Nel corso di vari test condotti in passato per studiare il comportamento predatorio di alcune specie di Falconiformi, era emerso chiaramente come quei rapaci usassero la stretta delle dita per l'uccisione di una preda a terra piuttosto che ferirla con gli artigli. Al contrario, questi paiono essere usati più come un prolungamento delle dita, cioè utili ad aumentare la superficie utile ad entrare in contatto con la preda stessa. In questa occasione si vuole illustrare il tentativo di effettuare una misura assoluta della pressione esercitata da due specie di uccelli rapaci nel corso della stretta predatoria, analizzandone l'andamento temporale nonchè la compatibilità con l'ipotesi dell'uso della pressione delle zampe come metodo di uccisione della preda. Sono stati utilizzati sei individui selvatici di poiana (_Buteo buteo_) e altrettanti gheppi (_Falco tinnunculus_). Tutti questi uccelli erano in perfette condizioni fisiche e si trovavano momentaneamente in cattività in quanto al termine del periodo di riabilitazione, dopo traumi di varia natura, presso il Centro Recupero Rapaci della LIPU a Sala Baganza (Parma). Ogni soggetto era sottoposto individualmente a due prove di predazione: nella prima veniva offerto un topo di laboratorio (_Mus musculus domesticus_) morto, di manto agouti (ceppo C3H), mentre nella seconda era usato uno zimbello di topo, con il medesimo manto, costituito da una pelle di topo cucita attorno ad un tubo di plastica contenente olio. Il tubo era collegato in serie ad un sensore di voltaggio, ad un dinamometro e ad un registratore a pennino. In questo modo si potevano rilevare istantaneamente i valori assoluti della pressione esercitata dal rapace sullo zimbello di topo e l'andamento nel tempo della stretta. Altri parametri comportamentali venivano registrati a parte e per tutta la durata del test. Non sono state rilevate differenze comportamentali, sia per le poiane che per i gheppi, tra le prove di predazione con il topo morto e quelle con lo zimbello; ciò ha portato a concludere che la "predazione" dello zimbello era attuata realisticamente da parte del rapace. I gheppi hanno mostrato di esercitare una pressione molto incostante nel tempo; infatti, il tracciato su carta rivela picchi di pressione molto variabili ed estremamente ravvicinati tra loro, ma senza raggiungere mai il valore zero. La media della pressione massima raggiunta dai gheppi nel corso di tutte le prove è risultata essere abbastanza bassa (Kg 0,69 ± 0,12). Al contrario, le poiane hanno esercitato una pressione molto più discontinua, con picchi di pressione elevata, ma durata di pochi secondi, alternati a periodi, anche lunghi, in cui la pressione calava quasi a zero. La media della pressione massima raggiunta dalle poiane è risultata essere molto maggiore rispetto ai gheppi (Kg 5,85 ± 0,93). Questa differenza nella tecnica adottata durante la stretta predatoria può essere in relazione alle differenze morfologiche dei due rapaci: il gheppio stringe il topo quasi continuativamente, ma con bassa pressione, mentre la poiana, di mole molto maggiore, esercita una pressione più alta e può permettersi di farlo ad intervalli, ottenendo così un risparmio di energia. Nel gheppio, anche se la pressione assoluta non raggiunge valori elevati, tuttavia l'efficienza nell'indurre la morte per soffocamento in un micromammifero è assicurata dalla continuità nel tempo della stretta.

Tentativo di misurare la pressione della stretta su una preda artificiale da parte di uccelli rapaci / Csermely, Davide; Gaibani, Giorgia. - STAMPA. - (1996), pp. 27-28. ((Intervento presentato al convegno XVII Conv. Soc. Ital. Etologia tenutosi a S.Miniato (FI) nel Giugno 1996.

Tentativo di misurare la pressione della stretta su una preda artificiale da parte di uccelli rapaci

CSERMELY, Davide;GAIBANI, Giorgia
1996

Abstract

Nel corso di vari test condotti in passato per studiare il comportamento predatorio di alcune specie di Falconiformi, era emerso chiaramente come quei rapaci usassero la stretta delle dita per l'uccisione di una preda a terra piuttosto che ferirla con gli artigli. Al contrario, questi paiono essere usati più come un prolungamento delle dita, cioè utili ad aumentare la superficie utile ad entrare in contatto con la preda stessa. In questa occasione si vuole illustrare il tentativo di effettuare una misura assoluta della pressione esercitata da due specie di uccelli rapaci nel corso della stretta predatoria, analizzandone l'andamento temporale nonchè la compatibilità con l'ipotesi dell'uso della pressione delle zampe come metodo di uccisione della preda. Sono stati utilizzati sei individui selvatici di poiana (_Buteo buteo_) e altrettanti gheppi (_Falco tinnunculus_). Tutti questi uccelli erano in perfette condizioni fisiche e si trovavano momentaneamente in cattività in quanto al termine del periodo di riabilitazione, dopo traumi di varia natura, presso il Centro Recupero Rapaci della LIPU a Sala Baganza (Parma). Ogni soggetto era sottoposto individualmente a due prove di predazione: nella prima veniva offerto un topo di laboratorio (_Mus musculus domesticus_) morto, di manto agouti (ceppo C3H), mentre nella seconda era usato uno zimbello di topo, con il medesimo manto, costituito da una pelle di topo cucita attorno ad un tubo di plastica contenente olio. Il tubo era collegato in serie ad un sensore di voltaggio, ad un dinamometro e ad un registratore a pennino. In questo modo si potevano rilevare istantaneamente i valori assoluti della pressione esercitata dal rapace sullo zimbello di topo e l'andamento nel tempo della stretta. Altri parametri comportamentali venivano registrati a parte e per tutta la durata del test. Non sono state rilevate differenze comportamentali, sia per le poiane che per i gheppi, tra le prove di predazione con il topo morto e quelle con lo zimbello; ciò ha portato a concludere che la "predazione" dello zimbello era attuata realisticamente da parte del rapace. I gheppi hanno mostrato di esercitare una pressione molto incostante nel tempo; infatti, il tracciato su carta rivela picchi di pressione molto variabili ed estremamente ravvicinati tra loro, ma senza raggiungere mai il valore zero. La media della pressione massima raggiunta dai gheppi nel corso di tutte le prove è risultata essere abbastanza bassa (Kg 0,69 ± 0,12). Al contrario, le poiane hanno esercitato una pressione molto più discontinua, con picchi di pressione elevata, ma durata di pochi secondi, alternati a periodi, anche lunghi, in cui la pressione calava quasi a zero. La media della pressione massima raggiunta dalle poiane è risultata essere molto maggiore rispetto ai gheppi (Kg 5,85 ± 0,93). Questa differenza nella tecnica adottata durante la stretta predatoria può essere in relazione alle differenze morfologiche dei due rapaci: il gheppio stringe il topo quasi continuativamente, ma con bassa pressione, mentre la poiana, di mole molto maggiore, esercita una pressione più alta e può permettersi di farlo ad intervalli, ottenendo così un risparmio di energia. Nel gheppio, anche se la pressione assoluta non raggiunge valori elevati, tuttavia l'efficienza nell'indurre la morte per soffocamento in un micromammifero è assicurata dalla continuità nel tempo della stretta.
Tentativo di misurare la pressione della stretta su una preda artificiale da parte di uccelli rapaci / Csermely, Davide; Gaibani, Giorgia. - STAMPA. - (1996), pp. 27-28. ((Intervento presentato al convegno XVII Conv. Soc. Ital. Etologia tenutosi a S.Miniato (FI) nel Giugno 1996.
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