La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia sostenuta più frequente nella pratica clinica. Vari studi hanno dimostrato che nella FA, come anche nella sua fase pre-aritmica, sono presenti modificazioni del miocardio atriale prevalentemente sinistro, nel complesso denominate “rimodellamento strutturale”. Tra queste, la fibrosi è la modificazione più stabile e di conseguenza irreversibile. L’autofagia è un processo intracellulare pato-fisiologico finalizzato al ricambio delle componenti cellulari senescenti. Di recente, vari studi hanno indagato il suo ruolo in alcune patologie cardiovascolari e non, dal momento che una sua alterata regolazione ne potrebbe rappresentare un potenziale meccanismo patogenetico. Lo scopo di questo studio è stato quello di verificare se i processi autofagici correlino o meno con il grado di fibrosi miocardica in pazienti affetti da FA persistente di lunga durata. Sono state studiate 50 biopsie atriali sinistre da altrettanti pazienti con FA persistente di lunga durata operati presso l’Ospedale San Raffaele di Milano per intervento di ablazione atriale chirurgica combinata a correzione di preesistente patologia valvolare mitralica (insufficienza). Come controlli sono stati utilizzati 10 atri autoptici da soggetti privi di patologie cardiovascolari. L’esame istologico, oltre a valutare la morfologia di base, ha consentito la quantificazione percentuale di fibrosi patologica (sia interstiziale che perivascolare) valutata morfometricamente su preparati colorati con Picrosirius red. Negli stessi preparati, la fibrosi è anche stata valutata in termini di evoluzione architetturale della deposizione di fibre collagene (stadi evolutivi della fibrosi). Le concentrazioni di Beclin-1 e LC3B sono state misurate, rispettivamente in ELISA ed in Western Blot, su frammenti miocardici congelati all’origine dalle medesime biopsie. Sugli stessi campioni congelati sono stati inoltre quantificati i livelli di espressione dei miRNA 30a e miRNA 204 (regolatori rispettivamente di Beclin-1 e LC3B) mediante una combinazione di Reverse Transcriptase-polymerase Chain reaction (RT-PCR) e Real Time PCR. I risultati hanno confermato quanto riportato in letteratura per quanto riguarda gli aspetti istopatologici della fibrosi, essendo quest’ultima maggiore nei campioni di pazienti con FA rispetto ai controlli (rispettivamente 17,4%±8,7% vs. 1,1%±0,4%; P<0,001). L’espressione di Beclin-1 è risultata ridotta nei casi patologici rispetto ai controlli (P=0,05). Non sono state al contrario dimostrate differenze significative tra FA e controlli per quanto riguarda LC3B ed i due miRNA investigati. Inoltre, nei casi patologici, la correlazione tra percentuale di fibrosi e i valori di Beclin-1, LC3B, miR-30a o miR-204 non è risultata significativa. In conclusione, i dati emersi dal presente studio hanno confermato che il fenomeno fibrotico sia presente e progredisca in pazienti con FA persistente. Tuttavia, sebbene Beclin-1 sia diminuita nei casi FA – suggerendo un minore autofagia in questa condizione – non è stato possibile trovare delle solide evidenze che testimonino correlazioni fra autofagia e grado di fibrosi interstiziale sinistra. Sarebbero necessarie ulteriori indagini su modelli animali di FA per valutare se anche negli stadi più precoci della malattia un’alterazione dell’autofagia sia slegata dal controllo del meccanismo di rimodellamento strutturale (e viceversa).
Fibrosi ed espressione di marcatori di autofagia in biopsie di miocardio atriale sinistro ottenute da pazienti con fibrillazione atriale persistente in corso di ablazione chirurgica e correzione di vizio valvolare mitralico / Monaco, R.. - (2021).
Fibrosi ed espressione di marcatori di autofagia in biopsie di miocardio atriale sinistro ottenute da pazienti con fibrillazione atriale persistente in corso di ablazione chirurgica e correzione di vizio valvolare mitralico
MONACO, Rodolfo
2021-01-01
Abstract
La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia sostenuta più frequente nella pratica clinica. Vari studi hanno dimostrato che nella FA, come anche nella sua fase pre-aritmica, sono presenti modificazioni del miocardio atriale prevalentemente sinistro, nel complesso denominate “rimodellamento strutturale”. Tra queste, la fibrosi è la modificazione più stabile e di conseguenza irreversibile. L’autofagia è un processo intracellulare pato-fisiologico finalizzato al ricambio delle componenti cellulari senescenti. Di recente, vari studi hanno indagato il suo ruolo in alcune patologie cardiovascolari e non, dal momento che una sua alterata regolazione ne potrebbe rappresentare un potenziale meccanismo patogenetico. Lo scopo di questo studio è stato quello di verificare se i processi autofagici correlino o meno con il grado di fibrosi miocardica in pazienti affetti da FA persistente di lunga durata. Sono state studiate 50 biopsie atriali sinistre da altrettanti pazienti con FA persistente di lunga durata operati presso l’Ospedale San Raffaele di Milano per intervento di ablazione atriale chirurgica combinata a correzione di preesistente patologia valvolare mitralica (insufficienza). Come controlli sono stati utilizzati 10 atri autoptici da soggetti privi di patologie cardiovascolari. L’esame istologico, oltre a valutare la morfologia di base, ha consentito la quantificazione percentuale di fibrosi patologica (sia interstiziale che perivascolare) valutata morfometricamente su preparati colorati con Picrosirius red. Negli stessi preparati, la fibrosi è anche stata valutata in termini di evoluzione architetturale della deposizione di fibre collagene (stadi evolutivi della fibrosi). Le concentrazioni di Beclin-1 e LC3B sono state misurate, rispettivamente in ELISA ed in Western Blot, su frammenti miocardici congelati all’origine dalle medesime biopsie. Sugli stessi campioni congelati sono stati inoltre quantificati i livelli di espressione dei miRNA 30a e miRNA 204 (regolatori rispettivamente di Beclin-1 e LC3B) mediante una combinazione di Reverse Transcriptase-polymerase Chain reaction (RT-PCR) e Real Time PCR. I risultati hanno confermato quanto riportato in letteratura per quanto riguarda gli aspetti istopatologici della fibrosi, essendo quest’ultima maggiore nei campioni di pazienti con FA rispetto ai controlli (rispettivamente 17,4%±8,7% vs. 1,1%±0,4%; P<0,001). L’espressione di Beclin-1 è risultata ridotta nei casi patologici rispetto ai controlli (P=0,05). Non sono state al contrario dimostrate differenze significative tra FA e controlli per quanto riguarda LC3B ed i due miRNA investigati. Inoltre, nei casi patologici, la correlazione tra percentuale di fibrosi e i valori di Beclin-1, LC3B, miR-30a o miR-204 non è risultata significativa. In conclusione, i dati emersi dal presente studio hanno confermato che il fenomeno fibrotico sia presente e progredisca in pazienti con FA persistente. Tuttavia, sebbene Beclin-1 sia diminuita nei casi FA – suggerendo un minore autofagia in questa condizione – non è stato possibile trovare delle solide evidenze che testimonino correlazioni fra autofagia e grado di fibrosi interstiziale sinistra. Sarebbero necessarie ulteriori indagini su modelli animali di FA per valutare se anche negli stadi più precoci della malattia un’alterazione dell’autofagia sia slegata dal controllo del meccanismo di rimodellamento strutturale (e viceversa).| File | Dimensione | Formato | |
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