Il saggio analizza il ruolo degli “oggetti migranti” nei processi di costruzione e rinegoziazione della casa, delle appartenenze e delle relazioni familiari in contesti migratori transnazionali. Attraverso una prospettiva multisituata, e con particolare attenzione al caso capoverdiano, gli oggetti che circolano tra luoghi di origine e di immigrazione vengono interpretati come mediatori di relazioni affettive, identità e memorie, capaci di estendere simbolicamente i confini della domesticità oltre lo spazio fisico della casa. Particolare attenzione è dedicata ai bidoni inviati dalla diaspora capoverdiana, che condensano valori affettivi, sociali ed economici e rendono materialmente visibile il legame tra chi parte e chi resta. Nel contesto della femminilizzazione della migrazione capoverdiana, tali flussi di oggetti contribuiscono alla costruzione di una sfera domestica transnazionale e matrifocale, nella quale la Terra Longe diventa un’estensione della casa e viene progressivamente “addomesticata”. L’esposizione e la circolazione degli oggetti migranti assumono così anche una funzione di patrimonializzazione, trasformando le case in veri e propri “metamusei domestici” in cui si conservano e si narrano storie di mobilità, appartenenza e legami transnazionali.
Patrimoni domestici capoverdiani in viaggio: da casa a casa tra Terra Longe e Terra Mamaizinha / Giuffre, M.. - In: DIALOGHI MEDITERRANEI. - ISSN 2384-9010. - 65:(2024).
Patrimoni domestici capoverdiani in viaggio: da casa a casa tra Terra Longe e Terra Mamaizinha
Martina Giuffre
2024-01-01
Abstract
Il saggio analizza il ruolo degli “oggetti migranti” nei processi di costruzione e rinegoziazione della casa, delle appartenenze e delle relazioni familiari in contesti migratori transnazionali. Attraverso una prospettiva multisituata, e con particolare attenzione al caso capoverdiano, gli oggetti che circolano tra luoghi di origine e di immigrazione vengono interpretati come mediatori di relazioni affettive, identità e memorie, capaci di estendere simbolicamente i confini della domesticità oltre lo spazio fisico della casa. Particolare attenzione è dedicata ai bidoni inviati dalla diaspora capoverdiana, che condensano valori affettivi, sociali ed economici e rendono materialmente visibile il legame tra chi parte e chi resta. Nel contesto della femminilizzazione della migrazione capoverdiana, tali flussi di oggetti contribuiscono alla costruzione di una sfera domestica transnazionale e matrifocale, nella quale la Terra Longe diventa un’estensione della casa e viene progressivamente “addomesticata”. L’esposizione e la circolazione degli oggetti migranti assumono così anche una funzione di patrimonializzazione, trasformando le case in veri e propri “metamusei domestici” in cui si conservano e si narrano storie di mobilità, appartenenza e legami transnazionali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


