Il carcinoma del colon retto (CRC) è la terza causa di decessi correlati al cancro in entrambi i generi in tutto il mondo. Esso è generalmente asintomatico negli stadi iniziali e quando compaiono i sintomi, come il sanguinamento rettale, l’anemia o il dolore addominale, nella maggior parte dei pazienti sono già in fase avanzata di malattia. Il 30% dei nuovi casi viene diagnosticato come carcinoma colorettale metastatico (mCRC) normalmente associato ad una bassa sopravvivenza globale. Per questo i programmi di screeening sono stati implementati negli ultimi anni in molti paesi del mondo. La chemioterapia è attualmente l’approccio terapeutico di elezione nei pazienti con mCRC ma spesso questi pazienti vanno incontro a resistenza divenendo chemiorefrattari. Ciò spiega il crescente interesse sviluppatosi negli ultimi anni verso la ricerca di nuovi protocolli terapeutici per questo tipo di pazienti. In questo contesto si collocano lo studio MAYA. Gli inibitori del checkpoint immunitario (ICI) hanno fornito un beneficio senza precedenti nel piccolo sottogruppo di pazienti mCRC, circa il 5%, che presentano un’alta instabilità microsatellitare. La temozolomide (TMZ) è un agente alchilante orale approvato per i pazienti con glioblastoma che presentano la metilazione del promotore del gene O6-metilguanina-DNA metiltransferasi (MGMT). Anche se la metilazione MGMT è riscontrabile in circa il 40% dei CRC, diversi studi hanno mostrato un’attività modesta della TMZ in pazienti con mCRC selezionati per la presenza di metilazione nel gene MGMT, con un tasso di risposta globale inferiore al 10%. La resistenza alla TMZ dopo una prima fase di risposta può essere legata alle sue proprietà mutagene ed è spesso associata all’insorgenza di mutazioni secondarie nei geni MMR che simulano uno stato di dMMR-like con maggior sensibilità all’immunoterapia. Dopo un iniziale fase in cui i 135 pazienti arruolati solo stati trattati con solo TMZ, nella seconda fase di trattamento, in pazienti idonei con controllo precoce della malattia, la TMZ è stata associata a nivolumab più ipilimumab a basso dosaggio. Solo 33 pazienti hanno iniziato la seconda fase della terapia. Complessivamente in 12 pazienti su 33 si è raggiunta un tasso di progression free survival (PFS) superiore a 8 mesi. Lo studio MAYA ha fornito la prova che l’ipermutazione indotta da TMZ può essere sfruttata per ottenere risposte durevoli alla combinazione di ipilimumab e nivolumab a basse dosi in pazienti con mCRC che presentano stabilità microsatellitare (pMMR/MSS) e MGMT silenziato. Un altro studio a cui ho lavorato è lo studio PARERE che è attualmente ancora in fase di arruolamento ed ha lo scopo di indagare il rechallenge dell’anti-EGFR in pazienti con mCRC chemiorefrattari che ne hanno tratto beneficio in un trattamento di prima linea e che non risultano portatori di mutazioni nei geni KRAS-NRAS e BRAF. Recenti studi hanno evidenziato l’efficacia del regorafenib, il quale sembra anche aumentare la sensibilità del tumore agli agenti anti-EGFR. Nello studio PARERE pazienti chemiorefrattari wt su cf-DNA in KRAS, BRAF, NRAS vengono arruolati e sottoposti a terapia con anti-EGFR seguita da regorafenib o sequenza inversa in un rapporto 1:1. Ad oggi sono 74 i pazienti arruolati. La fine dello studio è prevista nel 2023.
Cancro del colon-retto metastatico e refrattario alla chemioterapia / Capone, I.. - (2022).
Cancro del colon-retto metastatico e refrattario alla chemioterapia
CAPONE, IOLANDA
2022-01-01
Abstract
Il carcinoma del colon retto (CRC) è la terza causa di decessi correlati al cancro in entrambi i generi in tutto il mondo. Esso è generalmente asintomatico negli stadi iniziali e quando compaiono i sintomi, come il sanguinamento rettale, l’anemia o il dolore addominale, nella maggior parte dei pazienti sono già in fase avanzata di malattia. Il 30% dei nuovi casi viene diagnosticato come carcinoma colorettale metastatico (mCRC) normalmente associato ad una bassa sopravvivenza globale. Per questo i programmi di screeening sono stati implementati negli ultimi anni in molti paesi del mondo. La chemioterapia è attualmente l’approccio terapeutico di elezione nei pazienti con mCRC ma spesso questi pazienti vanno incontro a resistenza divenendo chemiorefrattari. Ciò spiega il crescente interesse sviluppatosi negli ultimi anni verso la ricerca di nuovi protocolli terapeutici per questo tipo di pazienti. In questo contesto si collocano lo studio MAYA. Gli inibitori del checkpoint immunitario (ICI) hanno fornito un beneficio senza precedenti nel piccolo sottogruppo di pazienti mCRC, circa il 5%, che presentano un’alta instabilità microsatellitare. La temozolomide (TMZ) è un agente alchilante orale approvato per i pazienti con glioblastoma che presentano la metilazione del promotore del gene O6-metilguanina-DNA metiltransferasi (MGMT). Anche se la metilazione MGMT è riscontrabile in circa il 40% dei CRC, diversi studi hanno mostrato un’attività modesta della TMZ in pazienti con mCRC selezionati per la presenza di metilazione nel gene MGMT, con un tasso di risposta globale inferiore al 10%. La resistenza alla TMZ dopo una prima fase di risposta può essere legata alle sue proprietà mutagene ed è spesso associata all’insorgenza di mutazioni secondarie nei geni MMR che simulano uno stato di dMMR-like con maggior sensibilità all’immunoterapia. Dopo un iniziale fase in cui i 135 pazienti arruolati solo stati trattati con solo TMZ, nella seconda fase di trattamento, in pazienti idonei con controllo precoce della malattia, la TMZ è stata associata a nivolumab più ipilimumab a basso dosaggio. Solo 33 pazienti hanno iniziato la seconda fase della terapia. Complessivamente in 12 pazienti su 33 si è raggiunta un tasso di progression free survival (PFS) superiore a 8 mesi. Lo studio MAYA ha fornito la prova che l’ipermutazione indotta da TMZ può essere sfruttata per ottenere risposte durevoli alla combinazione di ipilimumab e nivolumab a basse dosi in pazienti con mCRC che presentano stabilità microsatellitare (pMMR/MSS) e MGMT silenziato. Un altro studio a cui ho lavorato è lo studio PARERE che è attualmente ancora in fase di arruolamento ed ha lo scopo di indagare il rechallenge dell’anti-EGFR in pazienti con mCRC chemiorefrattari che ne hanno tratto beneficio in un trattamento di prima linea e che non risultano portatori di mutazioni nei geni KRAS-NRAS e BRAF. Recenti studi hanno evidenziato l’efficacia del regorafenib, il quale sembra anche aumentare la sensibilità del tumore agli agenti anti-EGFR. Nello studio PARERE pazienti chemiorefrattari wt su cf-DNA in KRAS, BRAF, NRAS vengono arruolati e sottoposti a terapia con anti-EGFR seguita da regorafenib o sequenza inversa in un rapporto 1:1. Ad oggi sono 74 i pazienti arruolati. La fine dello studio è prevista nel 2023.| File | Dimensione | Formato | |
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