La gelosia è un'emozione secondaria con chiare funzioni adattative nel mantenere e proteggere legami e relazioni sociali. In psicologia, è definita un'emozione contesto-dipendente che richiede un triangolo sociale e sorge quando un individuo percepisce che un intruso sta minacciando una sua relazione importante. Fondamentale per la fitness negli esseri umani, emerge durante l’infanzia in tempi precoci, in assenza di motivazioni sessuali e prima della maturazione dell'autocoscienza, suggerendo la possibilità che possa essere ritrovata anche in altre specie. I cani sono soggetti adatti allo studio della gelosia per diverse ragioni: sono spiccatamente sociali, si impegnano in interazioni cooperative e affiliative con l’uomo, formano col proprietario un legame di attaccamento simile a quello esistente tra madre e bambino nell’uomo, discriminano le emozioni umane, traggono informazioni da interazioni di terzi e percepiscono quando ricevono un trattamento ingiusto. Nonostante i proprietari di cani attribuiscano diverse emozioni ai loro animali domestici, inclusa la gelosia, la ricerca sperimentale in questo campo è tuttora molto limitata. Questo argomento è stato approfondito utilizzando diversi approcci di ricerca. 1. Proprietari italiani sono stati intervistati per valutare la loro opinione sull'esistenza nel cane delle emozioni primarie e secondarie. In particolare, l'obiettivo era raccogliere informazioni sulla gelosia. Dalle risposte di 1572 partecipanti è emersa una generale certezza: secondo loro i cani sperimentano la gelosia, soprattutto quando i proprietari prestano attenzione ad altri cani, e reagiscono cercando di interferire con l'interazione in corso e richiamando l’attenzione del proprietario. 2. Riadattando una procedura concepita per i bambini, abbiamo esposto 2 gruppi di 36 cani ciascuno ad una situazione in cui il proprietario e un estraneo li ignoravano mentre dirigevano le loro attenzioni verso un libro, un oggetto nuovo e un cane finto (di peluche: gruppo 1; di plastica: gruppo 2). I risultati di entrambi gli studi non hanno dimostrato che le reazioni dei cani siano state guidate dalla gelosia. Innanzitutto, non è chiaro se i cani finti siano stati percepiti come veri rivali, sebbene i cani li abbiano guardati e abbiano interagito con loro a livelli elevati. Inoltre, i cani non hanno mostrato aggressività, segnali di protesta, di stress e non hanno richiamato l’attenzione, comportamenti solitamente considerati peculiari nelle reazioni di gelosia. Infine, i cani non si sono comportati in modo diverso tra la figura di attaccamento e la persona sconosciuta, quando questi stavano manipolando il cane finto. 3. Adeguando una procedura usata negli esperimenti con infanti figli degli stessi genitori ed allevati assieme, abbiamo esposto 21 diadi di cani che vivevano insieme ad una situazione realistica di evocazione della gelosia, in cui i loro proprietari in un primo momento ignoravano simultaneamente entrambi i cani leggendo una rivista (episodio di Controllo, C) e successivamente accarezzavano e lodavano solo uno dei due cani ignorando l’altro e viceversa (episodi Sperimentali, E). Durante l'episodio di controllo (C) e gli episodi sperimentali (E) sono emerse varie differenze, sebbene solo il monitoraggio del proprietario sia risultato significativamente più alto negli episodi sperimentali. I comportamenti hanno mostrato una grande variabilità individuale, probabilmente dovuta alle gerarchie esistenti tra i cani e agli stili di attaccamento tra i cani e i proprietari. 4. 25 cani sono stati testati usando la metodologia dell’eye-tracker. Abbiamo presentato loro 8 video che mostravano diverse situazioni (coccole/controllo veterinario) e diversi soggetti (proprietario/estraneo, cane reale/cane finto su ruote), per trovare ciò che è più attraente per i cani, durante un'interazione sociale, tra la persona che interagisce con il potenziale rivale, il rivale stesso o il tipo di interazione in atto. È stata analizzata la durata delle fissazioni dello sguardo per ogni possibile target: nessuna differenza è emersa nel tempo trascorso guardando il proprietario o la persona sconosciuta quando essi sono apparsi per primi sullo schermo e i cani hanno osservato per una quantità significativamente maggiore di tempo l’area dell’interazione e l’area delle zampe/ruote, indipendentemente dal tipo di interazione in corso, dal tipo di cane presente e dall'identità della persona coinvolta. Complessivamente queste scoperte non consentono di rifiutare l'ipotesi che i cani possano sperimentare la gelosia, invece sottolineano i problemi metodologici emergenti nello studio delle emozioni degli animali. Stabilire procedure sperimentali atte a trarre informazioni dallo stato interiore dei cani e dalla loro esperienza emotiva è ancora estremamente difficile.

Secondary emotions in not primate animals: experimental assessment of jealous in pet dogs (Canis familiaris) / Nicotra, V.. - (2019 Mar).

Secondary emotions in not primate animals: experimental assessment of jealous in pet dogs (Canis familiaris)

NICOTRA, VELIA
2019-03-01

Abstract

La gelosia è un'emozione secondaria con chiare funzioni adattative nel mantenere e proteggere legami e relazioni sociali. In psicologia, è definita un'emozione contesto-dipendente che richiede un triangolo sociale e sorge quando un individuo percepisce che un intruso sta minacciando una sua relazione importante. Fondamentale per la fitness negli esseri umani, emerge durante l’infanzia in tempi precoci, in assenza di motivazioni sessuali e prima della maturazione dell'autocoscienza, suggerendo la possibilità che possa essere ritrovata anche in altre specie. I cani sono soggetti adatti allo studio della gelosia per diverse ragioni: sono spiccatamente sociali, si impegnano in interazioni cooperative e affiliative con l’uomo, formano col proprietario un legame di attaccamento simile a quello esistente tra madre e bambino nell’uomo, discriminano le emozioni umane, traggono informazioni da interazioni di terzi e percepiscono quando ricevono un trattamento ingiusto. Nonostante i proprietari di cani attribuiscano diverse emozioni ai loro animali domestici, inclusa la gelosia, la ricerca sperimentale in questo campo è tuttora molto limitata. Questo argomento è stato approfondito utilizzando diversi approcci di ricerca. 1. Proprietari italiani sono stati intervistati per valutare la loro opinione sull'esistenza nel cane delle emozioni primarie e secondarie. In particolare, l'obiettivo era raccogliere informazioni sulla gelosia. Dalle risposte di 1572 partecipanti è emersa una generale certezza: secondo loro i cani sperimentano la gelosia, soprattutto quando i proprietari prestano attenzione ad altri cani, e reagiscono cercando di interferire con l'interazione in corso e richiamando l’attenzione del proprietario. 2. Riadattando una procedura concepita per i bambini, abbiamo esposto 2 gruppi di 36 cani ciascuno ad una situazione in cui il proprietario e un estraneo li ignoravano mentre dirigevano le loro attenzioni verso un libro, un oggetto nuovo e un cane finto (di peluche: gruppo 1; di plastica: gruppo 2). I risultati di entrambi gli studi non hanno dimostrato che le reazioni dei cani siano state guidate dalla gelosia. Innanzitutto, non è chiaro se i cani finti siano stati percepiti come veri rivali, sebbene i cani li abbiano guardati e abbiano interagito con loro a livelli elevati. Inoltre, i cani non hanno mostrato aggressività, segnali di protesta, di stress e non hanno richiamato l’attenzione, comportamenti solitamente considerati peculiari nelle reazioni di gelosia. Infine, i cani non si sono comportati in modo diverso tra la figura di attaccamento e la persona sconosciuta, quando questi stavano manipolando il cane finto. 3. Adeguando una procedura usata negli esperimenti con infanti figli degli stessi genitori ed allevati assieme, abbiamo esposto 21 diadi di cani che vivevano insieme ad una situazione realistica di evocazione della gelosia, in cui i loro proprietari in un primo momento ignoravano simultaneamente entrambi i cani leggendo una rivista (episodio di Controllo, C) e successivamente accarezzavano e lodavano solo uno dei due cani ignorando l’altro e viceversa (episodi Sperimentali, E). Durante l'episodio di controllo (C) e gli episodi sperimentali (E) sono emerse varie differenze, sebbene solo il monitoraggio del proprietario sia risultato significativamente più alto negli episodi sperimentali. I comportamenti hanno mostrato una grande variabilità individuale, probabilmente dovuta alle gerarchie esistenti tra i cani e agli stili di attaccamento tra i cani e i proprietari. 4. 25 cani sono stati testati usando la metodologia dell’eye-tracker. Abbiamo presentato loro 8 video che mostravano diverse situazioni (coccole/controllo veterinario) e diversi soggetti (proprietario/estraneo, cane reale/cane finto su ruote), per trovare ciò che è più attraente per i cani, durante un'interazione sociale, tra la persona che interagisce con il potenziale rivale, il rivale stesso o il tipo di interazione in atto. È stata analizzata la durata delle fissazioni dello sguardo per ogni possibile target: nessuna differenza è emersa nel tempo trascorso guardando il proprietario o la persona sconosciuta quando essi sono apparsi per primi sullo schermo e i cani hanno osservato per una quantità significativamente maggiore di tempo l’area dell’interazione e l’area delle zampe/ruote, indipendentemente dal tipo di interazione in corso, dal tipo di cane presente e dall'identità della persona coinvolta. Complessivamente queste scoperte non consentono di rifiutare l'ipotesi che i cani possano sperimentare la gelosia, invece sottolineano i problemi metodologici emergenti nello studio delle emozioni degli animali. Stabilire procedure sperimentali atte a trarre informazioni dallo stato interiore dei cani e dalla loro esperienza emotiva è ancora estremamente difficile.
mar-2019
Neuroscienze
VALSECCHI, Paola Maria
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