La tesi ricostruisce la storia e le trasformazioni del sistema di catalogazione dei beni culturali in Italia con anche una sezione comparativa con la storia del servizio catalografico francese, analizzandone l’evoluzione istituzionale, metodologica e tecnica dal XVIII secolo all’età contemporanea. L’obiettivo è mettere in luce il ruolo della catalogazione come strumento fondamentale di conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e come riflesso dell’amministrazione pubblica nei diversi contesti storici. La prima parte esamina il caso francese, dalle prime esperienze d’inventariazione sotto l’Ancien Régime e durante la Rivoluzione, fino alla nascita dell’Inventaire Général du Patrimoine Culturel nel 1964, promosso da André Malraux e André Chastel. La Francia rappresenta il modello di un sistema fortemente centralizzato, che, con la decentralizzazione dei primi anni Duemila, ha introdotto forme di partecipazione locale e pratiche collaborative nella gestione del patrimonio. La comparazione tra i due servizi catalografici nazionali permette di muovere delle ipotesi per lo studio di un sistema di catalogazione sovrannazionale ed europeo, oltre a comprendere la genesi storica della catalografia nei due paesi considerati. La seconda parte approfondisce l’esperienza italiana, dalla fase postunitaria alle attuali strategie digitali. Vengono analizzati i contributi di figure centrali come Giuseppe Fiorelli, Adolfo Venturi, Corrado Ricci e Pasquale Villari, insieme alla formazione dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) e allo sviluppo della scheda di catalogo, fino all’attuale Catalogo Generale dei Beni Culturali. La terza parte si concentra sull’Emilia e sulla Galleria Estense di Modena, intesa come caso esemplare per la storia della catalogazione in Italia. Attraverso fonti d’archivio e documenti, molti dei quali inediti, sono ricostruite le esperienze di Augusta Ghidiglia Quintavalle, Massimo Pirondini e Carlo Ludovico Ragghianti, il quale è analizzato anche per le campagne catalografiche condotte in Veneto tra il 1937 e il 1938. La tesi conclude evidenziando come la catalogazione, da strumento tecnico-amministrativo, sia divenuta un oggetto di ricerca storica e fonte preziosa per gli studi di storia dell’arte. Inoltre, si è data attenzione agli studi inerenti la storia della pubblica amministrazione, in particolare in relazione al ruolo dei musei e delle soprintendenze.
Catalogare i beni culturali: una storia italiana. La Galleria Estense come pioniera di un metodo / Bartuccio, A.. - (2026).
Catalogare i beni culturali: una storia italiana. La Galleria Estense come pioniera di un metodo
BARTUCCIO, ANGELO
2026-01-01
Abstract
La tesi ricostruisce la storia e le trasformazioni del sistema di catalogazione dei beni culturali in Italia con anche una sezione comparativa con la storia del servizio catalografico francese, analizzandone l’evoluzione istituzionale, metodologica e tecnica dal XVIII secolo all’età contemporanea. L’obiettivo è mettere in luce il ruolo della catalogazione come strumento fondamentale di conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e come riflesso dell’amministrazione pubblica nei diversi contesti storici. La prima parte esamina il caso francese, dalle prime esperienze d’inventariazione sotto l’Ancien Régime e durante la Rivoluzione, fino alla nascita dell’Inventaire Général du Patrimoine Culturel nel 1964, promosso da André Malraux e André Chastel. La Francia rappresenta il modello di un sistema fortemente centralizzato, che, con la decentralizzazione dei primi anni Duemila, ha introdotto forme di partecipazione locale e pratiche collaborative nella gestione del patrimonio. La comparazione tra i due servizi catalografici nazionali permette di muovere delle ipotesi per lo studio di un sistema di catalogazione sovrannazionale ed europeo, oltre a comprendere la genesi storica della catalografia nei due paesi considerati. La seconda parte approfondisce l’esperienza italiana, dalla fase postunitaria alle attuali strategie digitali. Vengono analizzati i contributi di figure centrali come Giuseppe Fiorelli, Adolfo Venturi, Corrado Ricci e Pasquale Villari, insieme alla formazione dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) e allo sviluppo della scheda di catalogo, fino all’attuale Catalogo Generale dei Beni Culturali. La terza parte si concentra sull’Emilia e sulla Galleria Estense di Modena, intesa come caso esemplare per la storia della catalogazione in Italia. Attraverso fonti d’archivio e documenti, molti dei quali inediti, sono ricostruite le esperienze di Augusta Ghidiglia Quintavalle, Massimo Pirondini e Carlo Ludovico Ragghianti, il quale è analizzato anche per le campagne catalografiche condotte in Veneto tra il 1937 e il 1938. La tesi conclude evidenziando come la catalogazione, da strumento tecnico-amministrativo, sia divenuta un oggetto di ricerca storica e fonte preziosa per gli studi di storia dell’arte. Inoltre, si è data attenzione agli studi inerenti la storia della pubblica amministrazione, in particolare in relazione al ruolo dei musei e delle soprintendenze.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
TESI_def_Bartuccio_rev_gen26_pdfa.pdf
embargo fino al 01/04/2027
Licenza:
Creative commons
Dimensione
3.87 MB
Formato
Adobe PDF
|
3.87 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Richiedi una copia |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


