I primi anni Novanta sono stati, come è noto, l'età dell'oro della critica cartografica contemporanea grazie alle riflessione prima di tutto di J. Brian Harley e subito dopo Denis Woodward, Denis Wood, Marck Mommonier che avevano proceduto allo «smascheramento del carattere ideologico delle carte (che mi sembra un argomento ormai acquisito» come ha scritto Giorgio Mangani in un suo recente saggio (Mangani, 2006, p. 14). Sarebbe in effetti retorico ricordare ogni volta l'illuminante The New Nature of Maps di Harley se non fosse che molto della letteratura internazionale successiva muove dai paletti piantati dalla scuola anglosassone. Della riflessione fondativa di cui tale scuola ha il principale merito, vanno evidentemente individuate le radici nel più generale quadro del pensiero novecentesco decostruzionista (Heidegger, Derrida) e nell'analisi sul sapere-potere di Foucault. D'altra parte gli studiosi italiani non erano, prima dei principali lavori di Harley, del tutto sguarniti quanto ad approccio critico allo studio della carta, come risulta con evidenza se rileggiamo, per esempio, Lucio Gambi che già coglieva delle carte la dimensione di documenti inseparabili dall'insieme della strutture sociali ed economiche che ne avevano causato la realizzazione. In modo più specifico, la dimensione ideologica della geografia (che implicava, evidentemente, la “componente” cartografica) era stata messa a nudo in Francia da Lacoste e da noi dal gruppo di «Hérodote-Italia» (1978) che, proponendosi di sovvertire sul piano epistemologico la geografia tradizionale funzionale al potere, chiamava subito in causa la cartografia, punto chiave del discorso geografico. Più o meno intorno all'iniziativa di «Hérodote-Italia» (legata alla breve stagione di Geografia Democratica) e ad altre successive (ancora iniziative collettive o ricerche individuali) nasce in Italia il rinnovamento della storia della cartografia a proposito del quale bisogna chiamare in causa nomi che, appunto a partire dal rifondatore del pensiero geografico italiano, Lucio Gambi, vanno da Quaini a Sereno, da Farinelli a Mangani, da Valerio a Rombai, da Marica Milanesi a Emanuela Casti, alcuni dei quali già operanti alla fine degli anni Settanta. Declinato in indirizzi di ricerca che si mantengono su posizioni distinte (da un lato l'approccio semiotico, dall’altro l'approccio storico-discorsivo), quale è in questi ultimissimi anni il panorama della produzione scientifica riguardante la carta? Senz'alcuna ambizione di esaustività – la produzione editoriale è oltremodo dispersa e l'incontro con i libri avviene sui personali interessi di ricerca e spesso in modo casuale – mi pare che la breve presentazione di alcuni volumi usciti in Italia nell'ultimo quinquennio e, parallelamente, dei lavori pubblicati in Francia nello stesso periodo possa dare almeno un'idea, oltre che di alcune “novità”, degli indirizzi di studio e degli autori maggiormente implicati negli ultimi anni nella ricerca di questo settore.

Note Bibliografiche / Rossi, Luisa; Gemignani, Carlo Alberto. - In: GEOSTORIE. - ISSN 1593-4578. - anno XXIV:1-2(2016), pp. 135-148.

Note Bibliografiche

ROSSI, Luisa;GEMIGNANI, Carlo Alberto
2016-01-01

Abstract

I primi anni Novanta sono stati, come è noto, l'età dell'oro della critica cartografica contemporanea grazie alle riflessione prima di tutto di J. Brian Harley e subito dopo Denis Woodward, Denis Wood, Marck Mommonier che avevano proceduto allo «smascheramento del carattere ideologico delle carte (che mi sembra un argomento ormai acquisito» come ha scritto Giorgio Mangani in un suo recente saggio (Mangani, 2006, p. 14). Sarebbe in effetti retorico ricordare ogni volta l'illuminante The New Nature of Maps di Harley se non fosse che molto della letteratura internazionale successiva muove dai paletti piantati dalla scuola anglosassone. Della riflessione fondativa di cui tale scuola ha il principale merito, vanno evidentemente individuate le radici nel più generale quadro del pensiero novecentesco decostruzionista (Heidegger, Derrida) e nell'analisi sul sapere-potere di Foucault. D'altra parte gli studiosi italiani non erano, prima dei principali lavori di Harley, del tutto sguarniti quanto ad approccio critico allo studio della carta, come risulta con evidenza se rileggiamo, per esempio, Lucio Gambi che già coglieva delle carte la dimensione di documenti inseparabili dall'insieme della strutture sociali ed economiche che ne avevano causato la realizzazione. In modo più specifico, la dimensione ideologica della geografia (che implicava, evidentemente, la “componente” cartografica) era stata messa a nudo in Francia da Lacoste e da noi dal gruppo di «Hérodote-Italia» (1978) che, proponendosi di sovvertire sul piano epistemologico la geografia tradizionale funzionale al potere, chiamava subito in causa la cartografia, punto chiave del discorso geografico. Più o meno intorno all'iniziativa di «Hérodote-Italia» (legata alla breve stagione di Geografia Democratica) e ad altre successive (ancora iniziative collettive o ricerche individuali) nasce in Italia il rinnovamento della storia della cartografia a proposito del quale bisogna chiamare in causa nomi che, appunto a partire dal rifondatore del pensiero geografico italiano, Lucio Gambi, vanno da Quaini a Sereno, da Farinelli a Mangani, da Valerio a Rombai, da Marica Milanesi a Emanuela Casti, alcuni dei quali già operanti alla fine degli anni Settanta. Declinato in indirizzi di ricerca che si mantengono su posizioni distinte (da un lato l'approccio semiotico, dall’altro l'approccio storico-discorsivo), quale è in questi ultimissimi anni il panorama della produzione scientifica riguardante la carta? Senz'alcuna ambizione di esaustività – la produzione editoriale è oltremodo dispersa e l'incontro con i libri avviene sui personali interessi di ricerca e spesso in modo casuale – mi pare che la breve presentazione di alcuni volumi usciti in Italia nell'ultimo quinquennio e, parallelamente, dei lavori pubblicati in Francia nello stesso periodo possa dare almeno un'idea, oltre che di alcune “novità”, degli indirizzi di studio e degli autori maggiormente implicati negli ultimi anni nella ricerca di questo settore.
Note Bibliografiche / Rossi, Luisa; Gemignani, Carlo Alberto. - In: GEOSTORIE. - ISSN 1593-4578. - anno XXIV:1-2(2016), pp. 135-148.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11381/2826257
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