Questo lavoro di dottorato ha avuto come oggetto di studio il ruolo della stratigrafia meccanica e dei processi di superficie nell’evoluzione spazio-temporale dei prismi di accrezione mediante l’utilizzo della modellizzazione analogica. La distribuzione tridimensionale di livelli di scollamento frizionali e viscosi all'interno della successione coinvolta nel raccorciamento è in grado di condizionarne significativamente l’evoluzione, le geometrie e le sequenze cronologiche di sviluppo dei sovrascorrimenti. La presenza di più di un livello di scollamento è infatti un fattore comune a molte catene, quali i Pirenei, l'Appennino, le Alpi, gli Zagros ecc. L’erosione e/o la sedimentazione sintettonica contribuiscono fortemente a determinare le tempistiche e localizzazione dell’esumazione di unità profonde, la riattivazione fuori sequenza dei sovrascorrimenti e la migrazione verso l’avampaese dei fronti deformativi, come documentato in molte catene montuose tra cui l’Himalaya, le Alpi Neozelandesi, il settore Adriatico dell’Appennino, ecc. In letteratura, i programmi sperimentali finora realizzati si limitano nella quasi totalità ad analizzare l’influenza di uno solo dei parametri che maggiormente influenzano la crescita dei cunei tettonici per convergenza ortogonale, ovvero la reologia della successione deformata, la sedimentazione e/o l’erosione sintettonica. In Natura invece, tali fattori agiscono simultaneamente in un sistema orogenico in evoluzione e per questo la ricerca realizzata nel dottorato ha affrontato in maniera sistematica tramite la modellizzazione analogica lo studio dell’interazione tra i tre parametri suddetti su prismi di accrezione sperimentali. In particolare, la maggior parte dei programmi sperimentali realizzati durante il Dottorato di Ricerca sono stati pianificati ispirandosi a problematiche ancora aperte nell’ambito della storia geologica dell’Appennino Settentrionale. La ricerca si è articolata in tre cicli sperimentali volti ad indagare in misura completa l’influenza dei parametri in questione. Il primo ciclo ha previsto una serie di esperimenti volti allo studio sistematico del ruolo della stratigrafia meccanica verticale nell’evoluzione di cunei di accrezione crostali. In seguito è stata implementata una serie di esperimenti (Ciclo 2) dedicati allo studio dell’influenza della variabilità planimetrica della stratigrafia meccanica. Il terzo ed ultimo ciclo si è esplicato in una serie di modelli dedicati allo studio dell’influenza dei processi superficiali sulla crescita dei cunei orogenici. Gli esperimenti sono stati eseguiti presso il laboratorio di modellizzazione analogica “Elisabetta Costa” dell’Università di Parma, tramite apparati tipo sandbox e con materiali costituiti da sabbie per simulare rocce a comportamento fragile, microsfere in vetro e grafite per livelli di scollamento deboli e silicone per rocce a comportamento plastico. Il lavoro ha previsto un periodo di ricerca integrativa presso il laboratorio di modellizzazione tettonica dell’università di Firenze, durante il quale è stata realizzata una serie sperimentale in condizioni di gravità aumentata (centrifuga) volta allo studio della distribuzione verticale ed orizzontale di livelli di scollamento frizionali in multistrati sabbiosi. I risultati hanno mostrato che la distribuzione verticale e la reologia dei livelli di scollamento influenzano fortemente l’evoluzione e la struttura dei prismi sperimentali: lo studio sistematico della variazione verticale degli scollamenti ha messo in luce una chiara relazione tra natura e posizione del livello di scollamento nel multistrato sabbioso e stile strutturale del prisma sperimentale. Allo stesso modo, la distribuzione planimetrica 2D e 3D dei livelli di scollamento frizionali ed i processi di superficie influenzano fortemente i processi tettonici che agiscono all’interno del prisma sperimentale stesso (underplating, accrezione frontale) facendone prevalere uno a scapito dell’altro. Questo studio ha fornito inoltre implicazioni per la distribuzione delle evaporiti triassiche nei domini interni dell’Appennino Settentrionale. In particolare, gli esperimenti del ciclo 2 suggeriscono che il dominio Toscano meridionale poteva essere caratterizzato dalla presenza di evaporiti (Calcari Cavernoso), le quali diminuivano di spessore a nord (Lunigiana), mentre alla base della serie bacinale di La Spezia le evaporiti Triassiche potevano avere spessore fortemente ridotto o mancare completamente. Inoltre, il confronto tra i prismi sperimentali prodotti in laboratorio in questo lavoro di dottorato e le sezioni geologiche regionali dell’Appennino Settentrionale ha mostrato una buona corrispondenza dei rapporti geometrici tra le unità tettoniche costituenti l’edificio strutturale nord-Appenninico.

Ruolo della stratigrafia meccanica e dei processi di superficie nell’evoluzione dei prismi di accrezione: risultati da modelli analogici e implicazioni per l’Appennino settentrionale / Milazzo, F.. - (2018 Mar 27).

Ruolo della stratigrafia meccanica e dei processi di superficie nell’evoluzione dei prismi di accrezione: risultati da modelli analogici e implicazioni per l’Appennino settentrionale

MILAZZO, Flavio
2018-03-27

Abstract

Questo lavoro di dottorato ha avuto come oggetto di studio il ruolo della stratigrafia meccanica e dei processi di superficie nell’evoluzione spazio-temporale dei prismi di accrezione mediante l’utilizzo della modellizzazione analogica. La distribuzione tridimensionale di livelli di scollamento frizionali e viscosi all'interno della successione coinvolta nel raccorciamento è in grado di condizionarne significativamente l’evoluzione, le geometrie e le sequenze cronologiche di sviluppo dei sovrascorrimenti. La presenza di più di un livello di scollamento è infatti un fattore comune a molte catene, quali i Pirenei, l'Appennino, le Alpi, gli Zagros ecc. L’erosione e/o la sedimentazione sintettonica contribuiscono fortemente a determinare le tempistiche e localizzazione dell’esumazione di unità profonde, la riattivazione fuori sequenza dei sovrascorrimenti e la migrazione verso l’avampaese dei fronti deformativi, come documentato in molte catene montuose tra cui l’Himalaya, le Alpi Neozelandesi, il settore Adriatico dell’Appennino, ecc. In letteratura, i programmi sperimentali finora realizzati si limitano nella quasi totalità ad analizzare l’influenza di uno solo dei parametri che maggiormente influenzano la crescita dei cunei tettonici per convergenza ortogonale, ovvero la reologia della successione deformata, la sedimentazione e/o l’erosione sintettonica. In Natura invece, tali fattori agiscono simultaneamente in un sistema orogenico in evoluzione e per questo la ricerca realizzata nel dottorato ha affrontato in maniera sistematica tramite la modellizzazione analogica lo studio dell’interazione tra i tre parametri suddetti su prismi di accrezione sperimentali. In particolare, la maggior parte dei programmi sperimentali realizzati durante il Dottorato di Ricerca sono stati pianificati ispirandosi a problematiche ancora aperte nell’ambito della storia geologica dell’Appennino Settentrionale. La ricerca si è articolata in tre cicli sperimentali volti ad indagare in misura completa l’influenza dei parametri in questione. Il primo ciclo ha previsto una serie di esperimenti volti allo studio sistematico del ruolo della stratigrafia meccanica verticale nell’evoluzione di cunei di accrezione crostali. In seguito è stata implementata una serie di esperimenti (Ciclo 2) dedicati allo studio dell’influenza della variabilità planimetrica della stratigrafia meccanica. Il terzo ed ultimo ciclo si è esplicato in una serie di modelli dedicati allo studio dell’influenza dei processi superficiali sulla crescita dei cunei orogenici. Gli esperimenti sono stati eseguiti presso il laboratorio di modellizzazione analogica “Elisabetta Costa” dell’Università di Parma, tramite apparati tipo sandbox e con materiali costituiti da sabbie per simulare rocce a comportamento fragile, microsfere in vetro e grafite per livelli di scollamento deboli e silicone per rocce a comportamento plastico. Il lavoro ha previsto un periodo di ricerca integrativa presso il laboratorio di modellizzazione tettonica dell’università di Firenze, durante il quale è stata realizzata una serie sperimentale in condizioni di gravità aumentata (centrifuga) volta allo studio della distribuzione verticale ed orizzontale di livelli di scollamento frizionali in multistrati sabbiosi. I risultati hanno mostrato che la distribuzione verticale e la reologia dei livelli di scollamento influenzano fortemente l’evoluzione e la struttura dei prismi sperimentali: lo studio sistematico della variazione verticale degli scollamenti ha messo in luce una chiara relazione tra natura e posizione del livello di scollamento nel multistrato sabbioso e stile strutturale del prisma sperimentale. Allo stesso modo, la distribuzione planimetrica 2D e 3D dei livelli di scollamento frizionali ed i processi di superficie influenzano fortemente i processi tettonici che agiscono all’interno del prisma sperimentale stesso (underplating, accrezione frontale) facendone prevalere uno a scapito dell’altro. Questo studio ha fornito inoltre implicazioni per la distribuzione delle evaporiti triassiche nei domini interni dell’Appennino Settentrionale. In particolare, gli esperimenti del ciclo 2 suggeriscono che il dominio Toscano meridionale poteva essere caratterizzato dalla presenza di evaporiti (Calcari Cavernoso), le quali diminuivano di spessore a nord (Lunigiana), mentre alla base della serie bacinale di La Spezia le evaporiti Triassiche potevano avere spessore fortemente ridotto o mancare completamente. Inoltre, il confronto tra i prismi sperimentali prodotti in laboratorio in questo lavoro di dottorato e le sezioni geologiche regionali dell’Appennino Settentrionale ha mostrato una buona corrispondenza dei rapporti geometrici tra le unità tettoniche costituenti l’edificio strutturale nord-Appenninico.
27-mar-2018
Scienze della Terra
Surface Processes
Mechanical stratigraphy
Analogue modelling
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CAVOZZI, Cristian
Storti, Fabrizio
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