Questo lavoro si è concentrato sullo studio di alcune proteine globulari al fine di mostrarne le versatili potenzialità come strutture di dimensioni nanometriche in grado sia di trasportare specie reattive sia di rivelare molecole attive a livello cellulare. Per quanto riguarda lo studio di proteine come trasportatori di specie reattive, l’attenzione si è focalizzata sulla caratterizzazione di agenti teranostici, ovvero di nanocarrier in grado di trasportare sia molecole per la localizzazione non-invasiva della malattia e del farmaco, sia agenti per la cura al livello cellulare. Nello specifico, si sono individuati carrier proteici in grado di legare e veicolare un fotosensibilizzatore (PS), ovvero una molecola che in seguito all’assorbimento di fotoni ha un’elevata probabilità di passare in uno stato di tripletto da cui, per energy transfer, può produrre ossigeno singoletto, una specie reattiva non radicalica in grado di indurre la morte di cellule tumorali o batteriche. Uno dei requisiti fondamentali affinché un PS possa essere utilizzato con successo nella terapia fotodinamica antitumorale (PDT) o antimicrobica (aPDT) è che sia solubile e che si possa localizzare nelle specifiche zone di interesse. Nell’ottica di sviluppare sistemi biocompatibili si sono utilizzati PS di origine naturale, come Ipericina o Curcumina estratti rispettivamente dalle piante di Hypericum perforatum e di Curcuma longa. Un altro sistema fotosensibilizzante studiato è stato la zinco mioglobina (ZnMb), una mioglobina il cui gruppo eme è stato sostituito con Zinco protoporfirina IX (ZnPP-IX), un noto fotosensibilizzatore usato in PDT. Affinché un PS possa essere utilizzato in terapia fotodinamica deve essere solubile in soluzione acquosa. Tuttavia, l’aggregazione per idrofobicità è uno dei problemi comuni per diversi PS. Da qui la necessità di utilizzare complessi proteici per trasportare i PS, evitare la loro aggregazione e veicolarli nelle immediate vicinanze del target. Seguendo questo approccio, sono state studiate diverse proteine globulari capaci di legare PS di origine naturale. La seconda parte di questo studio riguarda la possibilità di usare proteine come biosensori per molecole, ioni o secondi messaggeri. In particolare l’attenzione è stata concentrata sullo sviluppo di sistemi fluorescenti in grado di rivelare la presenza di ossido nitrico (NO•) sia in vitro che in vivo. NO• è un gas radicalico altamente reattivo prodotto da varie cellule negli organismi viventi. La sua sintesi è mediata dalla Nitrossido Sintasi (NOS), un complesso enzimatico presente in 3 forme: neuronale (nNOS), endoteliale (eNOS) e inducibile (iNOS). Le prime 2 sono costitutive e producono NO• in basse quantità (viene generato ossido nitrico in concentrazioni nell’ordine del nanomolare) affinché agisca da mediatore fisiologico; la forma inducibile viene espressa solo in casi particolari, ad esempio nei momenti in cui viene stimolato il sistema immunitario, e produce NO• in abbondanza (si raggiunge una concentrazione pari a decine di micromolare a seconda dello stimolo), per far sì che possa contribuire al ripristino dell’omeostasi ed all’eliminazione del patogeno che sta minacciando la salute dell’organismo. NO• ha un’azione paracrina e svolge una svariata serie di effetti, a seconda dell’isoforma enzimatica che lo produce e della cellula su cui agisce. A livello del sistema cardiovascolare l’attività principale è quella vasodilatatrice ed antiaggregante. Nel sistema nervoso modula la trasmissione nervosa a livello del SNC e nei plessi nervosi periferici non adrenergici e non colinergici, soprattutto del tratto gastrointestinale, e dei corpi cavernosi. Il suo compito nel sistema immunitario è quello di difesa dell’ospite tramite l’effetto citotossico. Nonostante siano state proposte diverse metodologie per la quantificazione dell’NO•, il monitoraggio intracellulare in tempo reale della produzione di NO• con metodi non invasivi è un problema ancora aperto. A questo riguardo, lo sviluppo di sensori fluorescenti codificati geneticamente appare una strategia particolarmente promettente. L’idea di questo progetto è stata quella di identificare proteine fluorescenti le cui proprietà di emissione (intensità e tempi di vita di fluorescenza) risentano dalla concentrazione di NO• presente in soluzione. L’attenzione si è concentrata su proteine mutanti della Green Fluorescence Protein (GFP), come mTag BFP2, TagRFP, EYFP, EGFP, mCherryFP and CiNP-mTagBFP2. Quest’ultima si tratta di un costrutto chimerico creato dalla fusione di una proteina fluorescente nel blu e una Nitroforina di Cimex. La Nitroforina, grazie alla presenza del gruppo eme, è in grado di legare NO•, quando il ferro si trova nello stato Fe3+, e questa interazione determina una variazione nello spettro di assorbimento. Si è pensato, quindi, di sfruttare questo cambiamento spettrale per favorire un meccanismo di Förster Resonance Energy Transfer, FRET, all’interno di questo costrutto chimerico. Il fenomeno di trasferimento non radiativo di energia è stato rivelato osservando una diminuzione del tempo di vita della fluorescenza del donatore, ovvero della proteina fluorescente. In questa ricerca si è sottolineata la versatile potenzialità di proteine globulari utilizzabili sia come trasportatori di PS per applicazioni in PDT e aPDT sia come biosensori a livello intracellulare in microscopia di fluorescenza.
Protein-based systems for production and detection of reactive oxygen and nitrogen species / Montali, C.. - (2019 Mar).
Protein-based systems for production and detection of reactive oxygen and nitrogen species
MONTALI, CHIARA
2019-03-01
Abstract
Questo lavoro si è concentrato sullo studio di alcune proteine globulari al fine di mostrarne le versatili potenzialità come strutture di dimensioni nanometriche in grado sia di trasportare specie reattive sia di rivelare molecole attive a livello cellulare. Per quanto riguarda lo studio di proteine come trasportatori di specie reattive, l’attenzione si è focalizzata sulla caratterizzazione di agenti teranostici, ovvero di nanocarrier in grado di trasportare sia molecole per la localizzazione non-invasiva della malattia e del farmaco, sia agenti per la cura al livello cellulare. Nello specifico, si sono individuati carrier proteici in grado di legare e veicolare un fotosensibilizzatore (PS), ovvero una molecola che in seguito all’assorbimento di fotoni ha un’elevata probabilità di passare in uno stato di tripletto da cui, per energy transfer, può produrre ossigeno singoletto, una specie reattiva non radicalica in grado di indurre la morte di cellule tumorali o batteriche. Uno dei requisiti fondamentali affinché un PS possa essere utilizzato con successo nella terapia fotodinamica antitumorale (PDT) o antimicrobica (aPDT) è che sia solubile e che si possa localizzare nelle specifiche zone di interesse. Nell’ottica di sviluppare sistemi biocompatibili si sono utilizzati PS di origine naturale, come Ipericina o Curcumina estratti rispettivamente dalle piante di Hypericum perforatum e di Curcuma longa. Un altro sistema fotosensibilizzante studiato è stato la zinco mioglobina (ZnMb), una mioglobina il cui gruppo eme è stato sostituito con Zinco protoporfirina IX (ZnPP-IX), un noto fotosensibilizzatore usato in PDT. Affinché un PS possa essere utilizzato in terapia fotodinamica deve essere solubile in soluzione acquosa. Tuttavia, l’aggregazione per idrofobicità è uno dei problemi comuni per diversi PS. Da qui la necessità di utilizzare complessi proteici per trasportare i PS, evitare la loro aggregazione e veicolarli nelle immediate vicinanze del target. Seguendo questo approccio, sono state studiate diverse proteine globulari capaci di legare PS di origine naturale. La seconda parte di questo studio riguarda la possibilità di usare proteine come biosensori per molecole, ioni o secondi messaggeri. In particolare l’attenzione è stata concentrata sullo sviluppo di sistemi fluorescenti in grado di rivelare la presenza di ossido nitrico (NO•) sia in vitro che in vivo. NO• è un gas radicalico altamente reattivo prodotto da varie cellule negli organismi viventi. La sua sintesi è mediata dalla Nitrossido Sintasi (NOS), un complesso enzimatico presente in 3 forme: neuronale (nNOS), endoteliale (eNOS) e inducibile (iNOS). Le prime 2 sono costitutive e producono NO• in basse quantità (viene generato ossido nitrico in concentrazioni nell’ordine del nanomolare) affinché agisca da mediatore fisiologico; la forma inducibile viene espressa solo in casi particolari, ad esempio nei momenti in cui viene stimolato il sistema immunitario, e produce NO• in abbondanza (si raggiunge una concentrazione pari a decine di micromolare a seconda dello stimolo), per far sì che possa contribuire al ripristino dell’omeostasi ed all’eliminazione del patogeno che sta minacciando la salute dell’organismo. NO• ha un’azione paracrina e svolge una svariata serie di effetti, a seconda dell’isoforma enzimatica che lo produce e della cellula su cui agisce. A livello del sistema cardiovascolare l’attività principale è quella vasodilatatrice ed antiaggregante. Nel sistema nervoso modula la trasmissione nervosa a livello del SNC e nei plessi nervosi periferici non adrenergici e non colinergici, soprattutto del tratto gastrointestinale, e dei corpi cavernosi. Il suo compito nel sistema immunitario è quello di difesa dell’ospite tramite l’effetto citotossico. Nonostante siano state proposte diverse metodologie per la quantificazione dell’NO•, il monitoraggio intracellulare in tempo reale della produzione di NO• con metodi non invasivi è un problema ancora aperto. A questo riguardo, lo sviluppo di sensori fluorescenti codificati geneticamente appare una strategia particolarmente promettente. L’idea di questo progetto è stata quella di identificare proteine fluorescenti le cui proprietà di emissione (intensità e tempi di vita di fluorescenza) risentano dalla concentrazione di NO• presente in soluzione. L’attenzione si è concentrata su proteine mutanti della Green Fluorescence Protein (GFP), come mTag BFP2, TagRFP, EYFP, EGFP, mCherryFP and CiNP-mTagBFP2. Quest’ultima si tratta di un costrutto chimerico creato dalla fusione di una proteina fluorescente nel blu e una Nitroforina di Cimex. La Nitroforina, grazie alla presenza del gruppo eme, è in grado di legare NO•, quando il ferro si trova nello stato Fe3+, e questa interazione determina una variazione nello spettro di assorbimento. Si è pensato, quindi, di sfruttare questo cambiamento spettrale per favorire un meccanismo di Förster Resonance Energy Transfer, FRET, all’interno di questo costrutto chimerico. Il fenomeno di trasferimento non radiativo di energia è stato rivelato osservando una diminuzione del tempo di vita della fluorescenza del donatore, ovvero della proteina fluorescente. In questa ricerca si è sottolineata la versatile potenzialità di proteine globulari utilizzabili sia come trasportatori di PS per applicazioni in PDT e aPDT sia come biosensori a livello intracellulare in microscopia di fluorescenza.| File | Dimensione | Formato | |
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