Il saggio ricostruisce il profilo di Giovan Battista Piacentini, primo e più duraturo collaboratore di Giuseppe Antonio Torri e, dopo la morte del maestro, suo successore nella carica di Architetto pubblico di Bologna. Attraverso il riesame delle fonti documentarie e dei disegni conservati, il contributo intende restituire a Piacentini un ruolo non meramente esecutivo, ma ideativo e strutturante nella cultura architettonica bolognese tra Sei e Settecento. Dalla partecipazione ai principali cantieri torriani agli incarichi autonomi, fino alle perizie e ai progetti redatti per il Senato, emerge una figura capace di garantire continuità istituzionale e insieme di elaborare un linguaggio personale, fondato su chiarezza distributiva, rigore metrico e sobria monumentalità. Particolare attenzione è riservata al caso di palazzo Aldrovandi, dove la documentazione consente di riconsiderare il rapporto con Francesco Maria Angelini e di ricondurre alla fase Piacentini-Angelini soluzioni progettuali tradizionalmente riferite ad Alfonso Torreggiani.
La cerchia di Giuseppe Antonio Torri: Giovan Battista Piacentini (1661-1725), erede istituzionale e interprete del magistero torriano / Righini, D.. - In: ATTI E MEMORIE - DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LE PROVINCIE DI ROMAGNA. - ISSN 0393-7240. - LXXIV:(2024).
La cerchia di Giuseppe Antonio Torri: Giovan Battista Piacentini (1661-1725), erede istituzionale e interprete del magistero torriano
Davide Righini
2024-01-01
Abstract
Il saggio ricostruisce il profilo di Giovan Battista Piacentini, primo e più duraturo collaboratore di Giuseppe Antonio Torri e, dopo la morte del maestro, suo successore nella carica di Architetto pubblico di Bologna. Attraverso il riesame delle fonti documentarie e dei disegni conservati, il contributo intende restituire a Piacentini un ruolo non meramente esecutivo, ma ideativo e strutturante nella cultura architettonica bolognese tra Sei e Settecento. Dalla partecipazione ai principali cantieri torriani agli incarichi autonomi, fino alle perizie e ai progetti redatti per il Senato, emerge una figura capace di garantire continuità istituzionale e insieme di elaborare un linguaggio personale, fondato su chiarezza distributiva, rigore metrico e sobria monumentalità. Particolare attenzione è riservata al caso di palazzo Aldrovandi, dove la documentazione consente di riconsiderare il rapporto con Francesco Maria Angelini e di ricondurre alla fase Piacentini-Angelini soluzioni progettuali tradizionalmente riferite ad Alfonso Torreggiani.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


