Uno degli obiettivi principali delle misure di greening della nuova Pac è quello di rafforzare la produzione di esternalità positive, o limitare quelle negative, da parte dell’agricoltura europea. Il contributo dell’agricoltura nella mitigazione dei cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di Ghg è al centro dei documenti preparatori e conclusivi della riforma. Nonostante le giustificazioni ambientali costituenti l’impianto delle azioni orizzontali della nuova Pac, le pressioni esercitate dalle Istituzioni europee e dai gruppi di interesse agricolo hanno svilito notevolmente gli strumenti inizialmente proposti dalla Commissione, facendo del greening un vincolo facilmente sormontabile da parte di quelle aziende agricole maggiormente emissive, come quelle zootecniche. Il giudizio sostanzialmente negativo sull’efficacia degli strumenti di greening viene confermato dai risultati ottenuti, per la macroregione agricola più importante del Nord Italia, dal modello di simulazione presentato in questo lavoro. I risultati del modello forniscono, infatti, nel quadro delle ipotesi adottate, interessanti indicazioni su quanto le misure di greening potranno effettivamente incidere sul miglioramento dell’impatto sull’ambiente dell’agricoltura, in termini di riduzione di emissioni di gas-serra. Il principale effetto del greening sull’uso del suolo è la netta riduzione di mais, e altre colture cerealicole in alcune aree, e la contestuale maggiore diffusione di azotofissatrici, prime fra tutte erba medica e soia. Il comparto zootecnico da latte viene invece interessato solo marginalmente dalle nuove misure di inverdimento del primo pilastro, a conferma delle limitate ricadute del greening su uno dei settori più impattanti in termini di emissioni di Ghg. Nonostante l’effetto positivo del mantenimento dei prati e pascoli permanenti sullo stoccaggio di carbonio (Di Bene et al., 2014) e la potenziale riduzione di input (fertilizzanti) legata alla sostituzione di coltivazioni annuali (mais, grano) con colture miglioratrici (azoto-fissatrici), i cambiamenti sull’uso del suolo si traducono in un effetto contenuto sulle emissioni complessive di gas-serra, che si riducono di poco più dell’1%. A tale risultato contribuisce soprattutto la Lombardia che, data la forte specializzazione nella maidicoltura e nella zootecnia da latte, è la regione che pesa per oltre il 40% sulle emissioni totali della macroregione analizzata. In un quadro di strategia integrata di mitigazione del cambiamento climatico, tali riduzioni potrebbero concorrere al raggiungimento degli obiettivi previsti per l’abbattimento dei Ghg a livello nazionale corrispondente ad una riduzione del 13% entro il 2020 rispetto ai livelli misurati nel 2005. Nel complesso si tratta però di un risultato modesto per una misura come quella del greening, introdotta per fornire un contributo significativo alla riduzione dei livello di CO2. Malgrado lo studio si concentri sulla riduzione dei gas-serra, non valutando le ricadute dirette sulla biodiversità, sul paesaggio agrario e sulla fertilità dei suoli, i cambiamenti limitati nell’uso del suolo previsti dal modello lasciano prospettare impatti ambientali altrettanto modesti anche in questi ambiti. Il processo di “alleggerimento” che ha interessato il greening durante l’intera fase di negoziazione si è inevitabilmente tradotto in una mancata occasione di introdurre, attraverso la Pac, un cambiamento positivo dei comportamenti in agricoltura, in sintonia con le aspettative e i bisogni della collettività che vede nell’agricoltura un fornitore di beni pubblici.

Il contributo del Greening alla riduzione delle emissioni di CO2 / Solazzo, Roberto; Tomasi, Licia; Donati, Michele; Arfini, Filippo. - In: AGRIREGIONIEUROPA. - ISSN 1828-5880. - 11:41(2015), pp. 41-45.

Il contributo del Greening alla riduzione delle emissioni di CO2

DONATI, Michele;ARFINI, Filippo
2015-01-01

Abstract

Uno degli obiettivi principali delle misure di greening della nuova Pac è quello di rafforzare la produzione di esternalità positive, o limitare quelle negative, da parte dell’agricoltura europea. Il contributo dell’agricoltura nella mitigazione dei cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di Ghg è al centro dei documenti preparatori e conclusivi della riforma. Nonostante le giustificazioni ambientali costituenti l’impianto delle azioni orizzontali della nuova Pac, le pressioni esercitate dalle Istituzioni europee e dai gruppi di interesse agricolo hanno svilito notevolmente gli strumenti inizialmente proposti dalla Commissione, facendo del greening un vincolo facilmente sormontabile da parte di quelle aziende agricole maggiormente emissive, come quelle zootecniche. Il giudizio sostanzialmente negativo sull’efficacia degli strumenti di greening viene confermato dai risultati ottenuti, per la macroregione agricola più importante del Nord Italia, dal modello di simulazione presentato in questo lavoro. I risultati del modello forniscono, infatti, nel quadro delle ipotesi adottate, interessanti indicazioni su quanto le misure di greening potranno effettivamente incidere sul miglioramento dell’impatto sull’ambiente dell’agricoltura, in termini di riduzione di emissioni di gas-serra. Il principale effetto del greening sull’uso del suolo è la netta riduzione di mais, e altre colture cerealicole in alcune aree, e la contestuale maggiore diffusione di azotofissatrici, prime fra tutte erba medica e soia. Il comparto zootecnico da latte viene invece interessato solo marginalmente dalle nuove misure di inverdimento del primo pilastro, a conferma delle limitate ricadute del greening su uno dei settori più impattanti in termini di emissioni di Ghg. Nonostante l’effetto positivo del mantenimento dei prati e pascoli permanenti sullo stoccaggio di carbonio (Di Bene et al., 2014) e la potenziale riduzione di input (fertilizzanti) legata alla sostituzione di coltivazioni annuali (mais, grano) con colture miglioratrici (azoto-fissatrici), i cambiamenti sull’uso del suolo si traducono in un effetto contenuto sulle emissioni complessive di gas-serra, che si riducono di poco più dell’1%. A tale risultato contribuisce soprattutto la Lombardia che, data la forte specializzazione nella maidicoltura e nella zootecnia da latte, è la regione che pesa per oltre il 40% sulle emissioni totali della macroregione analizzata. In un quadro di strategia integrata di mitigazione del cambiamento climatico, tali riduzioni potrebbero concorrere al raggiungimento degli obiettivi previsti per l’abbattimento dei Ghg a livello nazionale corrispondente ad una riduzione del 13% entro il 2020 rispetto ai livelli misurati nel 2005. Nel complesso si tratta però di un risultato modesto per una misura come quella del greening, introdotta per fornire un contributo significativo alla riduzione dei livello di CO2. Malgrado lo studio si concentri sulla riduzione dei gas-serra, non valutando le ricadute dirette sulla biodiversità, sul paesaggio agrario e sulla fertilità dei suoli, i cambiamenti limitati nell’uso del suolo previsti dal modello lasciano prospettare impatti ambientali altrettanto modesti anche in questi ambiti. Il processo di “alleggerimento” che ha interessato il greening durante l’intera fase di negoziazione si è inevitabilmente tradotto in una mancata occasione di introdurre, attraverso la Pac, un cambiamento positivo dei comportamenti in agricoltura, in sintonia con le aspettative e i bisogni della collettività che vede nell’agricoltura un fornitore di beni pubblici.
Il contributo del Greening alla riduzione delle emissioni di CO2 / Solazzo, Roberto; Tomasi, Licia; Donati, Michele; Arfini, Filippo. - In: AGRIREGIONIEUROPA. - ISSN 1828-5880. - 11:41(2015), pp. 41-45.
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