L’arco Calabro è stato oggetto di molti studi che hanno messo in luce, tra l’altro, la presenza di un nappe di basamento cristallino ad affinità alpina ed il ruolo importante della tettonica estensionale nonché l’evoluzione tettonicosedimentaria a partire dal Paleogene. Tuttavia, persistono ancora alcune questioni aperte relativamente a: 1) unità stratigrafiche e tettoniche che costituiscono l’arco Calabro interno; 2) precisa cronologia della deformazione; 3) ammontare e distribuzione spaziale della distensione. Per contribuire a rispondere a questi problemi, ai dati già noti, tra cui tre linee CROP riprocessate, abbiamo integrato i logs di pozzi e linee sismiche della zona D ed F che sono di pubblico dominio ma poco utilizzati in letteratura. L’insieme di questi diversi dati, a diverse scale di osservazione, ha permesso di individuare quattro unità tettoniche che caratterizzano la zona più interna (backstop) dell’arco Calabro interno. L’unità tettonica più alta è costituita dai basamenti cristallini che, distesi durante l’Oligocene-Miocene inferiore, è stata successivamente traslata a ricoprire parzialmente il prisma Appenninico-Magrebide. Quest’ultimo è suddivisibile in due unità tettoniche le quali, in accordo con la loro posizione e all’età di deformazione, sono nominate: unità tettonica superiore del prisma Appenninico-Magrebide che è sigillata da depositi marini del Miocene medio e superiore; unità tettonica inferiore del prisma Appenninico-Magrebide sigillata da depositi più vecchi (Paleogene?). Al di sotto del prisma Appenninico-Magrebide, si evidenzia una quarta unità tettonica relativamente poco deformata tranne che da sistemi di faglie estensionali pressoché sigillate da depositi presumibilmente profondi e distali di età variabile dal Paleogene al Miocene. Dal Pliocene sino all’attuale, le unità tettoniche evidenziate sono state riattivate e rimodellate contemporaneamente allo sviluppo di sistemi di strutture trascorrenti orientate ESE-WNW. I risultati ottenuti nella zona del Golfo di Squillace, oltre a fornire una migliore comprensione dell’evoluzione dell’arco Calabro interno, dovrebbero permettere di meglio prevedere il suo futuro sviluppo in relazione ai rischi naturali associati ad un cuneo orogenico che si sta formando.

The Apenninic-Maghrebian Prism of Inner Calabrian Arc as imaged by subsurface data in the Squillace embayment (Calabria, Southern Italy) / Artoni, Andrea; Torelli, Luigi; Capozzi, R; Polonia, A; Lorenzini, S; Oppo, D; Calarc, Group. - In: RENDICONTI ONLINE DELLA SOCIETÀ GEOLOGICA ITALIANA. - ISSN 2035-8008. - 3:(2008), pp. 38-39.

The Apenninic-Maghrebian Prism of Inner Calabrian Arc as imaged by subsurface data in the Squillace embayment (Calabria, Southern Italy)

ARTONI, Andrea
;
TORELLI, Luigi;
2008

Abstract

L’arco Calabro è stato oggetto di molti studi che hanno messo in luce, tra l’altro, la presenza di un nappe di basamento cristallino ad affinità alpina ed il ruolo importante della tettonica estensionale nonché l’evoluzione tettonicosedimentaria a partire dal Paleogene. Tuttavia, persistono ancora alcune questioni aperte relativamente a: 1) unità stratigrafiche e tettoniche che costituiscono l’arco Calabro interno; 2) precisa cronologia della deformazione; 3) ammontare e distribuzione spaziale della distensione. Per contribuire a rispondere a questi problemi, ai dati già noti, tra cui tre linee CROP riprocessate, abbiamo integrato i logs di pozzi e linee sismiche della zona D ed F che sono di pubblico dominio ma poco utilizzati in letteratura. L’insieme di questi diversi dati, a diverse scale di osservazione, ha permesso di individuare quattro unità tettoniche che caratterizzano la zona più interna (backstop) dell’arco Calabro interno. L’unità tettonica più alta è costituita dai basamenti cristallini che, distesi durante l’Oligocene-Miocene inferiore, è stata successivamente traslata a ricoprire parzialmente il prisma Appenninico-Magrebide. Quest’ultimo è suddivisibile in due unità tettoniche le quali, in accordo con la loro posizione e all’età di deformazione, sono nominate: unità tettonica superiore del prisma Appenninico-Magrebide che è sigillata da depositi marini del Miocene medio e superiore; unità tettonica inferiore del prisma Appenninico-Magrebide sigillata da depositi più vecchi (Paleogene?). Al di sotto del prisma Appenninico-Magrebide, si evidenzia una quarta unità tettonica relativamente poco deformata tranne che da sistemi di faglie estensionali pressoché sigillate da depositi presumibilmente profondi e distali di età variabile dal Paleogene al Miocene. Dal Pliocene sino all’attuale, le unità tettoniche evidenziate sono state riattivate e rimodellate contemporaneamente allo sviluppo di sistemi di strutture trascorrenti orientate ESE-WNW. I risultati ottenuti nella zona del Golfo di Squillace, oltre a fornire una migliore comprensione dell’evoluzione dell’arco Calabro interno, dovrebbero permettere di meglio prevedere il suo futuro sviluppo in relazione ai rischi naturali associati ad un cuneo orogenico che si sta formando.
The Apenninic-Maghrebian Prism of Inner Calabrian Arc as imaged by subsurface data in the Squillace embayment (Calabria, Southern Italy) / Artoni, Andrea; Torelli, Luigi; Capozzi, R; Polonia, A; Lorenzini, S; Oppo, D; Calarc, Group. - In: RENDICONTI ONLINE DELLA SOCIETÀ GEOLOGICA ITALIANA. - ISSN 2035-8008. - 3:(2008), pp. 38-39.
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