Negli ultimi anni il carcere minorile, in Italia, è diventato un luogo in cui sono rinchiusi prevalentemente minori stranieri e nomadi (ciò vale soprattutto per gli istituti penali minorili dell’Italia del Centro-Nord). Poiché tali minori non dispongono del capitale sociale ed umano per poter usufruire delle misure alternative alla detenzione, il controllo sociale istituzionale esercitato nei loro confronti tende a privilegiare le funzioni retributiva e incapacitante della pena: il carcere diventa un “mezzo normale” di trattamento. Divenendo un mezzo normale di trattamento, v'è da chiedersi se i ragazzi detenuti avranno maggiori probabilità di subire il processo di prigionizzazione e di strutturare carriere devianti, mentre è possibile peraltro già osservare, all’interno di tali dinamiche, l’emergere di fenomeni contrastanti, come nel caso dei c.d. minori stranieri non accompagnati, per i quali è perfino accaduto che il carcere sia diventato mezzo di integrazione paradossale, addirittura occasione di conquista e mantenimento di diritti, che si dimostrano poi “a termine” con l’uscita dal carcere o il compimento della maggiore età. L’articolo indica la necessità di ricerche che possano osservare le più recenti trasformazioni dell'istituzione carceraria minorile ed analizzarne l' impatto sulla costruzione delle carriere morali e l’identità dei soggetti reclusi e propone un disegno dettagliato di tale ipotetica ricerca.

Carriere morali e costruzione di identità nel carcere minorile: un’ipotesi di ricerca / Scivoletto, Chiara; D., Scarscelli; A., Favretto. - In: MINORI GIUSTIZIA. - ISSN 1121-2845. - 1:(2010), pp. 216-227.

Carriere morali e costruzione di identità nel carcere minorile: un’ipotesi di ricerca

SCIVOLETTO, Chiara;
2010-01-01

Abstract

Negli ultimi anni il carcere minorile, in Italia, è diventato un luogo in cui sono rinchiusi prevalentemente minori stranieri e nomadi (ciò vale soprattutto per gli istituti penali minorili dell’Italia del Centro-Nord). Poiché tali minori non dispongono del capitale sociale ed umano per poter usufruire delle misure alternative alla detenzione, il controllo sociale istituzionale esercitato nei loro confronti tende a privilegiare le funzioni retributiva e incapacitante della pena: il carcere diventa un “mezzo normale” di trattamento. Divenendo un mezzo normale di trattamento, v'è da chiedersi se i ragazzi detenuti avranno maggiori probabilità di subire il processo di prigionizzazione e di strutturare carriere devianti, mentre è possibile peraltro già osservare, all’interno di tali dinamiche, l’emergere di fenomeni contrastanti, come nel caso dei c.d. minori stranieri non accompagnati, per i quali è perfino accaduto che il carcere sia diventato mezzo di integrazione paradossale, addirittura occasione di conquista e mantenimento di diritti, che si dimostrano poi “a termine” con l’uscita dal carcere o il compimento della maggiore età. L’articolo indica la necessità di ricerche che possano osservare le più recenti trasformazioni dell'istituzione carceraria minorile ed analizzarne l' impatto sulla costruzione delle carriere morali e l’identità dei soggetti reclusi e propone un disegno dettagliato di tale ipotetica ricerca.
Carriere morali e costruzione di identità nel carcere minorile: un’ipotesi di ricerca / Scivoletto, Chiara; D., Scarscelli; A., Favretto. - In: MINORI GIUSTIZIA. - ISSN 1121-2845. - 1:(2010), pp. 216-227.
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