I membri di casa Farnese, a Parma come a Roma, non si interessano neppure incidentalmente all’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio. O almeno questo è quanto si potrebbe assumere dagli inventari delle collezioni farnesiane, dove il nome del pittore caravaggino non compare neppure una volta. Eppure, sono gli stessi pittori attivi a Parma al principio del secondo decennio a dimostrare, attraverso i loro dipinti, di aver fatto i conti con le opere di Caravaggio. Se Bartolomeo Schedoni, pittore ducale, già dal 1611 sperimenta nelle sue opere brani di grande naturalismo, proprio alle date della sua svolta stilistica sono documentati a Parma, reduci dall’esperienza romana, pittori quali Giovanni Lanfranco e Jusepe de Ribera. Nel 1615 giunge a Parma un artista di vocazione caravaggesca quale Dirck van Baburen, che esegue un dipinto per una chiesa cittadina, mentre nel 1616 vengono registrati tra gli stipendiati della corte farnesiana sia Leonello Spada, «scimia del Caravaggio», che Nicolas Régnier. La presenza a Parma, in rapida successione, di Ribera, Baburen e Régnier difficilmente può considerarsi una coincidenza: i tre a Roma lavoreranno per gli stessi mecenati e forse proprio nell’Urbe era nato il progetto del loro viaggio in Emilia. Fondamentale dunque la messa a fuoco delle rotte collezionistiche che devono legare così profondamente Parma e Roma, unitamente alla ricostruzione degli scambi occorsi tra i pittori emiliani al servizio dei Farnese e i più diretti eredi romani del Caravaggio.
«Convenir nella maniera del Caravaggio»: pittori caravaggeschi a Parma (1610-1622)(2020 Mar).
«Convenir nella maniera del Caravaggio»: pittori caravaggeschi a Parma (1610-1622)
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2020-03-01
Abstract
I membri di casa Farnese, a Parma come a Roma, non si interessano neppure incidentalmente all’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio. O almeno questo è quanto si potrebbe assumere dagli inventari delle collezioni farnesiane, dove il nome del pittore caravaggino non compare neppure una volta. Eppure, sono gli stessi pittori attivi a Parma al principio del secondo decennio a dimostrare, attraverso i loro dipinti, di aver fatto i conti con le opere di Caravaggio. Se Bartolomeo Schedoni, pittore ducale, già dal 1611 sperimenta nelle sue opere brani di grande naturalismo, proprio alle date della sua svolta stilistica sono documentati a Parma, reduci dall’esperienza romana, pittori quali Giovanni Lanfranco e Jusepe de Ribera. Nel 1615 giunge a Parma un artista di vocazione caravaggesca quale Dirck van Baburen, che esegue un dipinto per una chiesa cittadina, mentre nel 1616 vengono registrati tra gli stipendiati della corte farnesiana sia Leonello Spada, «scimia del Caravaggio», che Nicolas Régnier. La presenza a Parma, in rapida successione, di Ribera, Baburen e Régnier difficilmente può considerarsi una coincidenza: i tre a Roma lavoreranno per gli stessi mecenati e forse proprio nell’Urbe era nato il progetto del loro viaggio in Emilia. Fondamentale dunque la messa a fuoco delle rotte collezionistiche che devono legare così profondamente Parma e Roma, unitamente alla ricostruzione degli scambi occorsi tra i pittori emiliani al servizio dei Farnese e i più diretti eredi romani del Caravaggio.| File | Dimensione | Formato | |
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