Sul finire del XVIII secolo le proprietà ecclesiastiche nella città di Parma erano pari ad oltre il 14% del totale degli edifici posti all’interno dell’antica cinta muraria. Fra queste, numerose erano caratterizzate da grandi complessi monastici e conventuali direttamente derivanti dall’eremitismo (seppure ormai praticato prevalentemente all’interno del cenobio) sviluppatosi in particolar modo nei secoli centrali del Medioevo. In questo senso basti pensare ai conventi appartenenti ai Minimi di San Francesco di Paola o agli Eremitani di San Luca, oppure ai monasteri facenti capo ai benedettini o ai grandi ordini mendicanti, all’interno dei quali erano sfociati gli ideali e gli stili di vita degli antichi asceti. Molti di questi grandi insediamenti religiosi a partire dall’inizio dell’Ottocento, in seguito alla soppressione di numerosi ordini da parte di Napoleone, a Parma vennero nel corso del tempo demoliti o pesantemente rimaneggiati tanto che, in diversi casi, oggi non ne rimane più alcuna traccia. Analizzare come la città attuale e il suo sviluppo urbano storico siano stati prima condizionati dalla presenza di questi grandi organismi e dopo dalla loro scomparsa, assume quindi un interesse del tutto particolare. Così come l’attuale sistema urbano sembra infatti essere stato fortemente condizionato dalla presenza dei grandi complessi monastici costruiti a partire dal Duecento, allo stesso modo le contemporanee situazioni di disagio di alcuni parti della città possono essere state generate dalla loro trasformazione e dalla loro demolizione parziale o totale. Attraverso l’analisi della documentazione storico-iconografica di questi antichi complessi monastici non più esistenti e del disegno come fondamentale strumento di lettura e comunicazione, alcuni studi che si stanno conducendo presso il DICATeA dell’Università degli Studi di Parma, vogliono provare a ricostruire questa città sottesa preesistente a quella attuale per comprendere come i grandi organismi religiosi riuscissero a fornire equilibrio al tessuto urbano (ma non solo), al fine di evitare che anche in futuro si possano commettere le stesse imprudenze che hanno portato all’attuale situazione di stress di alcuni parti della città.

Conventi e monasteri a Parma: la lettura della città attuale attraverso l'analisi dei complessi religiosi non più esistenti / A. Zerbi. - (2012), pp. 164-169. ((Intervento presentato al convegno Terzo Convegno Internazionale di Studi - Architettura eremitica. Sistemi progettuali e paesaggi culturali tenutosi a Camaldoli (AR) nel 21-23 settembre 2012.

Conventi e monasteri a Parma: la lettura della città attuale attraverso l'analisi dei complessi religiosi non più esistenti

ZERBI, Andrea
2012

Abstract

Sul finire del XVIII secolo le proprietà ecclesiastiche nella città di Parma erano pari ad oltre il 14% del totale degli edifici posti all’interno dell’antica cinta muraria. Fra queste, numerose erano caratterizzate da grandi complessi monastici e conventuali direttamente derivanti dall’eremitismo (seppure ormai praticato prevalentemente all’interno del cenobio) sviluppatosi in particolar modo nei secoli centrali del Medioevo. In questo senso basti pensare ai conventi appartenenti ai Minimi di San Francesco di Paola o agli Eremitani di San Luca, oppure ai monasteri facenti capo ai benedettini o ai grandi ordini mendicanti, all’interno dei quali erano sfociati gli ideali e gli stili di vita degli antichi asceti. Molti di questi grandi insediamenti religiosi a partire dall’inizio dell’Ottocento, in seguito alla soppressione di numerosi ordini da parte di Napoleone, a Parma vennero nel corso del tempo demoliti o pesantemente rimaneggiati tanto che, in diversi casi, oggi non ne rimane più alcuna traccia. Analizzare come la città attuale e il suo sviluppo urbano storico siano stati prima condizionati dalla presenza di questi grandi organismi e dopo dalla loro scomparsa, assume quindi un interesse del tutto particolare. Così come l’attuale sistema urbano sembra infatti essere stato fortemente condizionato dalla presenza dei grandi complessi monastici costruiti a partire dal Duecento, allo stesso modo le contemporanee situazioni di disagio di alcuni parti della città possono essere state generate dalla loro trasformazione e dalla loro demolizione parziale o totale. Attraverso l’analisi della documentazione storico-iconografica di questi antichi complessi monastici non più esistenti e del disegno come fondamentale strumento di lettura e comunicazione, alcuni studi che si stanno conducendo presso il DICATeA dell’Università degli Studi di Parma, vogliono provare a ricostruire questa città sottesa preesistente a quella attuale per comprendere come i grandi organismi religiosi riuscissero a fornire equilibrio al tessuto urbano (ma non solo), al fine di evitare che anche in futuro si possano commettere le stesse imprudenze che hanno portato all’attuale situazione di stress di alcuni parti della città.
9788879705806
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11381/2490036
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