Questo lavoro di tesi parte dalla concezione dell’eteronormatività come ideologia di genere egemonica che stigmatizza la varianza sessuale, giustificando una gerarchia delle soggettività e dei gruppi sociali. L’obiettivo generale è stato quello di analizzare, dal punto di vista della psicologia sociale, il rapporto tra l’adesione all’eteronormatività e il sistema delle relazioni tra i gruppi sociali definito da posizionamenti diversi associati alle categorizzazioni e alle gerarchie sessuali. In particolare, si è indagato a diversi livelli (rappresentazioni, atteggiamenti e identità) quali aspetti o forme dell’eteronormatività contribuiscono alla legittimazione della gerarchia sociale di genere in gruppi sociali di diverse identità sessuali (maschi e femmine cisgender, eterosessuali e omo-bisessuali, e persone trans o non-binarie). Si è partiti da una scoping review improntata alla Teoria delle Rappresentazioni Sociali che ha analizzato gli articoli di ricerca degli ultimi 10 anni sulle rappresentazioni dei fenomeni associati al genere nelle minoranze sessuali. Dalle ricerche prese in rassegna è emerso che nelle loro rappresentazioni sociali le minoranze sessuali si rappresentavano il genere in modo altrettanto eteronormativo che la maggioranza, e che avevano sviluppato, quantomeno in prima battuta, una rappresentazione di sé positiva non tanto a partire dal processo di decostruzione del genere, ma tramite il riferimento a thêmata legati ai diritti soggettivi e sessuali. La scelta è stata quindi di guardare al di sotto del piano rappresentativo analizzando il piano motivazionale e delle relazioni inter-gruppi, tramite la Teoria della Giustificazione del Sistema (Jost e Hunyady, 2002) e la Teoria dell’Identità Sociale (Tajfel e Turner, 1979), per approfondire la funzione legittimante dell’eteronormatività rispetto allo status quo della gerarchia di genere. A tal fine sono stati condotti 3 studi. Lo Studio 1 è stato condotto su dati d’archivio di 16 paesi europei a partire da database internazionali (ESS-9 e GEI) con l’obiettivo di confrontare il gruppo degli uomini e delle donne (presumibilmente perlopiù cisgender ed eterosessuali) nel loro grado di adesione all’omonegatività (come indicatore palese dell’eteronormatività), in rapporto al loro livello di giustificazione del sistema e al livello di gerarchia di genere del paese di provenienza. I risultati hanno mostrato che gli indicatori di giustificazione del sistema considerati (cioè fiducia, soddisfazione per il sistema istituzionale del paese e credenza in un mondo giusto) si comportano in modo diverso. Mentre la fiducia nel sistema, contrariamente a quanto ipotizzato tende, specialmente negli uomini, a ridurre l’omonegatività, la credenza in un mondo giusto risulta la motivazione più convincente nell’aderire all’omonegatività come giustificazione, prima di tutto per le donne provenienti da paesi più gerarchici, ma anche per gli uomini dei paesi più equi. Gli Studi 2 e 3 avevano l’obiettivo di approfondire questi stessi aspetti nel gruppo della minoranza LGBT+ in relazione alla maggioranza cis-eterosessuale. In particolare, si è voluto analizzare come questi diversi gruppi di identità sessuale, con status diversi nella gerarchia sociale, posti di fronte a diverse condizioni della gerarchia di genere (sperimentalmente rappresentate come legittime vs. illegittime e come stabile vs. instabili), ricorressero all’ideologia eteronormativa come mito legittimante del sistema gerarchico di genere. A tal fine, sono stati condotti due studi sperimentali tramite questionario online (studi 2 e 3) per indagare il rapporto tra eteronormatività e giustificazione del sistema di genere (GSJ) in soggetti della maggioranza cis-eterosessuale e della minoranza LGBT+ in seguito alla manipolazione della rappresentazione dei ruoli di genere tradizionali. Nello studio 2 è stata manipolata la percezione delle legittimità dei ruoli di genere, mentre nello studio 3 è stata manipolata la percezione della loro stabilità. La percezione della legittimità e della stabilità dei ruoli di genere è stata manipolata tramite l’esposizione ad un articolo fittizio di divulgazione scientifica: nel primo studio l’articolo rappresentava i ruoli di genere come socialmente costruiti (illegittimità) oppure biologicamente fondati (legittimità); nel secondo come in costante cambiamento verso la parità (instabilità) oppure globalmente e fondamentalmente stabili (stabilità). I rispondenti sono stati assegnati casualmente dal sistema usato per la raccolta dei dati (www.qualtrics.com) alle diverse condizioni sperimentali. In entrambi gli studi sono stati misurati il binarismo identitario (BI), la giustificazione del sistema di genere (GSJ) –prima delle manipolazioni sperimentali–, la percezione della minaccia identitaria (PMI), l’adesione alla ideologia eteronormativa (EN), nelle sue componenti essenzialista (EN-ESG) e normativa (EN-NB), l’identificazione sociale con l’orientamento sessuale (ISOS) e l’attivismo LGBT+ –dopo le manipolazioni sperimentali–. Il fatto di indagare l’eteronormatività sia nella dimensione dell’essenzialismo binario che in quella della normatività dei comportamenti, ha permesso di distinguere il posizionamento dei rispondenti rispetto al nucleo della rappresentazione da quello rispetto alla periferia. Il campione analizzato nello studio 2 era composto da 349 partecipanti, mentre quello dello studio 3 era composto da 401 partecipanti. In linea generale, i due studi confermano l’uso di entrambe le componenti dell’eteronormatività come mito legittimante del sistema di genere, a cui i due gruppi aderiscono in modo diverso e coerente alla difesa degli interessi del proprio gruppo sociale. Tuttavia, mentre la manipolazione degli aspetti nucleari della rappresentazione (legittimità vs illegittimità) sembra offrire degli scenari capaci di fungere da ancoraggio per attivare il confronto inter-gruppi sulle norme, al contrario, gli scenari associati alla manipolazione degli aspetti periferici della rappresentazione (stabilità vs instabilità) sembrano aver reso più saliente la messa in discussione del nucleo essenzialista della rappresentazione, suscitando un ricorso all’essenzialismo per giustificare lo status quo in modo trasversale ai gruppi e interpretabile con un bisogno di sicurezza cognitiva. I risultati dei 3 studi sono discussi nell’ottica di un’integrazione teorica tra Teoria delle Rappresentazioni Sociali, Teoria della Giustificazione del Sistema e Teoria dell’Identità Sociale.

Eteronormatività e gruppi sociali: rappresentazioni di genere, giustificazione e identità sociali nella maggioranza e nelle minoranze sessuali(2022).

Eteronormatività e gruppi sociali: rappresentazioni di genere, giustificazione e identità sociali nella maggioranza e nelle minoranze sessuali

-
2022-01-01

Abstract

Questo lavoro di tesi parte dalla concezione dell’eteronormatività come ideologia di genere egemonica che stigmatizza la varianza sessuale, giustificando una gerarchia delle soggettività e dei gruppi sociali. L’obiettivo generale è stato quello di analizzare, dal punto di vista della psicologia sociale, il rapporto tra l’adesione all’eteronormatività e il sistema delle relazioni tra i gruppi sociali definito da posizionamenti diversi associati alle categorizzazioni e alle gerarchie sessuali. In particolare, si è indagato a diversi livelli (rappresentazioni, atteggiamenti e identità) quali aspetti o forme dell’eteronormatività contribuiscono alla legittimazione della gerarchia sociale di genere in gruppi sociali di diverse identità sessuali (maschi e femmine cisgender, eterosessuali e omo-bisessuali, e persone trans o non-binarie). Si è partiti da una scoping review improntata alla Teoria delle Rappresentazioni Sociali che ha analizzato gli articoli di ricerca degli ultimi 10 anni sulle rappresentazioni dei fenomeni associati al genere nelle minoranze sessuali. Dalle ricerche prese in rassegna è emerso che nelle loro rappresentazioni sociali le minoranze sessuali si rappresentavano il genere in modo altrettanto eteronormativo che la maggioranza, e che avevano sviluppato, quantomeno in prima battuta, una rappresentazione di sé positiva non tanto a partire dal processo di decostruzione del genere, ma tramite il riferimento a thêmata legati ai diritti soggettivi e sessuali. La scelta è stata quindi di guardare al di sotto del piano rappresentativo analizzando il piano motivazionale e delle relazioni inter-gruppi, tramite la Teoria della Giustificazione del Sistema (Jost e Hunyady, 2002) e la Teoria dell’Identità Sociale (Tajfel e Turner, 1979), per approfondire la funzione legittimante dell’eteronormatività rispetto allo status quo della gerarchia di genere. A tal fine sono stati condotti 3 studi. Lo Studio 1 è stato condotto su dati d’archivio di 16 paesi europei a partire da database internazionali (ESS-9 e GEI) con l’obiettivo di confrontare il gruppo degli uomini e delle donne (presumibilmente perlopiù cisgender ed eterosessuali) nel loro grado di adesione all’omonegatività (come indicatore palese dell’eteronormatività), in rapporto al loro livello di giustificazione del sistema e al livello di gerarchia di genere del paese di provenienza. I risultati hanno mostrato che gli indicatori di giustificazione del sistema considerati (cioè fiducia, soddisfazione per il sistema istituzionale del paese e credenza in un mondo giusto) si comportano in modo diverso. Mentre la fiducia nel sistema, contrariamente a quanto ipotizzato tende, specialmente negli uomini, a ridurre l’omonegatività, la credenza in un mondo giusto risulta la motivazione più convincente nell’aderire all’omonegatività come giustificazione, prima di tutto per le donne provenienti da paesi più gerarchici, ma anche per gli uomini dei paesi più equi. Gli Studi 2 e 3 avevano l’obiettivo di approfondire questi stessi aspetti nel gruppo della minoranza LGBT+ in relazione alla maggioranza cis-eterosessuale. In particolare, si è voluto analizzare come questi diversi gruppi di identità sessuale, con status diversi nella gerarchia sociale, posti di fronte a diverse condizioni della gerarchia di genere (sperimentalmente rappresentate come legittime vs. illegittime e come stabile vs. instabili), ricorressero all’ideologia eteronormativa come mito legittimante del sistema gerarchico di genere. A tal fine, sono stati condotti due studi sperimentali tramite questionario online (studi 2 e 3) per indagare il rapporto tra eteronormatività e giustificazione del sistema di genere (GSJ) in soggetti della maggioranza cis-eterosessuale e della minoranza LGBT+ in seguito alla manipolazione della rappresentazione dei ruoli di genere tradizionali. Nello studio 2 è stata manipolata la percezione delle legittimità dei ruoli di genere, mentre nello studio 3 è stata manipolata la percezione della loro stabilità. La percezione della legittimità e della stabilità dei ruoli di genere è stata manipolata tramite l’esposizione ad un articolo fittizio di divulgazione scientifica: nel primo studio l’articolo rappresentava i ruoli di genere come socialmente costruiti (illegittimità) oppure biologicamente fondati (legittimità); nel secondo come in costante cambiamento verso la parità (instabilità) oppure globalmente e fondamentalmente stabili (stabilità). I rispondenti sono stati assegnati casualmente dal sistema usato per la raccolta dei dati (www.qualtrics.com) alle diverse condizioni sperimentali. In entrambi gli studi sono stati misurati il binarismo identitario (BI), la giustificazione del sistema di genere (GSJ) –prima delle manipolazioni sperimentali–, la percezione della minaccia identitaria (PMI), l’adesione alla ideologia eteronormativa (EN), nelle sue componenti essenzialista (EN-ESG) e normativa (EN-NB), l’identificazione sociale con l’orientamento sessuale (ISOS) e l’attivismo LGBT+ –dopo le manipolazioni sperimentali–. Il fatto di indagare l’eteronormatività sia nella dimensione dell’essenzialismo binario che in quella della normatività dei comportamenti, ha permesso di distinguere il posizionamento dei rispondenti rispetto al nucleo della rappresentazione da quello rispetto alla periferia. Il campione analizzato nello studio 2 era composto da 349 partecipanti, mentre quello dello studio 3 era composto da 401 partecipanti. In linea generale, i due studi confermano l’uso di entrambe le componenti dell’eteronormatività come mito legittimante del sistema di genere, a cui i due gruppi aderiscono in modo diverso e coerente alla difesa degli interessi del proprio gruppo sociale. Tuttavia, mentre la manipolazione degli aspetti nucleari della rappresentazione (legittimità vs illegittimità) sembra offrire degli scenari capaci di fungere da ancoraggio per attivare il confronto inter-gruppi sulle norme, al contrario, gli scenari associati alla manipolazione degli aspetti periferici della rappresentazione (stabilità vs instabilità) sembrano aver reso più saliente la messa in discussione del nucleo essenzialista della rappresentazione, suscitando un ricorso all’essenzialismo per giustificare lo status quo in modo trasversale ai gruppi e interpretabile con un bisogno di sicurezza cognitiva. I risultati dei 3 studi sono discussi nell’ottica di un’integrazione teorica tra Teoria delle Rappresentazioni Sociali, Teoria della Giustificazione del Sistema e Teoria dell’Identità Sociale.
2022
Psicologia
Heteronormativity
Social Representations
System Justification
Social Identity
Gender Hierarchy
Sexual Minorities
MANCINI, Tiziana
Caricati, Luca
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/1889/4828
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact