Secondo il modello bidimensionale dei processi acculturativi di Berry (2005) sia i membri dei gruppi etnico-culturali minoritari (gli immigrati) sia i membri dei gruppi etnico-culturali maggioritari (gli autoctoni) mettono in atto strategie acculturative o manifestano atteggiamenti acculturativi che si esplicano lungo due dimensioni indipendenti tra loro. La prima si riferisce al valore che viene attribuito al mantenimento della propria cultura d’origine, la seconda riguarda il desiderio di entrare in contatto reciproco. Dall’articolazione di queste due dimensioni è possibile descrivere quattro diverse strategie o atteggiamenti di acculturazione: integrazione/multiculturalismo (mantenimento delle specificità e valorizzazione del contatto), assimilazione/melting-pot (valorizzazione del solo contatto), separazione/segregazione (mantenimento delle sole specificità), marginalizzazione/esclusione (perdita delle specificità e mancanza di contatto (cfr. Giovannini e Pintus, 2005). Sulla base di queste premesse teoriche, abbiamo studiato l’atteggiamento acculturativo dei membri del gruppo etnico-culturale maggioritario italiano in riferimento a specifici gruppi di immigrati. A tal fine, è stato somministrato a 107 studentesse universitarie di nazionalità italiana iscritte al primo anno del Corso di Laurea in Scienze della Formazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia un questionario in cui venivano raccolte informazioni sul loro atteggiamento acculturativo, sulle strategie percepite essere adottate dai membri di diversi gruppi di immigrati, la qualità del contatto e la valutazione dell’ingroup vs dell’outgroup. Gli item venivano misurati su scale di accordo di tipo Likert a sette punti. In modo casuale sono stati distribuiti tre diversi tipi di questionario in modo da ottenere tre sottogruppi di soggetti che rispondevano alle domande in riferimento a tre differenti target di immigrati: 1) gli immigrati in generale, 2) gli immigrati cinesi, 3) gli immigrati marocchini.L’analisi dei dati ha messo in luce come indipendentemente dal target la strategia acculturativa preferita sia quella del multiculturalismo (35%). La qualità del contatto risulta migliore tra i soggetti che presentano un atteggiamento multiculturalista e quando il target di riferimento sono gli immigrati in generale rispetto a chi assume un atteggiamento escludente e quando il target sono i marocchini. E’ presente inoltre un effetto di interazione per cui la qualità del contatto è rilevata in modo minore tra chi ha un atteggiamento segregazionista e il target evocato è quello cinese; la qualità è invece migliore quando l’atteggiamento assunto è quello multiculturalista e il target è quello degli immigrati in generale.Per quanto riguarda le strategie percepite come preferite dagli immigrati, emerge una differenza significativa in funzione del target per cui nel caso degli immigrati in generale prevale il modello dell’integrazione (42%) seguito da quello dell’assimilazione (36%), nel caso dei cinesi sempre quello dell’integrazione (37%) seguito da quello della marginalizzazione (26%), nel caso dei marocchini quello della separazione (49%) seguito fa quello dell’integrazione (29%).I multiculturalisti manifestano un bias in favore del proprio gruppo decisamente minore rispetto a chi sostiene un atteggiamento segregazionista. In particolare i primi presentano in prevalenza un bias positivo in favore dell’outgroup (62%), i secondi un bias positivo in favore dell’ingroup (84%).Indipendentemente dal target di riferimento la corrispondenza più frequente tra atteggiamento acculturativo assunto e strategie percepite risulta essere quella conflittuale (per la tassonomia della corrispondenze si rimanda a Zagefka e Brown, 2002). In questi casi si evidenzia una tendenza ad esprimere un più marcato bias positivo in favore dell’ingroup (69%). Ad una corrispondenza consensuale si associa invece una maggiore propensione ad esprimere un bias positivo in favore dell’outgroup (60%).Riferimenti bibliograficiBerry, J.W. (2005). Acculturation: living successfully in two cultures, in International Journal of Intercultural Relations, 29, pp. 697-712.Giovannini, D. e Pintus, A. (2005). Acculturazione, contatto interetnico e relazioni intergruppi, in G. Sarchielli e B. Zani (a cura di), Persone, gruppi e comunità. Scritti in onore di Augusto Polmonari, Bologna, Il Mulino.Zagefka, H e Brown, R.J. (2002). The relationship between acculturation strategies, relative fit and intergroup relations: immigrant-majority relations in Germany, in European Journal of Social Psychology, 32, 171-188.

Atteggiamento acculturativo maggioritario: uno studio con tre target di immigrati a confronto / Pintus, Andrea; Giovannini, Dino. - STAMPA. - 1(2006), pp. 124-126. ((Intervento presentato al convegno VII congresso nazionale dell'Associazione Italiana di Psicologia - Sezione di Psicologia Sociale tenutosi a Genova nel 18-20 settembre.

Atteggiamento acculturativo maggioritario: uno studio con tre target di immigrati a confronto

PINTUS, Andrea;
2006

Abstract

Secondo il modello bidimensionale dei processi acculturativi di Berry (2005) sia i membri dei gruppi etnico-culturali minoritari (gli immigrati) sia i membri dei gruppi etnico-culturali maggioritari (gli autoctoni) mettono in atto strategie acculturative o manifestano atteggiamenti acculturativi che si esplicano lungo due dimensioni indipendenti tra loro. La prima si riferisce al valore che viene attribuito al mantenimento della propria cultura d’origine, la seconda riguarda il desiderio di entrare in contatto reciproco. Dall’articolazione di queste due dimensioni è possibile descrivere quattro diverse strategie o atteggiamenti di acculturazione: integrazione/multiculturalismo (mantenimento delle specificità e valorizzazione del contatto), assimilazione/melting-pot (valorizzazione del solo contatto), separazione/segregazione (mantenimento delle sole specificità), marginalizzazione/esclusione (perdita delle specificità e mancanza di contatto (cfr. Giovannini e Pintus, 2005). Sulla base di queste premesse teoriche, abbiamo studiato l’atteggiamento acculturativo dei membri del gruppo etnico-culturale maggioritario italiano in riferimento a specifici gruppi di immigrati. A tal fine, è stato somministrato a 107 studentesse universitarie di nazionalità italiana iscritte al primo anno del Corso di Laurea in Scienze della Formazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia un questionario in cui venivano raccolte informazioni sul loro atteggiamento acculturativo, sulle strategie percepite essere adottate dai membri di diversi gruppi di immigrati, la qualità del contatto e la valutazione dell’ingroup vs dell’outgroup. Gli item venivano misurati su scale di accordo di tipo Likert a sette punti. In modo casuale sono stati distribuiti tre diversi tipi di questionario in modo da ottenere tre sottogruppi di soggetti che rispondevano alle domande in riferimento a tre differenti target di immigrati: 1) gli immigrati in generale, 2) gli immigrati cinesi, 3) gli immigrati marocchini.L’analisi dei dati ha messo in luce come indipendentemente dal target la strategia acculturativa preferita sia quella del multiculturalismo (35%). La qualità del contatto risulta migliore tra i soggetti che presentano un atteggiamento multiculturalista e quando il target di riferimento sono gli immigrati in generale rispetto a chi assume un atteggiamento escludente e quando il target sono i marocchini. E’ presente inoltre un effetto di interazione per cui la qualità del contatto è rilevata in modo minore tra chi ha un atteggiamento segregazionista e il target evocato è quello cinese; la qualità è invece migliore quando l’atteggiamento assunto è quello multiculturalista e il target è quello degli immigrati in generale.Per quanto riguarda le strategie percepite come preferite dagli immigrati, emerge una differenza significativa in funzione del target per cui nel caso degli immigrati in generale prevale il modello dell’integrazione (42%) seguito da quello dell’assimilazione (36%), nel caso dei cinesi sempre quello dell’integrazione (37%) seguito da quello della marginalizzazione (26%), nel caso dei marocchini quello della separazione (49%) seguito fa quello dell’integrazione (29%).I multiculturalisti manifestano un bias in favore del proprio gruppo decisamente minore rispetto a chi sostiene un atteggiamento segregazionista. In particolare i primi presentano in prevalenza un bias positivo in favore dell’outgroup (62%), i secondi un bias positivo in favore dell’ingroup (84%).Indipendentemente dal target di riferimento la corrispondenza più frequente tra atteggiamento acculturativo assunto e strategie percepite risulta essere quella conflittuale (per la tassonomia della corrispondenze si rimanda a Zagefka e Brown, 2002). In questi casi si evidenzia una tendenza ad esprimere un più marcato bias positivo in favore dell’ingroup (69%). Ad una corrispondenza consensuale si associa invece una maggiore propensione ad esprimere un bias positivo in favore dell’outgroup (60%).Riferimenti bibliograficiBerry, J.W. (2005). Acculturation: living successfully in two cultures, in International Journal of Intercultural Relations, 29, pp. 697-712.Giovannini, D. e Pintus, A. (2005). Acculturazione, contatto interetnico e relazioni intergruppi, in G. Sarchielli e B. Zani (a cura di), Persone, gruppi e comunità. Scritti in onore di Augusto Polmonari, Bologna, Il Mulino.Zagefka, H e Brown, R.J. (2002). The relationship between acculturation strategies, relative fit and intergroup relations: immigrant-majority relations in Germany, in European Journal of Social Psychology, 32, 171-188.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11381/2867051
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