Il lavoro di ricerca di dottorato ha avuto come oggetto lo studio dell’effetto fotochimico della luce su popolazioni batteriche con l'obiettivo di individuare i parametri da cui tali effetti dipendevano. Inizialmente, allo scopo di mettere a punto il sistema e di identificare le condizioni sperimentali in grado di svolgere un’azione antibatterica e in particolare battericida, è stata svolta una sperimentazione utilizzando un ceppo di Escherichia coli non patogeno, Escherichia coli DH-10B. La ricerca svolta è stata focalizzata principalmente sui seguenti parametri: illuminamento, lunghezza d’onda, tempo di esposizione, concentrazione batterica iniziale, volume del liquido da depurare e profondità dello stesso. L’insieme dei risultati ottenuti indica che l’illuminamento è il vero “motore” del processo, in grado, oltre determinate soglie, di rendere meno influente anche il tempo di esposizione. I risultati ottenuti dimostrano che la radiazione infrarossa, e l’aumento della temperatura da essa determinato, non ha un effetto rilevante sul processo depurativo, in quanto gli stessi valori di abbattimento della carica batterica si sono ottenuti in esperimenti condotti in campo aperto e in serra a temperatura controllata. Un aspetto particolarmente rilevante consiste nel fatto che l’azione battericida è stata ottenuta in assenza di radiazione ultravioletta, la cui azione mutagena è ben nota, e che, pertanto quest’ultima può essere sostituita a scopi depurativi dalla luce visibile, nelle opportune condizioni sperimentali. Una volta definite le diverse condizioni sperimentali che davano risultati soddisfacenti in termini di attività antibatterica in esperimenti di laboratorio, si è passati alla sperimentazione su campioni di acque prelevate sul territorio parmense, contenenti coliformi totali, enterococchi fecali ed Escherichia coli per investigare l’attività depurativa sulle acque potabili e reflue. I risultati ottenuti dimostrano che mediante irraggiamento con luce artificiale avente lunghezza d’onda compresa tra 380 e 760 nanometri, si ottiene un abbattimento della carica batterica di oltre il 90% con tempi di trattamento di soli 15 minuti primi. Si considera di potenziale interesse anche per scopi applicativi il fatto tali valori siano stati ottenuti anche in trattamenti effettuati per tempi tanto brevi. Questa ricerca ha consentito di stabilire un approccio per la disinfezione di acque contaminate con l’utilizzazione di un sistema a basso impatto, non inquinante, senza l’uso né di sostanze chimiche battericide né di raggi UV, arrivando con il solo irraggiamento con luce visibile a superare la percentuale di abbattimento del 90%, valore di riferimento nel trattamento con radiazione ultravioletta. Le applicazioni di un tale approccio possono essere di interesse per diversi utilizzatori, come dimostrato nel corso della esperienza dai contatti presi con aziende e operatori del settore ambientale. Si segnala inoltre la collaborazione diretta con l’Ente Montagna 2000, gestore del ciclo idrico per i Comuni dell’Appennino Parmense con cui è stata svolta parte del lavoro.
Trattamenti biotecnologici delle acque / Biffignandi, F.. - (2015).
Trattamenti biotecnologici delle acque
BIFFIGNANDI, FEDERICO
2015-01-01
Abstract
Il lavoro di ricerca di dottorato ha avuto come oggetto lo studio dell’effetto fotochimico della luce su popolazioni batteriche con l'obiettivo di individuare i parametri da cui tali effetti dipendevano. Inizialmente, allo scopo di mettere a punto il sistema e di identificare le condizioni sperimentali in grado di svolgere un’azione antibatterica e in particolare battericida, è stata svolta una sperimentazione utilizzando un ceppo di Escherichia coli non patogeno, Escherichia coli DH-10B. La ricerca svolta è stata focalizzata principalmente sui seguenti parametri: illuminamento, lunghezza d’onda, tempo di esposizione, concentrazione batterica iniziale, volume del liquido da depurare e profondità dello stesso. L’insieme dei risultati ottenuti indica che l’illuminamento è il vero “motore” del processo, in grado, oltre determinate soglie, di rendere meno influente anche il tempo di esposizione. I risultati ottenuti dimostrano che la radiazione infrarossa, e l’aumento della temperatura da essa determinato, non ha un effetto rilevante sul processo depurativo, in quanto gli stessi valori di abbattimento della carica batterica si sono ottenuti in esperimenti condotti in campo aperto e in serra a temperatura controllata. Un aspetto particolarmente rilevante consiste nel fatto che l’azione battericida è stata ottenuta in assenza di radiazione ultravioletta, la cui azione mutagena è ben nota, e che, pertanto quest’ultima può essere sostituita a scopi depurativi dalla luce visibile, nelle opportune condizioni sperimentali. Una volta definite le diverse condizioni sperimentali che davano risultati soddisfacenti in termini di attività antibatterica in esperimenti di laboratorio, si è passati alla sperimentazione su campioni di acque prelevate sul territorio parmense, contenenti coliformi totali, enterococchi fecali ed Escherichia coli per investigare l’attività depurativa sulle acque potabili e reflue. I risultati ottenuti dimostrano che mediante irraggiamento con luce artificiale avente lunghezza d’onda compresa tra 380 e 760 nanometri, si ottiene un abbattimento della carica batterica di oltre il 90% con tempi di trattamento di soli 15 minuti primi. Si considera di potenziale interesse anche per scopi applicativi il fatto tali valori siano stati ottenuti anche in trattamenti effettuati per tempi tanto brevi. Questa ricerca ha consentito di stabilire un approccio per la disinfezione di acque contaminate con l’utilizzazione di un sistema a basso impatto, non inquinante, senza l’uso né di sostanze chimiche battericide né di raggi UV, arrivando con il solo irraggiamento con luce visibile a superare la percentuale di abbattimento del 90%, valore di riferimento nel trattamento con radiazione ultravioletta. Le applicazioni di un tale approccio possono essere di interesse per diversi utilizzatori, come dimostrato nel corso della esperienza dai contatti presi con aziende e operatori del settore ambientale. Si segnala inoltre la collaborazione diretta con l’Ente Montagna 2000, gestore del ciclo idrico per i Comuni dell’Appennino Parmense con cui è stata svolta parte del lavoro.| File | Dimensione | Formato | |
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