L’oggetto della presente ricerca è la metafisica di Francis Herbert Bradley (1846-1924), esponente di spicco del cosiddetto British idealism, considerato in vita come il massimo filosofo britannico della sua epoca. In particolare, ci proponiamo di ricostruire (i) la genesi della sua metafisica, per come viene esposta nella sua opera maggiore, 'Appearance and Reality. A Metaphysical Essay' (1893, 1897), e (ii) la sua struttura argomentativa generale, in modo da rendere infine possibile (iii) una valutazione preliminare del suo significato, che potrà costituire il punto di partenza per una ricerca futura, specificamente incentrata sul posto occupato da Bradley nella filosofia contemporanea. La ricerca si suddivide in tre parti. Nella prima parte, esaminiamo il contesto storico-filosofico nel quale il pensiero di Bradley si forma, comprendente non solo la filosofia britannica dell’Ottocento (1.3), ma anche quella tedesca da Kant a Lotze, passando per Hegel e Herbart (1.2). Il primo capitolo della prima parte, da leggersi come una sorta di introduzione storico-filosofica alle problematiche metafisiche affrontate da Bradley e dalle sue fonti più prossime, verte invece sulle immancabili origini greche di tali problematiche (1.1). Nella seconda parte, ricostruiamo da vicino la genesi della metafisica bradleyana attraverso lo studio di alcuni manoscritti giovanili, che prefigurano il saggio di metafisica (2.1), e della prima edizione dei 'Principles of Logic' (1883), analizzati selettivamente in funzione dei nostri obiettivi (2.2). I contenuti di questi testi vengono messi opportunamente in relazione con le fonti esaminate nella prima parte. Nella terza parte, infine, dopo aver presentato la concezione bradleyana della metafisica (3.1), proponiamo una ricostruzione della stessa per come viene esposta in 'Appearance and Reality', individuando e analizzando le tre tesi principali e gli argomenti a sostegno di ciascuna (3.2, 3.3, 3.4), per poi discutere alcune questioni meta-filosofiche relative alla coerenza del sistema bradleyano (3.5). Anche nella terza parte prestiamo attenzione a rilevare di volta in volta il rapporto fra la metafisica di Bradley e le sue fonti. In breve, si tratta di comprendere o quantomeno di chiarire il significato della metafisica di Bradley per come esso emerge dalla sua struttura generale, utilizzando come chiave di lettura la sua genesi a partire dalle sue fonti filosofiche e dagli scritti anteriori al saggio di metafisica. La nostra indagine mostra che, fra gli scritti teoretici degli anni ’70 e 'Appearance and Reality', è possibile rintracciare una certa continuità, dovuta non a una stasi ma, al contrario, a uno sviluppo costante della riflessione bradleyana, mediato dalla ricezione di altre filosofie. Dopo un’iniziale adesione all’idealismo hegeliano, interpretato alla maniera dei primi idealisti britannici (2.1.1), Bradley entra in contatto con Herbart e Lotze, assorbendo il loro (diverso) anti-idealismo in epistemologia (2.1.2) e in ontologia (2.1.3). Entrambi sono figure assolutamente centrali per Bradley, degne di stare almeno alla pari con Hegel: la sua metafisica è infatti il tentativo, tanto eclettico quanto originale, di far coesistere (i) il realismo razionalistico ed eleatizzante di Herbart, nel quale a farla da padrone è il principio di non contraddizione, (ii) il monismo normativo di Lotze, fondato su una concezione formalistica del pensiero, (iii) la critica hegeliana all’astratta logica intellettualistica e (iv) l’idea, altrettanto hegeliana (ma in parte anche platonica), dei gradi di verità (e realtà), a sua volta fondata su una concezione della contraddizione come incompletezza.

Il "suicidio felice" del pensiero. Genesi, struttura e significato della metafisica di F. H. Bradley (1873-1897)(2024 May 30).

Il "suicidio felice" del pensiero. Genesi, struttura e significato della metafisica di F. H. Bradley (1873-1897)

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2024-05-30

Abstract

L’oggetto della presente ricerca è la metafisica di Francis Herbert Bradley (1846-1924), esponente di spicco del cosiddetto British idealism, considerato in vita come il massimo filosofo britannico della sua epoca. In particolare, ci proponiamo di ricostruire (i) la genesi della sua metafisica, per come viene esposta nella sua opera maggiore, 'Appearance and Reality. A Metaphysical Essay' (1893, 1897), e (ii) la sua struttura argomentativa generale, in modo da rendere infine possibile (iii) una valutazione preliminare del suo significato, che potrà costituire il punto di partenza per una ricerca futura, specificamente incentrata sul posto occupato da Bradley nella filosofia contemporanea. La ricerca si suddivide in tre parti. Nella prima parte, esaminiamo il contesto storico-filosofico nel quale il pensiero di Bradley si forma, comprendente non solo la filosofia britannica dell’Ottocento (1.3), ma anche quella tedesca da Kant a Lotze, passando per Hegel e Herbart (1.2). Il primo capitolo della prima parte, da leggersi come una sorta di introduzione storico-filosofica alle problematiche metafisiche affrontate da Bradley e dalle sue fonti più prossime, verte invece sulle immancabili origini greche di tali problematiche (1.1). Nella seconda parte, ricostruiamo da vicino la genesi della metafisica bradleyana attraverso lo studio di alcuni manoscritti giovanili, che prefigurano il saggio di metafisica (2.1), e della prima edizione dei 'Principles of Logic' (1883), analizzati selettivamente in funzione dei nostri obiettivi (2.2). I contenuti di questi testi vengono messi opportunamente in relazione con le fonti esaminate nella prima parte. Nella terza parte, infine, dopo aver presentato la concezione bradleyana della metafisica (3.1), proponiamo una ricostruzione della stessa per come viene esposta in 'Appearance and Reality', individuando e analizzando le tre tesi principali e gli argomenti a sostegno di ciascuna (3.2, 3.3, 3.4), per poi discutere alcune questioni meta-filosofiche relative alla coerenza del sistema bradleyano (3.5). Anche nella terza parte prestiamo attenzione a rilevare di volta in volta il rapporto fra la metafisica di Bradley e le sue fonti. In breve, si tratta di comprendere o quantomeno di chiarire il significato della metafisica di Bradley per come esso emerge dalla sua struttura generale, utilizzando come chiave di lettura la sua genesi a partire dalle sue fonti filosofiche e dagli scritti anteriori al saggio di metafisica. La nostra indagine mostra che, fra gli scritti teoretici degli anni ’70 e 'Appearance and Reality', è possibile rintracciare una certa continuità, dovuta non a una stasi ma, al contrario, a uno sviluppo costante della riflessione bradleyana, mediato dalla ricezione di altre filosofie. Dopo un’iniziale adesione all’idealismo hegeliano, interpretato alla maniera dei primi idealisti britannici (2.1.1), Bradley entra in contatto con Herbart e Lotze, assorbendo il loro (diverso) anti-idealismo in epistemologia (2.1.2) e in ontologia (2.1.3). Entrambi sono figure assolutamente centrali per Bradley, degne di stare almeno alla pari con Hegel: la sua metafisica è infatti il tentativo, tanto eclettico quanto originale, di far coesistere (i) il realismo razionalistico ed eleatizzante di Herbart, nel quale a farla da padrone è il principio di non contraddizione, (ii) il monismo normativo di Lotze, fondato su una concezione formalistica del pensiero, (iii) la critica hegeliana all’astratta logica intellettualistica e (iv) l’idea, altrettanto hegeliana (ma in parte anche platonica), dei gradi di verità (e realtà), a sua volta fondata su una concezione della contraddizione come incompletezza.
30-mag-2024
Scienze Filologico-Letterarie, Storico-Filosofiche e Artistiche
F. H. Bradley
Metaphysics
History of Philosophy
Philosophical Logic
Epistemology
Metaphilosophy
G. W. F. Hegel
J. F. Herbart
R. H. Lotze
T. H. Green
Relations
Monism
Experience
Truth
British Idealism
Post-Kantian Philosophy
Fabbianelli, Faustino
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/1889/5730
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