L’elaborato presentato ha l’obiettivo di dimostrare la necessità di trovare nuove metodiche, come la ricerca di biomarcatori biologici salivari per valutare la prognosi, la sopravvivenza e il rischio di recidiva di pazienti affetti da carcinoma squamocellulare del cavo orale, da utilizzare sia nel periodo di follow-up che in fase preoperatoria. Questa necessità deriva dall'elevata incidenza e mortalità di questi tumori: sono, infatti, la sesta causa di morte per cancro a livello mondiale, e in Europa la loro incidenza ammonta a 150.000 nuovi casi all'anno, con una mortalità di 70.000 casi all'anno. Inoltre, una migliore stratificazione aiuterebbe a prendere la giusta decisione terapeutica. Uno degli istotipi tumorali della regione testa–collo, più grossolanamente stratificati è certamente il carcinoma squamocellulare del cavo orale (OSCC), in particolare quello non correlato all'infezione da HPV (HPV-negativo). Infatti, la sopravvivenza complessiva dei pazienti con OSCC è del 60%, ma varia enormemente (dal 10% all'80%) in relazione alle dimensioni del tumore e alle caratteristiche biologiche. Da ciò si evince che è essenziale al momento della diagnosi differenziare i tumori con un comportamento biologico meno aggressivo da quelli con un comportamento biologico più aggressivo. I dati raccolti per l’elaborazione della seguente tesi sono stati estratti dalle cartelle di pazienti trattati presso l’Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale di Parma; le informazioni raccolte comprendono il referto istopatologico, la cartella clinica chirurgica e il referto del percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) del paziente. Dalle analisi dei dati emerge come alcune caratteristiche istopatologiche dei campioni operatori siano correlate significativamente alla sopravvivenza del paziente, come il grading e il parametro pT, della stadiazione patologica TNM. Tuttavia, il sistema di stadiazione utilizzato finora nella pratica clinica (sistema di stadiazione TNM) risulta non sufficiente alla valutazione della sopravvivenza e della stratificazione del rischio di recidiva dei pazienti affetti. Questa limitazione è dovuta principalmente al fatto che questo sistema di stadiazione non tiene conto né delle caratteristiche individuali del paziente né delle caratteristiche biologiche del tumore. Alcuni dei vantaggi associati a un modello di previsione basato su marcatori biologici possono essere offerti dall’identificazione precoce della neoplasia, consentendo una diagnosi più tempestiva e la scelta di un regime terapeutico più appropriato per un determinato paziente personalizzando la terapia. Tra i biomarker salivari quelli potenzialmente più importanti per la ricerca del carcinoma orale sono mRNA, microRNA e proteine. Tuttavia, è importante precisare che i modelli di previsione basati su marcatori biologici devono essere validati accuratamente e integrati con altre informazioni cliniche necessarie per stabilire l’appropriato iter terapeutico. Ad oggi, non solo è oggetto di studio la ricerca di biomarcatori predittivi specifici e sensibili del carcinoma del cavo orale, ma anche la tecnica con cui ricercarli, indipendentemente dalla metodica di brushing o raccolta salivare. L’Unità Operativa (UO) di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, in collaborazione con il dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Ateneo dell’Università degli Studi di Parma, ha avviato uno studio prospettico di raccolta e analisi di campioni di saliva prelevati in pazienti trattati chirurgicamente per carcinoma squamoso del cavo orale e seguiti in programmi di follow-up dalla stessa UO. Lo scopo è quello di identificare dei biomarcatori genetici, in particolar modo miRNA, attraverso il campionamento non invasivo del liquido biologico salivare e la tecnica brushing. L’identificazione di un marker salivare predittivo specifico e sensibile validerebbe un nuovo modello prognostico, utile per migliorare la stratificazione dei OSCC e quindi anche le decisioni terapeutiche che ne derivano.
Ricerca di biomarcatori salivari per la stratificazione del rischio in pazienti affetti da carcinoma squamocellulare del testa-collo / Perlangeli, G.. - (2024).
Ricerca di biomarcatori salivari per la stratificazione del rischio in pazienti affetti da carcinoma squamocellulare del testa-collo
PERLANGELI, GIUSEPPE
2024-01-01
Abstract
L’elaborato presentato ha l’obiettivo di dimostrare la necessità di trovare nuove metodiche, come la ricerca di biomarcatori biologici salivari per valutare la prognosi, la sopravvivenza e il rischio di recidiva di pazienti affetti da carcinoma squamocellulare del cavo orale, da utilizzare sia nel periodo di follow-up che in fase preoperatoria. Questa necessità deriva dall'elevata incidenza e mortalità di questi tumori: sono, infatti, la sesta causa di morte per cancro a livello mondiale, e in Europa la loro incidenza ammonta a 150.000 nuovi casi all'anno, con una mortalità di 70.000 casi all'anno. Inoltre, una migliore stratificazione aiuterebbe a prendere la giusta decisione terapeutica. Uno degli istotipi tumorali della regione testa–collo, più grossolanamente stratificati è certamente il carcinoma squamocellulare del cavo orale (OSCC), in particolare quello non correlato all'infezione da HPV (HPV-negativo). Infatti, la sopravvivenza complessiva dei pazienti con OSCC è del 60%, ma varia enormemente (dal 10% all'80%) in relazione alle dimensioni del tumore e alle caratteristiche biologiche. Da ciò si evince che è essenziale al momento della diagnosi differenziare i tumori con un comportamento biologico meno aggressivo da quelli con un comportamento biologico più aggressivo. I dati raccolti per l’elaborazione della seguente tesi sono stati estratti dalle cartelle di pazienti trattati presso l’Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale di Parma; le informazioni raccolte comprendono il referto istopatologico, la cartella clinica chirurgica e il referto del percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) del paziente. Dalle analisi dei dati emerge come alcune caratteristiche istopatologiche dei campioni operatori siano correlate significativamente alla sopravvivenza del paziente, come il grading e il parametro pT, della stadiazione patologica TNM. Tuttavia, il sistema di stadiazione utilizzato finora nella pratica clinica (sistema di stadiazione TNM) risulta non sufficiente alla valutazione della sopravvivenza e della stratificazione del rischio di recidiva dei pazienti affetti. Questa limitazione è dovuta principalmente al fatto che questo sistema di stadiazione non tiene conto né delle caratteristiche individuali del paziente né delle caratteristiche biologiche del tumore. Alcuni dei vantaggi associati a un modello di previsione basato su marcatori biologici possono essere offerti dall’identificazione precoce della neoplasia, consentendo una diagnosi più tempestiva e la scelta di un regime terapeutico più appropriato per un determinato paziente personalizzando la terapia. Tra i biomarker salivari quelli potenzialmente più importanti per la ricerca del carcinoma orale sono mRNA, microRNA e proteine. Tuttavia, è importante precisare che i modelli di previsione basati su marcatori biologici devono essere validati accuratamente e integrati con altre informazioni cliniche necessarie per stabilire l’appropriato iter terapeutico. Ad oggi, non solo è oggetto di studio la ricerca di biomarcatori predittivi specifici e sensibili del carcinoma del cavo orale, ma anche la tecnica con cui ricercarli, indipendentemente dalla metodica di brushing o raccolta salivare. L’Unità Operativa (UO) di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, in collaborazione con il dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Ateneo dell’Università degli Studi di Parma, ha avviato uno studio prospettico di raccolta e analisi di campioni di saliva prelevati in pazienti trattati chirurgicamente per carcinoma squamoso del cavo orale e seguiti in programmi di follow-up dalla stessa UO. Lo scopo è quello di identificare dei biomarcatori genetici, in particolar modo miRNA, attraverso il campionamento non invasivo del liquido biologico salivare e la tecnica brushing. L’identificazione di un marker salivare predittivo specifico e sensibile validerebbe un nuovo modello prognostico, utile per migliorare la stratificazione dei OSCC e quindi anche le decisioni terapeutiche che ne derivano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


