Nell'allevamento biologico la scelta della razza rappresenta un momento importante. L'attuale normativa (Reg. 834/ 2007), al proposito prevede di "scegliere le razze tenendo conto della capacità di adattamento alle condizioni locali, della vitalità e della resistenza alle malattie o ai problemi sanitari", senza fornire altre indicazioni. In origine la normativa (Reg. 2092/91) prevedeva gli stessi vincoli, aggiungendo che le razze fossero "selezionate al fine di evitare malattie specifiche o problemi sanitari connessi con alcune razze utilizzate nella produzione intensiva, dando la preferenza a razze autoctone". Ne consegue che i criteri di scelta sono principalmente funzionali (adattamento, vitalità, resistenza). Sono comunque da sottolineare il riferimento alle condizioni locali e la preferenza per le razze autoctone. Da qui nasce la necessità di disporre di tali razze e l'opportunità di inquadrare una popolazione presente su un determinato territorio all'interno di uno schema che, da un lato, sia in linea con la normativa vigente e, dall'altro, non precluda alcuna possibilità all'allevatore. E' noto che in Italia, a partire dalla legge 126/ 63, l'attenzione dell'organizzazione ufficiale del mondo allevatoriale è sempre stata orientata su poche razze (bovine) cosmopolite, piuttosto che sul mantenimento delle popolazioni animali locali. Le leggi 30/91, 280/ 99 e 40 3/ 00 hanno esteso tale orientamento anche alle altre specie ed hanno poi introdotto l'obbligo di iscrizione dei riproduttori ad un Libro Genealogico (LG), ad un Registro Anagrafico (RA) o, per i suini, ad un Registro Riproduttori Ibridi (RRI). Tale vincolo determina di fatto l'impossibilità per popolazioni locali fortemente incrociate, presenti su determinati territori, di essere recuperate per la produzione, causando così una potenziale perdita genetica, produttiva e culturale. Ecco, quindi, che la possibilità di ricostituire una razza, partendo da soggetti meticci, rappresenta in alcuni casi un'opportunità da non perdere, la cui realizzazione incontra vincoli ed ostacoli talvolta ingiustificati. Le difficoltà nascono in primo luogo dall'evoluzione del concetto di razza, che ha perso la connotazione genetica,assumendone una più fenotipica e cultura le. In secondo luogo non sono da sottovalutare specifici aspetti organizzativi del nostro Paese, con una situazione molto diversa in relazione alla specie (nei bovini quasi ogni razza possiede un LG, nei suini e ovi-caprini c'è una associazione di specie). Sembra pertanto che la normativa non sia adeguata al ruolo assegnato alle razze nel contesto economico e che occorra un salto culturale per accettare l'attività di ricostituzione. L'esempio del suino Nero di Parma è in tal senso illuminante. Sul territorio della provincia di Parma è sempre stata presente la razza Nera Parmigiana, a mantello nero e con tettole, la quale, a parti re dalla seconda metà del 1800 è stata via via incrociata con suini "bianchi" e dalla seconda metà del 1900 risulta scomparsa . Essa ha lasciato però sul territorio i suoi geni, in animali meticci a mantello macchiato che, opportunamente incrociati fra loro, hanno restituito il fenotipo nero uniforme e, in circa il 30%della popolazione, la presenza di tettole. Con il supporto dell'ANAS, si è pertanto provveduto a circoscrivere tale popolazione fondatrice in un RRI, denominato "Nero di Parma" (riconosciuto dal MIPAF nel 2006), all'interno del quale e senza alcuna intromissione di soggetti di altre razze, sono ad oggi iscritti oltre 8000 suini. A partire dalla popolazione fondatrice, sono tracciate ben 12 generazioni e per questo la sua strutturazione in RA dovrebbe ormai essere automatica. Ai fini dell'allevamento biologico l'attività di ricostituzione di una razza appare quindi giustificata, perché prevede il ricorso ad un'analisi storica, la consultazione di fonti bibliografiche ed iconografiche del passato e la valutazione della presenza sul territorio di animali fenotipicamente riconducibili e geneticamente connessi con la razza che si intende ricostituire.

RICOSTITUZIONE DI RAZZE IDONEE ALL’ALLEVAMENTO BIOLOGICO / Sabbioni, Alberto; Beretti, Valentino; Superchi, Paola. - STAMPA. - 9:(2014), pp. 34-43. (Intervento presentato al convegno La Biodiversità: una risorsa per la zootecnia biologica tenutosi a Roma nel 13 giugno 2014).

RICOSTITUZIONE DI RAZZE IDONEE ALL’ALLEVAMENTO BIOLOGICO

SABBIONI, Alberto;BERETTI, Valentino;SUPERCHI, Paola
2014-01-01

Abstract

Nell'allevamento biologico la scelta della razza rappresenta un momento importante. L'attuale normativa (Reg. 834/ 2007), al proposito prevede di "scegliere le razze tenendo conto della capacità di adattamento alle condizioni locali, della vitalità e della resistenza alle malattie o ai problemi sanitari", senza fornire altre indicazioni. In origine la normativa (Reg. 2092/91) prevedeva gli stessi vincoli, aggiungendo che le razze fossero "selezionate al fine di evitare malattie specifiche o problemi sanitari connessi con alcune razze utilizzate nella produzione intensiva, dando la preferenza a razze autoctone". Ne consegue che i criteri di scelta sono principalmente funzionali (adattamento, vitalità, resistenza). Sono comunque da sottolineare il riferimento alle condizioni locali e la preferenza per le razze autoctone. Da qui nasce la necessità di disporre di tali razze e l'opportunità di inquadrare una popolazione presente su un determinato territorio all'interno di uno schema che, da un lato, sia in linea con la normativa vigente e, dall'altro, non precluda alcuna possibilità all'allevatore. E' noto che in Italia, a partire dalla legge 126/ 63, l'attenzione dell'organizzazione ufficiale del mondo allevatoriale è sempre stata orientata su poche razze (bovine) cosmopolite, piuttosto che sul mantenimento delle popolazioni animali locali. Le leggi 30/91, 280/ 99 e 40 3/ 00 hanno esteso tale orientamento anche alle altre specie ed hanno poi introdotto l'obbligo di iscrizione dei riproduttori ad un Libro Genealogico (LG), ad un Registro Anagrafico (RA) o, per i suini, ad un Registro Riproduttori Ibridi (RRI). Tale vincolo determina di fatto l'impossibilità per popolazioni locali fortemente incrociate, presenti su determinati territori, di essere recuperate per la produzione, causando così una potenziale perdita genetica, produttiva e culturale. Ecco, quindi, che la possibilità di ricostituire una razza, partendo da soggetti meticci, rappresenta in alcuni casi un'opportunità da non perdere, la cui realizzazione incontra vincoli ed ostacoli talvolta ingiustificati. Le difficoltà nascono in primo luogo dall'evoluzione del concetto di razza, che ha perso la connotazione genetica,assumendone una più fenotipica e cultura le. In secondo luogo non sono da sottovalutare specifici aspetti organizzativi del nostro Paese, con una situazione molto diversa in relazione alla specie (nei bovini quasi ogni razza possiede un LG, nei suini e ovi-caprini c'è una associazione di specie). Sembra pertanto che la normativa non sia adeguata al ruolo assegnato alle razze nel contesto economico e che occorra un salto culturale per accettare l'attività di ricostituzione. L'esempio del suino Nero di Parma è in tal senso illuminante. Sul territorio della provincia di Parma è sempre stata presente la razza Nera Parmigiana, a mantello nero e con tettole, la quale, a parti re dalla seconda metà del 1800 è stata via via incrociata con suini "bianchi" e dalla seconda metà del 1900 risulta scomparsa . Essa ha lasciato però sul territorio i suoi geni, in animali meticci a mantello macchiato che, opportunamente incrociati fra loro, hanno restituito il fenotipo nero uniforme e, in circa il 30%della popolazione, la presenza di tettole. Con il supporto dell'ANAS, si è pertanto provveduto a circoscrivere tale popolazione fondatrice in un RRI, denominato "Nero di Parma" (riconosciuto dal MIPAF nel 2006), all'interno del quale e senza alcuna intromissione di soggetti di altre razze, sono ad oggi iscritti oltre 8000 suini. A partire dalla popolazione fondatrice, sono tracciate ben 12 generazioni e per questo la sua strutturazione in RA dovrebbe ormai essere automatica. Ai fini dell'allevamento biologico l'attività di ricostituzione di una razza appare quindi giustificata, perché prevede il ricorso ad un'analisi storica, la consultazione di fonti bibliografiche ed iconografiche del passato e la valutazione della presenza sul territorio di animali fenotipicamente riconducibili e geneticamente connessi con la razza che si intende ricostituire.
2014
978-88-903475-9-7
RICOSTITUZIONE DI RAZZE IDONEE ALL’ALLEVAMENTO BIOLOGICO / Sabbioni, Alberto; Beretti, Valentino; Superchi, Paola. - STAMPA. - 9:(2014), pp. 34-43. (Intervento presentato al convegno La Biodiversità: una risorsa per la zootecnia biologica tenutosi a Roma nel 13 giugno 2014).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11381/2755100
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