Negli ultimi anni è iniziata ad emergere, in ottica di incentivazione della mobilità sostenibile, la tendenza ad un approccio innovativo di pianificazione basato sull’accessibilità. Il territorio è, infatti, un sistema complesso e ricco di relazioni e la necessità di coordinare e fornire approcci integrati tra la pianificazione urbanistica e quella dei trasporti, al fine di favorire una maggiore sostenibilità degli spostamenti sistematici e non, è ormai un dato di fatto. A lungo termine, la pianificazione urbanistica e l’uso del suolo possono influenzare fortemente la sostenibilità dei sistemi di trasporto, ad oggi ancora troppo sbilanciati a favore del mezzo individuale motorizzato. Il libro verde dell’Unione Europea (Commissione delle Comunità Europee, 2007) evidenzia, tra le sfide della mobilità urbana da affrontare, quella di un trasporto urbano accessibile e anche in Italia le leggi regionali che affrontano il tema del governo del territorio evidenziano con sempre maggiore convinzione la necessità che gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo vengano declinati in stretta connessione con la definizione dell’assetto viabilistico e della mobilità. Ma chi sono i fruitori dell’opera di chi pianifica la città e il suo sistema di mobilità? Sono gli “uomini standard”, adulti e sani, o sono, anche, bambini, anziani, disabili…in generale “utenti deboli”? E quali devono essere i caratteri dello spazio urbano affinchè i cittadini scelgano di muoversi con sistemi che possiamo definire più sostenibili rispetto all'autovettura privata? Sempre più di frequente nelle nostre città l’utente debole, il pedone, che è per eccellenza fruitore anche del trasporto pubblico, tende ad essere emarginato in uno spazio pubblico progettato e costruito a misura di automobile. Lungi dal voler affrontare in questo articolo il tema della pianificazione, progettazione e gestione degli spazi pubblici urbani (tema che trova ampia trattazione nella manualistica italiana e straniera), questo articolo intende sostenere la tesi secondo cui ritrovare la giusta misura in urbanistica aiuterebbe a migliorare la fruibilità degli spazi da parte delle categorie di utenti più indifese, con un beneficio per tutti, anche per chi debole non è. E forse la giusta misura potrebbe essere proprio data dai bambini: una città a misura di bambino, in cui i più piccoli possano muoversi da soli, è una città che riscopre gli spazi di prossimità, la qualità dello spazio pubblico, la mobilità sostenibile, gli spazi verdi e di gioco, la pedonalità… Una città “amica”, insomma, che mette al centro le esigenze di mobilità di tutti, una città grazie a questo più attraente e competitiva sul territorio in cui si colloca.

L'utente debole quale misura dell'attrattività urbana / Tiboni, Michela; Rossetti, Silvia. - In: TEMA. - ISSN 1970-9870. - (2012), pp. 91-102. [10.6092/1970-9870/1200]

L'utente debole quale misura dell'attrattività urbana

TIBONI, Michela;ROSSETTI, Silvia
2012

Abstract

Negli ultimi anni è iniziata ad emergere, in ottica di incentivazione della mobilità sostenibile, la tendenza ad un approccio innovativo di pianificazione basato sull’accessibilità. Il territorio è, infatti, un sistema complesso e ricco di relazioni e la necessità di coordinare e fornire approcci integrati tra la pianificazione urbanistica e quella dei trasporti, al fine di favorire una maggiore sostenibilità degli spostamenti sistematici e non, è ormai un dato di fatto. A lungo termine, la pianificazione urbanistica e l’uso del suolo possono influenzare fortemente la sostenibilità dei sistemi di trasporto, ad oggi ancora troppo sbilanciati a favore del mezzo individuale motorizzato. Il libro verde dell’Unione Europea (Commissione delle Comunità Europee, 2007) evidenzia, tra le sfide della mobilità urbana da affrontare, quella di un trasporto urbano accessibile e anche in Italia le leggi regionali che affrontano il tema del governo del territorio evidenziano con sempre maggiore convinzione la necessità che gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo vengano declinati in stretta connessione con la definizione dell’assetto viabilistico e della mobilità. Ma chi sono i fruitori dell’opera di chi pianifica la città e il suo sistema di mobilità? Sono gli “uomini standard”, adulti e sani, o sono, anche, bambini, anziani, disabili…in generale “utenti deboli”? E quali devono essere i caratteri dello spazio urbano affinchè i cittadini scelgano di muoversi con sistemi che possiamo definire più sostenibili rispetto all'autovettura privata? Sempre più di frequente nelle nostre città l’utente debole, il pedone, che è per eccellenza fruitore anche del trasporto pubblico, tende ad essere emarginato in uno spazio pubblico progettato e costruito a misura di automobile. Lungi dal voler affrontare in questo articolo il tema della pianificazione, progettazione e gestione degli spazi pubblici urbani (tema che trova ampia trattazione nella manualistica italiana e straniera), questo articolo intende sostenere la tesi secondo cui ritrovare la giusta misura in urbanistica aiuterebbe a migliorare la fruibilità degli spazi da parte delle categorie di utenti più indifese, con un beneficio per tutti, anche per chi debole non è. E forse la giusta misura potrebbe essere proprio data dai bambini: una città a misura di bambino, in cui i più piccoli possano muoversi da soli, è una città che riscopre gli spazi di prossimità, la qualità dello spazio pubblico, la mobilità sostenibile, gli spazi verdi e di gioco, la pedonalità… Una città “amica”, insomma, che mette al centro le esigenze di mobilità di tutti, una città grazie a questo più attraente e competitiva sul territorio in cui si colloca.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11381/2865000
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