La peculiare storia che ha vissuto l’antica città di Pompei ha fatto sì che essa abbia oggi un’importanza senza eguali in tutto il mondo. Per questo motivo il Parco Archeologico di Pompei è stato incluso all’interno dei patrimoni UNESCO. Gli scavi, già a partire dal XVIII secolo, hanno portato alla luce non solo ben preservati edifici pubblici e privati, ma anche numerosi resti umani riferibili alle vittime dell’eruzione del complesso Somma-Vesuvio avvenuta nel 79 e.c. Lo studio antropologico dei resti delle vittime è stato accompagnato, fin dalla metà degli anni ’90, dall’analisi del loro DNA limitato però alle tecniche in uso in quel periodo. Grazie alla convenzione firmata con il Laboratorio di Ricerche Applicate di Pompei, nel laboratorio di Antropologia Molecolare e Paleogenomica dell’Università degli Studi di Firenze sono stati campionati per questo progetto di ricerca più di 170 reperti, in maggioranza ossa e denti, allo scopo di analizzare il genoma degli individui che vivevano o si trovavano in quel preciso periodo a Pompei. Grazie all’applicazione di protocolli specifici per il recupero di molecole di DNA degradate e all’impiego delle più sofisticate tecnologie di sequenziamento NGS (Next Generation Sequencing), è stata rilevata un’ottima preservazione del DNA endogeno che, in alcuni casi, supera anche il 90%. Con un approccio multidisciplinare è stato studiato un ristretto gruppo di individui, alcuni dei quali legati da una relazione di parentela, che hanno perso la vita all’interno della stanza di una domus Pompeiana a causa del crollo del tetto e dell’inalazione dei fumi vulcanici. Per la prima volta è stata studiata la variabilità genomica di un esteso campione della popolazione a Pompei ricostruendo il genoma di 12 individui con una profondità media di sequenziamento 1x. La ricostruzione di questi genomi a basso coverage ha spinto verso l’applicazione di metodi di analisi che considerano l’incertezza associata ai genotipi piuttosto che la loro chiamata diretta. Dall’analisi delle componenti principali (PCA) e dell’Admixture emerge in città la presenza di una grande variabilità genomica se si confronta con quella delle altre popolazioni già studiate sia di epoche precedenti nello stesso territorio, sia coeve in più punti del continente Europeo. Infatti, a Pompei si ritrova un insieme di varianti genetiche identificate in precedenza non solo nella penisola Italiana, ma anche al di fuori di essa. I risultati delle analisi genomiche trovano ampio supporto dalle testimonianze storiche che vedono la crescita di Pompei successivamente al trasferimento della nobiltà dalla capitale dell’impero, anche per fini militari, e dai ritrovamenti archeologici all’interno della città indicandola come una delle più attive città commerciali e portuali del bacino del Mediterraneo.

Pompei, capsula del tempo dell'Impero Romano: analisi paleogenomica dei resti umani rinvenuti nell'antica città / Cannariato, C.. - (2024).

Pompei, capsula del tempo dell'Impero Romano: analisi paleogenomica dei resti umani rinvenuti nell'antica città

CANNARIATO, COSTANZA
2024-01-01

Abstract

La peculiare storia che ha vissuto l’antica città di Pompei ha fatto sì che essa abbia oggi un’importanza senza eguali in tutto il mondo. Per questo motivo il Parco Archeologico di Pompei è stato incluso all’interno dei patrimoni UNESCO. Gli scavi, già a partire dal XVIII secolo, hanno portato alla luce non solo ben preservati edifici pubblici e privati, ma anche numerosi resti umani riferibili alle vittime dell’eruzione del complesso Somma-Vesuvio avvenuta nel 79 e.c. Lo studio antropologico dei resti delle vittime è stato accompagnato, fin dalla metà degli anni ’90, dall’analisi del loro DNA limitato però alle tecniche in uso in quel periodo. Grazie alla convenzione firmata con il Laboratorio di Ricerche Applicate di Pompei, nel laboratorio di Antropologia Molecolare e Paleogenomica dell’Università degli Studi di Firenze sono stati campionati per questo progetto di ricerca più di 170 reperti, in maggioranza ossa e denti, allo scopo di analizzare il genoma degli individui che vivevano o si trovavano in quel preciso periodo a Pompei. Grazie all’applicazione di protocolli specifici per il recupero di molecole di DNA degradate e all’impiego delle più sofisticate tecnologie di sequenziamento NGS (Next Generation Sequencing), è stata rilevata un’ottima preservazione del DNA endogeno che, in alcuni casi, supera anche il 90%. Con un approccio multidisciplinare è stato studiato un ristretto gruppo di individui, alcuni dei quali legati da una relazione di parentela, che hanno perso la vita all’interno della stanza di una domus Pompeiana a causa del crollo del tetto e dell’inalazione dei fumi vulcanici. Per la prima volta è stata studiata la variabilità genomica di un esteso campione della popolazione a Pompei ricostruendo il genoma di 12 individui con una profondità media di sequenziamento 1x. La ricostruzione di questi genomi a basso coverage ha spinto verso l’applicazione di metodi di analisi che considerano l’incertezza associata ai genotipi piuttosto che la loro chiamata diretta. Dall’analisi delle componenti principali (PCA) e dell’Admixture emerge in città la presenza di una grande variabilità genomica se si confronta con quella delle altre popolazioni già studiate sia di epoche precedenti nello stesso territorio, sia coeve in più punti del continente Europeo. Infatti, a Pompei si ritrova un insieme di varianti genetiche identificate in precedenza non solo nella penisola Italiana, ma anche al di fuori di essa. I risultati delle analisi genomiche trovano ampio supporto dalle testimonianze storiche che vedono la crescita di Pompei successivamente al trasferimento della nobiltà dalla capitale dell’impero, anche per fini militari, e dai ritrovamenti archeologici all’interno della città indicandola come una delle più attive città commerciali e portuali del bacino del Mediterraneo.
2024
Ecologia
ancient DNA
Pompeii
Population genomics
Paleogenomics
Molecular Anthropology
BARBUJANI, GUIDO
Caramelli, David
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/1889/5556
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