La presente tesi esamina l’impiego dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione, analizzando dapprima siffatta tecnologia, l'evoluzione normativa e quindi mettendo a fuoco i rischi giuridici ed etici della decisione algoritmica, con particolare riferimento ai settori di mobilità, agricoltura e sanità, dove gli output incidono su libertà, status e accesso a servizi essenziali. L’analisi muove dall’assunto che l’IA sia tecnologia decisionale, ma che, nello spazio pubblico, debba restare mezzo e non surrogato della discrezionalità amministrativa. Ne discende un’esigenza di trasparenza “rafforzata”, spiegabilità, imputazione umana e controllo giurisdizionale effettivo. La ricerca inquadra i principali problemi trasversali, ossia opacità, bias, responsabilità, data governance, e le relative cautele o ipotesi mitigatorie. Sul piano normativo, l’AI Act qualifica come “ad alto rischio” gran parte dei sistemi destinati a compiti pubblici, imponendo requisiti di documentazione, qualità dei dati, trasparenza, supervisione umana e monitoraggio, in continuità con l’art. 22 GDPR; per gli usi non ad alto rischio operano obblighi orizzontali di informazione e etichettatura. La giurisprudenza italiana si colloca in questo solco, ribadendo la non esclusività della decisione della automazione, per garantire in primis il rispetto della Costituzione. L’atto resta umano e motivato a pena di vizi di legittimità, e si afferma una “legalità algoritmica” come condizione di validità del procedimento. Si propongono letture precauzionali anche delle decisioni "sugli algoritmi", (e non solo degli algoritmi), mettendo a fuoco il ruolo anche proattivo che deve avere la PA in siffatte ipotesi. Si conclude ragionando sui divieti posti dall'AI Act a certe pratiche ritenute inaccettabili, in quanto lesive del valore supremo della dignità umana. La tesi sostiene, infine, che governance e alfabetizzazione digitale (AI literacy) sono presupposti operativi delle garanzie, perché senza competenze diffuse la trasparenza resta formale e la fiducia si svuota.

Intelligenza artificiale e Pubblica Amministrazione: profili problematici della decisione algoritmica / Condemi, V.. - (2026).

Intelligenza artificiale e Pubblica Amministrazione: profili problematici della decisione algoritmica

CONDEMI, VALERIO
2026-01-01

Abstract

La presente tesi esamina l’impiego dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione, analizzando dapprima siffatta tecnologia, l'evoluzione normativa e quindi mettendo a fuoco i rischi giuridici ed etici della decisione algoritmica, con particolare riferimento ai settori di mobilità, agricoltura e sanità, dove gli output incidono su libertà, status e accesso a servizi essenziali. L’analisi muove dall’assunto che l’IA sia tecnologia decisionale, ma che, nello spazio pubblico, debba restare mezzo e non surrogato della discrezionalità amministrativa. Ne discende un’esigenza di trasparenza “rafforzata”, spiegabilità, imputazione umana e controllo giurisdizionale effettivo. La ricerca inquadra i principali problemi trasversali, ossia opacità, bias, responsabilità, data governance, e le relative cautele o ipotesi mitigatorie. Sul piano normativo, l’AI Act qualifica come “ad alto rischio” gran parte dei sistemi destinati a compiti pubblici, imponendo requisiti di documentazione, qualità dei dati, trasparenza, supervisione umana e monitoraggio, in continuità con l’art. 22 GDPR; per gli usi non ad alto rischio operano obblighi orizzontali di informazione e etichettatura. La giurisprudenza italiana si colloca in questo solco, ribadendo la non esclusività della decisione della automazione, per garantire in primis il rispetto della Costituzione. L’atto resta umano e motivato a pena di vizi di legittimità, e si afferma una “legalità algoritmica” come condizione di validità del procedimento. Si propongono letture precauzionali anche delle decisioni "sugli algoritmi", (e non solo degli algoritmi), mettendo a fuoco il ruolo anche proattivo che deve avere la PA in siffatte ipotesi. Si conclude ragionando sui divieti posti dall'AI Act a certe pratiche ritenute inaccettabili, in quanto lesive del valore supremo della dignità umana. La tesi sostiene, infine, che governance e alfabetizzazione digitale (AI literacy) sono presupposti operativi delle garanzie, perché senza competenze diffuse la trasparenza resta formale e la fiducia si svuota.
2026
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