Il contributo offre una riflessione sugli usi onomastici legati al culto dei santi, con particolare attenzione per il nome del patronus et protector terre (o castri). Nella moltiplicazione basso-medievale dei soggetti sociali capaci di autorappresentazione attraverso il culto e il nome dei santi, nelle città europee del tardo medioevo gli studiosi hanno rintracciato forme identitarie di livello comunitario veicolate dalle scelte onomastiche. Obiettivo del mio intervento è sondare l’effettiva diffusione di tali pratiche in area padana nel XV secolo, nonché la possibilità che anche in contesti extraurbani abbia trovato spazio una «coloritura politica delle pratiche devozionali» (Hans Cristian Peyer) come nelle ‘religioni civiche’ studiate, tra gli altri, da André Vauchez e Giorgio Chittolini. Le aree toccate dall’indagine sono due: il distretto di Cremona in età sforzesca, per lo studio del quale è possibile ricorrere allo straordinario campionario onomastico – intorno ai 17˙000 nomi distribuiti su quasi cento centri abitati collocati tra Adda e Oglio – reperibile nel dodicesimo volume dei Registri ducali dell’Archivio di Stato di Milano; il contiguo distretto lodigiano, meno fortunato dal punto di vista documentario, ma particolarmente interessante per la diffusa presenza del nome del protettore della città e della diocesi: Bassiano.
Il nome del santo. Onomastica maschile, identità locali e orientamenti devozionali nelle comunità lodigiane e cremonesi d’età sforzesca / D'Arcangelo, Potito. - (2026), pp. 463-492. [10.54103/2611-318X/30111]
Il nome del santo. Onomastica maschile, identità locali e orientamenti devozionali nelle comunità lodigiane e cremonesi d’età sforzesca
Potito d'Arcangelo
2026-01-01
Abstract
Il contributo offre una riflessione sugli usi onomastici legati al culto dei santi, con particolare attenzione per il nome del patronus et protector terre (o castri). Nella moltiplicazione basso-medievale dei soggetti sociali capaci di autorappresentazione attraverso il culto e il nome dei santi, nelle città europee del tardo medioevo gli studiosi hanno rintracciato forme identitarie di livello comunitario veicolate dalle scelte onomastiche. Obiettivo del mio intervento è sondare l’effettiva diffusione di tali pratiche in area padana nel XV secolo, nonché la possibilità che anche in contesti extraurbani abbia trovato spazio una «coloritura politica delle pratiche devozionali» (Hans Cristian Peyer) come nelle ‘religioni civiche’ studiate, tra gli altri, da André Vauchez e Giorgio Chittolini. Le aree toccate dall’indagine sono due: il distretto di Cremona in età sforzesca, per lo studio del quale è possibile ricorrere allo straordinario campionario onomastico – intorno ai 17˙000 nomi distribuiti su quasi cento centri abitati collocati tra Adda e Oglio – reperibile nel dodicesimo volume dei Registri ducali dell’Archivio di Stato di Milano; il contiguo distretto lodigiano, meno fortunato dal punto di vista documentario, ma particolarmente interessante per la diffusa presenza del nome del protettore della città e della diocesi: Bassiano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


