Questo contributo applica uno sguardo obliquo alla mia diversificata esperienza sul campo nei contesti che le politiche, le scienze sociali e la società civile chiamano – pur mossi da prospettive e intenzionalità assai diverse – ‘marginali’, facendo emergere la richiesta delle persone nei confronti dell’antropologo di essere in grado di sviluppare una relazione ‘gentile’, capace di tener conto ‘culturalmente’ delle loro biografie e della loro ‘posizione’ sociale senza intrappolarle né nell’una né nell’altra; e, dunque, indagando gli aspetti strutturali meso e macro di tale posizionamento così come la loro ricerca di una ‘buona vita’. Questi due versanti sono stati tenuti costantemente connessi anche nella tensione applicativa della disciplina, che per molti aspetti e anni è stata anche inscindibile dalla ricerca etnografica. Lo stare dentro ai contesti di vita delle persone per comprenderle ed ‘agire’ con loro, ha reso ‘carne’ anche i progetti: prendendo ‘sul serio’ le loro quotidianità, le titubanze, i timori, le discontinuità, l’incertezza permanente, l’intenzionalità dell’antropologa e dei soggetti si è modificata nel tempo e vicendevolmente – poiché le persone stesse hanno preso ‘sul serio’ le mie proposte –, co-costruendosi attraverso percorsi tutt’altro che lineari. Muovendo da ‘punti di appoggio’ provenienti dalla discussione intorno alla dark anthropology e all’anthropology of the good (e of resistance), il testo si snoda in rimandi fra tempi e campi differenti facendo risuonare i contesti nella riflessione antropologica e intrecciando biografia ed etnografia. La casa, nel senso più ampio del termine, è il filo che ci conduce fino ai progetti di autorecupero edilizio, in un percorso in cui l’intenzionalità – in questa scrittura come sul campo – si (ri)genera e si riposiziona nella relazione. This contribution applies a reflexive approach to my diversified fieldworks carried out in some contexts that policies, social sciences and civil society call ‘marginal’ – albeit moved by very different perspectives and intentions –, bringing out the demand of people towards the anthropologist to be able to develop a ‘gentle’ relationship, capable of ‘culturally’ taking into account their biographies and their social ‘position’ without trapping them either in the first or in the second; and, therefore, investigating the meso and macro structural aspects of this positioning as well as their search for a 'good life'. These two aspects have been kept constantly connected also in the applied tension of the discipline, which for many aspects and years has also been inseparable from my ethnographic research. Staying inside people's life contexts to understand them and 'act' with them, has also made projects 'flesh': taking their daily lives 'seriously', their hesitations, fears, discontinuities, permanent uncertainty, the intentionality of the anthropologist and of the subjects has changed over time and reciprocally – since the people themselves have taken my proposals 'seriously' –, co-constructing the intentionality itself through paths that are anything but linear. Starting from some 'points of support' deriving from the discussion around dark anthropology and the anthropology of the good (and of resistance), the text develops through cross-references between different times and fieldworks, intertwining biography and ethnography, so the contexts can reverberate in the anthropological reflection. The housing issue is the thread that leads us to the self-recovery building projects, through a path in which intentionality – in this text as in the fieldwork – is (re)generated and repositioned inside the relationship.

Prendersi ‘gentilmente’ sul serio. Un’intima curvatura riflessiva sull’etnografia nella lotta e la co-costruzione di intenzionalità sul campo / TOSI CAMBINI, Sabrina. - In: ARCHIVIO ANTROPOLOGICO MEDITERRANEO. - ISSN 2038-3215. - Anno XXVI, n. 25:1(2023), pp. 1-18. [10.4000/aam.6674]

Prendersi ‘gentilmente’ sul serio. Un’intima curvatura riflessiva sull’etnografia nella lotta e la co-costruzione di intenzionalità sul campo

Sabrina Tosi Cambini
2023-01-01

Abstract

Questo contributo applica uno sguardo obliquo alla mia diversificata esperienza sul campo nei contesti che le politiche, le scienze sociali e la società civile chiamano – pur mossi da prospettive e intenzionalità assai diverse – ‘marginali’, facendo emergere la richiesta delle persone nei confronti dell’antropologo di essere in grado di sviluppare una relazione ‘gentile’, capace di tener conto ‘culturalmente’ delle loro biografie e della loro ‘posizione’ sociale senza intrappolarle né nell’una né nell’altra; e, dunque, indagando gli aspetti strutturali meso e macro di tale posizionamento così come la loro ricerca di una ‘buona vita’. Questi due versanti sono stati tenuti costantemente connessi anche nella tensione applicativa della disciplina, che per molti aspetti e anni è stata anche inscindibile dalla ricerca etnografica. Lo stare dentro ai contesti di vita delle persone per comprenderle ed ‘agire’ con loro, ha reso ‘carne’ anche i progetti: prendendo ‘sul serio’ le loro quotidianità, le titubanze, i timori, le discontinuità, l’incertezza permanente, l’intenzionalità dell’antropologa e dei soggetti si è modificata nel tempo e vicendevolmente – poiché le persone stesse hanno preso ‘sul serio’ le mie proposte –, co-costruendosi attraverso percorsi tutt’altro che lineari. Muovendo da ‘punti di appoggio’ provenienti dalla discussione intorno alla dark anthropology e all’anthropology of the good (e of resistance), il testo si snoda in rimandi fra tempi e campi differenti facendo risuonare i contesti nella riflessione antropologica e intrecciando biografia ed etnografia. La casa, nel senso più ampio del termine, è il filo che ci conduce fino ai progetti di autorecupero edilizio, in un percorso in cui l’intenzionalità – in questa scrittura come sul campo – si (ri)genera e si riposiziona nella relazione. This contribution applies a reflexive approach to my diversified fieldworks carried out in some contexts that policies, social sciences and civil society call ‘marginal’ – albeit moved by very different perspectives and intentions –, bringing out the demand of people towards the anthropologist to be able to develop a ‘gentle’ relationship, capable of ‘culturally’ taking into account their biographies and their social ‘position’ without trapping them either in the first or in the second; and, therefore, investigating the meso and macro structural aspects of this positioning as well as their search for a 'good life'. These two aspects have been kept constantly connected also in the applied tension of the discipline, which for many aspects and years has also been inseparable from my ethnographic research. Staying inside people's life contexts to understand them and 'act' with them, has also made projects 'flesh': taking their daily lives 'seriously', their hesitations, fears, discontinuities, permanent uncertainty, the intentionality of the anthropologist and of the subjects has changed over time and reciprocally – since the people themselves have taken my proposals 'seriously' –, co-constructing the intentionality itself through paths that are anything but linear. Starting from some 'points of support' deriving from the discussion around dark anthropology and the anthropology of the good (and of resistance), the text develops through cross-references between different times and fieldworks, intertwining biography and ethnography, so the contexts can reverberate in the anthropological reflection. The housing issue is the thread that leads us to the self-recovery building projects, through a path in which intentionality – in this text as in the fieldwork – is (re)generated and repositioned inside the relationship.
2023
Prendersi ‘gentilmente’ sul serio. Un’intima curvatura riflessiva sull’etnografia nella lotta e la co-costruzione di intenzionalità sul campo / TOSI CAMBINI, Sabrina. - In: ARCHIVIO ANTROPOLOGICO MEDITERRANEO. - ISSN 2038-3215. - Anno XXVI, n. 25:1(2023), pp. 1-18. [10.4000/aam.6674]
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11381/2952452
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