriarcali.
Attraverso i corpi: l’avviamento alla guerra o alla cura / Deriu, M.. - In: MOSAICO DI PACE. - ISSN 1590-8607. - n. 5:maggio(2026), pp. 24-26.
Attraverso i corpi: l’avviamento alla guerra o alla cura
Marco Deriu
2026-01-01
Abstract
L’articolo analizza il rapporto tra militarizzazione, costruzione delle maschilità e ritorno della coscrizione militare in Europa, interpretando tali fenomeni alla luce delle trasformazioni contemporanee dei rapporti di genere e della cultura politica. Attraverso il confronto tra diversi modelli di leva militare reintrodotti o rafforzati negli ultimi anni, l’autore evidenzia come il riarmo e la rinnovata centralità dell’istituzione militare siano legati non solo a esigenze strategiche e geopolitiche, ma anche alla persistenza di modelli di “maschilità militarizzata” fondati su forza, controllo, dominio e disponibilità all’uso della violenza. Il contributo mette in dialogo studi di genere, teoria politica e critica del militarismo, richiamando il concetto di necropolitica per mostrare come la guerra continui a strutturare relazioni di potere e modelli identitari. Parallelamente, viene problematizzato il processo di neutralizzazione di genere delle forze armate, interrogandosi sul significato dell’inclusione delle donne in istituzioni storicamente fondate sulla violenza organizzata. Nella parte conclusiva, l’articolo propone una riflessione sul rapporto tra addestramento militare, corporeità ed empatia, contrapponendo alla formazione orientata alla guerra una cittadinanza fondata sulla cura, sulla vulnerabilità condivisa e sulla responsabilità reciproca. La costruzione di una cultura della cura viene indicata come possibile alternativa alla riproduzione delle logiche militariste e patriarcali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


