L’introduzione della tesi si sofferma sulla necessità di una riflessione estetica capace di svolgere una funzione proattiva in un contesto storico-sociale caratterizzato da crisi diffuse e da preoccupanti riduzioni (e involuzioni) degli spazi di confronto democratico. Infatti, l'evaporazione dell'arte nelle dinamiche consumistiche, l'influenza dei media e le complessità della contemporaneità pongono grandi sfide alla creazione di una nuova forma di arte teatrale e, se si osserva a titolo di esempio come la liveness, convenzionalmente ritenuta essenziale, sia stata messa in discussione dalla proliferazione delle esperienze in streaming du rante la pandemia, è il consolidamento della società dello spettacolo e della performance a richiedere una rivalutazione complessiva e strutturale del suo ruolo, della sua natura e del suo significato. La prospettiva di questa tesi sottolinea quindi che il ruolo del teatro è destrutturare le contraddizioni e i conflitti della e nella realtà, che la sua natura è di rappresentare una sfida dall'interno dell'industria culturale al conformismo, che il suo significato consiste nell’orientarsi tra l’essere bene di "consumo" e l’enucleare una funzione "critica": a partire da queste considerazioni, alla cultura teatrale contemporanea viene riconosciuta la fondamentale capacità di influenzare la percezione della realtà, di contribuire alla creazione di nuovi mondi possibili e di aprire nuovi margini per la riflessione critica. Riconoscere nell'arte un veicolo di conoscenza e di “dissonanza” che opera all'interno della società, accettando il rischio del compromesso senza cadere nell'omologazione commerciale, risulta fondamentale per comprendere il posizionamento teorico di questa ricerca: se la domanda è “come il teatro può ancora articolarsi in maniera autenticamente artistica?”, la risposta viene individuata nella sua capacità di emancipazione consapevole e di promozione critica dell'inclusione nel rispetto delle differenze. Infatti, in un'epoca in cui l'arte (in generale) sembra sempre più influenzata dal e assimilata al capitalismo, questa tesi chiede al teatro di trovare un equilibrio tra autonomia e compromesso, equilibrio che risulta possibile grazie alla capacità della riflessione estetica di esplorare il non-identico e la negatività, che sono spesso annientate dalla costruzione standardizzata dell'immaginario mediatico globale. La riflessione estetica deve infatti svilupparsi in una dialettica aperta di "estetizzazione critica" interna alla cultura di massa: questo processo può liberare dalla costrizione identitaria, superare una visione esclusivamente narrativa della realtà e diventare un potente mezzo di espressione del singolo e di critica della società, evitando di relegare l'arte in gruppi minoritari o elitari di costringere gli artisti a compromessi con la propria integrità. La prima parte della ricerca esplora i due paradigmi estetici teatrali più recenti, il Postdrammatico di Hans-Thies Lehmann e il Performativo di Erika Fischer-Lichte, i quali, pur essendo indispensabili per comprendere l'evoluzione delle arti sceniche nella seconda parte del XX secolo, risultano limi tati nell'analizzare le tendenze artistiche contemporanee e nel collegarle alla realtà sociale. Adottando una postura adorniana, si sottolinea l'importanza dell'arte in un contesto che pare caratterizzato da gerarchie estetiche istituzionali e obsolete: il teatro contemporaneo si discosta dai canoni tradizionali e abbraccia il Postdrammatico e il Performativo, ma assumenddoli in modo innovativo nell’ottica di una pluralità dei paradigmi, ossia senza adottare una logica normativa basata su gradi di qualità e strutturandosi su quel principio della discontinuità che pare caratterizzare diffusamente le attuali pratiche artistiche. Quindi, riconoscendo che la (post)contemporanità teatrale, il XXI secolo, è pluralista nel senso che non può essere ridotta all’alternativa tra due paradigmi (postdrammatico o performativo), secondo questa ricerca non esiste un'unica definizione "legale" di teatro, quanto una molteplicità di "mondi del teatro" con vari attori coinvolti, tra cui artisti, spettatori abituali, promotori, organizzatori e frequentatori occasionali. L'eterogeneità e la tra - sgressione delle frontiere disciplinari non vengono più intese in modo ingenuamente avanguardistico, ma come parte di un’ampia grammatica di pratiche e di costellazioni sceniche che possono anche essere presenti nelle stessi singole entità teatrali. Commedie e drammi tradizionali si “mescolano” infatti con sperimentazioni audaci all'interno delle stesse stagioni e compagnie: il teatro contemporaneo si rivela caratterizzato dalla trasgressione, ma anche dalla riflessione critica sulla rottura dato che l'adesione a stili riconoscibili non è più un tabù ed è possibile aderire ai generi teatrali senza che essi siano determinanti in modalità esclusiva. Se la "forma" del teatro contemporaneo deve riflettere la complessità e la "crisi" del mondo attuale (anziché aderire a un approccio di ingenua e conciliante “comprensione”), la riflessione estetica deve allora essere anch’essa aperta e pluralistica per comprendere la sfida che l'arte lancia incessantemente alle norme standardizzate, a un immaginario omologante e una democrazia sempre più in crisi di credibilità. L’audacia trasgressiva può continuare a essere un principio regolatore, ma la ricerca, l’esplorazione e il superamento dei confini multidisciplinari e delle norme riguardanti materiali, oggetti e soggetti teatrali non sono più figli di una necessità che gli artisti si (auto)impongono, ma di una scelta scenico-drammaturgica consapevole dal momeno che la “novità” non è da perseguire a ogni costo, ma deve essere elaborata all’interno di un organico progetto poetico. Utilizzata in una "ecologia scenica" plurale, anche la mimesi è tornata a rappresentare un eccezionale strumento critico, dopo essere stato sottoposta a una demolizione teorica per tutto il XX secolo. Rispetto all'assorbimento del dissenso da parte del capitalismo e del consumismo, le pratiche contemporanee devono dunque continuare a sollevare con determinazione e rigore la questione del non-identico. Nell’analisi dei due casi di studio, si vedrà come ciò possa avvenire attraverso una sorprendente coincidenza tra ‘essere autonoma’ (dunque dotata di propri strumenti e proprie modalità di funzionamento) ed ‘essere sociale’ (dunque compromessa con il contesto spazio-temporale di appartenenza) dell’arte teatrale. La seconda parte della ricerca esamina così due esempi di forme plurali, individuando nei lavori di Fondazione Lenz e di Agrupación Señor Serrano le potenzialità di un rinnovamento estetico che abbraccia il dovere dell’arte di sfuggire alla ripetizione dell'identico e di assumere una posizione dissonante per promuovere progresso sociale e libera soggettivazione individuale. Questa ricerca sostiene il proprio sviluppo teorico analizzando numerose produzioni sceniche. Nel caso di Lenz e di Serrano, si nota come entrambe le compagnie teatrali sappiano coniugare creatività estetica e critica sociale, utilizzando approcci interdisciplinari, sperimentando senza cadere nel manierismo e riuscendo a attivare una potente dimensione etico-politica. I loro inteatramenti promuovono azioni comunitarie e nuove forme di rappresentazione artistica e sociale, contribuendo a una visione inclusiva del mondo: in Fondazione Lenz e Agrupación Señor Serrano, il teatro sembra dunque esser riuscito a farsi tanto espressione della società in cui è necessariamente radicato, quanto operazione di ridefinizione dei margini operati - vi di ri-costruzione dell’immaginario in cui la nostra percezione cognitiva e la nostra esperienza immediata si muovono quotidianamente. La tesi di fondo di un pluralismo dei paradigmi quale cifra del teatro contemporaneo si sposa dunque con le poetiche di Lenz e di Serrano, i cui allestimenti operano in funzione anti-disciplinare, con chiarezza ideologica e all’interno di proposte sceniche riconoscibili, coerenti e inclusive.
Il teatro dell'oltrecontemporaneità. Una riflessione estetica sulla scena del nuovo millennio(2025).
Il teatro dell'oltrecontemporaneità. Una riflessione estetica sulla scena del nuovo millennio
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2025-01-01
Abstract
L’introduzione della tesi si sofferma sulla necessità di una riflessione estetica capace di svolgere una funzione proattiva in un contesto storico-sociale caratterizzato da crisi diffuse e da preoccupanti riduzioni (e involuzioni) degli spazi di confronto democratico. Infatti, l'evaporazione dell'arte nelle dinamiche consumistiche, l'influenza dei media e le complessità della contemporaneità pongono grandi sfide alla creazione di una nuova forma di arte teatrale e, se si osserva a titolo di esempio come la liveness, convenzionalmente ritenuta essenziale, sia stata messa in discussione dalla proliferazione delle esperienze in streaming du rante la pandemia, è il consolidamento della società dello spettacolo e della performance a richiedere una rivalutazione complessiva e strutturale del suo ruolo, della sua natura e del suo significato. La prospettiva di questa tesi sottolinea quindi che il ruolo del teatro è destrutturare le contraddizioni e i conflitti della e nella realtà, che la sua natura è di rappresentare una sfida dall'interno dell'industria culturale al conformismo, che il suo significato consiste nell’orientarsi tra l’essere bene di "consumo" e l’enucleare una funzione "critica": a partire da queste considerazioni, alla cultura teatrale contemporanea viene riconosciuta la fondamentale capacità di influenzare la percezione della realtà, di contribuire alla creazione di nuovi mondi possibili e di aprire nuovi margini per la riflessione critica. Riconoscere nell'arte un veicolo di conoscenza e di “dissonanza” che opera all'interno della società, accettando il rischio del compromesso senza cadere nell'omologazione commerciale, risulta fondamentale per comprendere il posizionamento teorico di questa ricerca: se la domanda è “come il teatro può ancora articolarsi in maniera autenticamente artistica?”, la risposta viene individuata nella sua capacità di emancipazione consapevole e di promozione critica dell'inclusione nel rispetto delle differenze. Infatti, in un'epoca in cui l'arte (in generale) sembra sempre più influenzata dal e assimilata al capitalismo, questa tesi chiede al teatro di trovare un equilibrio tra autonomia e compromesso, equilibrio che risulta possibile grazie alla capacità della riflessione estetica di esplorare il non-identico e la negatività, che sono spesso annientate dalla costruzione standardizzata dell'immaginario mediatico globale. La riflessione estetica deve infatti svilupparsi in una dialettica aperta di "estetizzazione critica" interna alla cultura di massa: questo processo può liberare dalla costrizione identitaria, superare una visione esclusivamente narrativa della realtà e diventare un potente mezzo di espressione del singolo e di critica della società, evitando di relegare l'arte in gruppi minoritari o elitari di costringere gli artisti a compromessi con la propria integrità. La prima parte della ricerca esplora i due paradigmi estetici teatrali più recenti, il Postdrammatico di Hans-Thies Lehmann e il Performativo di Erika Fischer-Lichte, i quali, pur essendo indispensabili per comprendere l'evoluzione delle arti sceniche nella seconda parte del XX secolo, risultano limi tati nell'analizzare le tendenze artistiche contemporanee e nel collegarle alla realtà sociale. Adottando una postura adorniana, si sottolinea l'importanza dell'arte in un contesto che pare caratterizzato da gerarchie estetiche istituzionali e obsolete: il teatro contemporaneo si discosta dai canoni tradizionali e abbraccia il Postdrammatico e il Performativo, ma assumenddoli in modo innovativo nell’ottica di una pluralità dei paradigmi, ossia senza adottare una logica normativa basata su gradi di qualità e strutturandosi su quel principio della discontinuità che pare caratterizzare diffusamente le attuali pratiche artistiche. Quindi, riconoscendo che la (post)contemporanità teatrale, il XXI secolo, è pluralista nel senso che non può essere ridotta all’alternativa tra due paradigmi (postdrammatico o performativo), secondo questa ricerca non esiste un'unica definizione "legale" di teatro, quanto una molteplicità di "mondi del teatro" con vari attori coinvolti, tra cui artisti, spettatori abituali, promotori, organizzatori e frequentatori occasionali. L'eterogeneità e la tra - sgressione delle frontiere disciplinari non vengono più intese in modo ingenuamente avanguardistico, ma come parte di un’ampia grammatica di pratiche e di costellazioni sceniche che possono anche essere presenti nelle stessi singole entità teatrali. Commedie e drammi tradizionali si “mescolano” infatti con sperimentazioni audaci all'interno delle stesse stagioni e compagnie: il teatro contemporaneo si rivela caratterizzato dalla trasgressione, ma anche dalla riflessione critica sulla rottura dato che l'adesione a stili riconoscibili non è più un tabù ed è possibile aderire ai generi teatrali senza che essi siano determinanti in modalità esclusiva. Se la "forma" del teatro contemporaneo deve riflettere la complessità e la "crisi" del mondo attuale (anziché aderire a un approccio di ingenua e conciliante “comprensione”), la riflessione estetica deve allora essere anch’essa aperta e pluralistica per comprendere la sfida che l'arte lancia incessantemente alle norme standardizzate, a un immaginario omologante e una democrazia sempre più in crisi di credibilità. L’audacia trasgressiva può continuare a essere un principio regolatore, ma la ricerca, l’esplorazione e il superamento dei confini multidisciplinari e delle norme riguardanti materiali, oggetti e soggetti teatrali non sono più figli di una necessità che gli artisti si (auto)impongono, ma di una scelta scenico-drammaturgica consapevole dal momeno che la “novità” non è da perseguire a ogni costo, ma deve essere elaborata all’interno di un organico progetto poetico. Utilizzata in una "ecologia scenica" plurale, anche la mimesi è tornata a rappresentare un eccezionale strumento critico, dopo essere stato sottoposta a una demolizione teorica per tutto il XX secolo. Rispetto all'assorbimento del dissenso da parte del capitalismo e del consumismo, le pratiche contemporanee devono dunque continuare a sollevare con determinazione e rigore la questione del non-identico. Nell’analisi dei due casi di studio, si vedrà come ciò possa avvenire attraverso una sorprendente coincidenza tra ‘essere autonoma’ (dunque dotata di propri strumenti e proprie modalità di funzionamento) ed ‘essere sociale’ (dunque compromessa con il contesto spazio-temporale di appartenenza) dell’arte teatrale. La seconda parte della ricerca esamina così due esempi di forme plurali, individuando nei lavori di Fondazione Lenz e di Agrupación Señor Serrano le potenzialità di un rinnovamento estetico che abbraccia il dovere dell’arte di sfuggire alla ripetizione dell'identico e di assumere una posizione dissonante per promuovere progresso sociale e libera soggettivazione individuale. Questa ricerca sostiene il proprio sviluppo teorico analizzando numerose produzioni sceniche. Nel caso di Lenz e di Serrano, si nota come entrambe le compagnie teatrali sappiano coniugare creatività estetica e critica sociale, utilizzando approcci interdisciplinari, sperimentando senza cadere nel manierismo e riuscendo a attivare una potente dimensione etico-politica. I loro inteatramenti promuovono azioni comunitarie e nuove forme di rappresentazione artistica e sociale, contribuendo a una visione inclusiva del mondo: in Fondazione Lenz e Agrupación Señor Serrano, il teatro sembra dunque esser riuscito a farsi tanto espressione della società in cui è necessariamente radicato, quanto operazione di ridefinizione dei margini operati - vi di ri-costruzione dell’immaginario in cui la nostra percezione cognitiva e la nostra esperienza immediata si muovono quotidianamente. La tesi di fondo di un pluralismo dei paradigmi quale cifra del teatro contemporaneo si sposa dunque con le poetiche di Lenz e di Serrano, i cui allestimenti operano in funzione anti-disciplinare, con chiarezza ideologica e all’interno di proposte sceniche riconoscibili, coerenti e inclusive.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


