RIASSUNTO Il benessere del cavallo, al di là di considerazioni di carattere etico, ha assunto negli ultimi anni, grazie all’evoluzione della giurisprudenza in materia, la valenza di un obbligo di legge, considerato in particolare da: Reg. CE n° 1698/2005 Sviluppo rurale 2007-2013;C.P. Art 544 ter; Codice per la tutela e Gestione degli Equidi (DM 2003); Ordinanza Martini 2011. Questo studio è stato effettuato per ottenere una visione delle condizioni di vita attualmente condotte dalla popolazione equina, indagando il tipo di management dei cavalli sportivi. Valutare il benessere è argomento complesso, non limitato alla verifica di condizioni di buona salute; le stereotipie in quanto comportamenti anormali possono essere indicative di situazioni di benessere non ottimali. Pertanto, in considerazione del fatto che i lavori sull’argomento in Italia sono pochi, si è ritenuto oggetto di estrema attualità effettuare un’indagine sulle condizioni di vita dei cavalli sportivi. Lo studio ha riguardato cavalli da corsa al galoppo (purosangue inglesi per corse in piano e ad ostacoli) e cavalli adibiti agli sport equestri: discipline del salto ostacoli, del dressage, del turismo equestre e della riabilitazione equestre, in quanto le discipline più diffuse e quindi indicative della situazione attuale. Sono stati individuati 3 centri (Merano, Pisa e Livorno) per l’allenamento e le corse al galoppo, ospitanti 30 scuderie da corsa in piano e in ostacoli, per un totale di 504 galoppatori e 9 centri ippici con 303 cavalli adibiti a varie discipline equestri, situati in centro e nord Italia. Le stereotipie riscontrate su 37 cavalli (28 galoppatori e 9 da sport equestri) erano ballo dell’orso, ticchio d’appoggio e girare nel box. I parametri indagati (scheda n°1) sono stati: scuderizzazione (tipo di box e di lettiera); alimentazione (numero di pasti; quantità di alimento concentrato e foraggio somministrarti quotidianamente); lavoro (tipo di allenamento, uso della giostra e del paddock). Sono quindi state annotate (scheda n°2) le informazioni cliniche e ambientali relative al singolo cavallo con stereotipia. I risultati hanno evidenziato un aumento dell’incidenza di comportamenti anomali per i soggetti alloggiati in box con le finestre interne rispetto a box con finestre esterne; per 3 pasti al giorno vs 2 pasti e scarse quantità di foraggio rispetto al concentrato; uso di paddock vs nessun paddock (P=0,002): più problemi con il paddock, ma si trattava di recinti di piccole dimensioni, dove il cavallo non poteva galoppare. Solo questa differenza risulta significativa. Questi dati concordano con quanto riportato in letteratura; discordano invece per quanto riguarda l’edibilità della lettiera: in questo studio l’incidenza non è più alta con lettiera non edibile. Riguardo il lavoro riferito ai cavalli da corsa, l’allenamento con canter su distanze brevi e alta velocità causa un’incidenza più alta di anomalie comportamentali rispetto al training effettuato con canter su lunghe distanze e velocità inferiori, tipico dei cavalli da ostacoli. Per gli sport equestri i cavalli utilizzati per il dressage mostravano un’incidenza più alta rispetto alle altre discipline considerate. I paddocks erano sempre recinti di piccole dimensioni, il loro uso e l’uso della giostra evidenziava un’incidenza più elevata (dati concordanti con la letteratura). Per quanto riguarda i casi clinici in alcuni si è avuta una modificazione del comportamento stereotipato per intensità e frequenza fino, in due casi, all’estinzione. In conclusione, la stereotipia è il sintomo di un disagio. I proprietari/responsabili dei cavalli adottano i seguenti atteggiamenti: ignorano il comportamento; lo reprimono; tentano di individuare la causa e cambiare management. Solo la rimozione dell’etiologia, non sempre facilmente individuabile e eliminabile, può portare alla vera estinzione del comportamento, altrimenti se ne ha solamente la repressione. Questo comporta la valutazione del singolo caso clinico, però sarebbe opportuno emanare delle linee guida per la costruzione degli impianti di stabulazione e sensibilizzare correttamente i professionisti del settore (proprietari, allenatori, cavalieri), perché il benessere equino è dato comunque da un insieme di diversi fattori

Il benessere del cavallo sportivo: indagine su alcuni comportamenti stereotipati nei cavalli atleti(2013 Mar).

Il benessere del cavallo sportivo: indagine su alcuni comportamenti stereotipati nei cavalli atleti

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2013-03-01

Abstract

RIASSUNTO Il benessere del cavallo, al di là di considerazioni di carattere etico, ha assunto negli ultimi anni, grazie all’evoluzione della giurisprudenza in materia, la valenza di un obbligo di legge, considerato in particolare da: Reg. CE n° 1698/2005 Sviluppo rurale 2007-2013;C.P. Art 544 ter; Codice per la tutela e Gestione degli Equidi (DM 2003); Ordinanza Martini 2011. Questo studio è stato effettuato per ottenere una visione delle condizioni di vita attualmente condotte dalla popolazione equina, indagando il tipo di management dei cavalli sportivi. Valutare il benessere è argomento complesso, non limitato alla verifica di condizioni di buona salute; le stereotipie in quanto comportamenti anormali possono essere indicative di situazioni di benessere non ottimali. Pertanto, in considerazione del fatto che i lavori sull’argomento in Italia sono pochi, si è ritenuto oggetto di estrema attualità effettuare un’indagine sulle condizioni di vita dei cavalli sportivi. Lo studio ha riguardato cavalli da corsa al galoppo (purosangue inglesi per corse in piano e ad ostacoli) e cavalli adibiti agli sport equestri: discipline del salto ostacoli, del dressage, del turismo equestre e della riabilitazione equestre, in quanto le discipline più diffuse e quindi indicative della situazione attuale. Sono stati individuati 3 centri (Merano, Pisa e Livorno) per l’allenamento e le corse al galoppo, ospitanti 30 scuderie da corsa in piano e in ostacoli, per un totale di 504 galoppatori e 9 centri ippici con 303 cavalli adibiti a varie discipline equestri, situati in centro e nord Italia. Le stereotipie riscontrate su 37 cavalli (28 galoppatori e 9 da sport equestri) erano ballo dell’orso, ticchio d’appoggio e girare nel box. I parametri indagati (scheda n°1) sono stati: scuderizzazione (tipo di box e di lettiera); alimentazione (numero di pasti; quantità di alimento concentrato e foraggio somministrarti quotidianamente); lavoro (tipo di allenamento, uso della giostra e del paddock). Sono quindi state annotate (scheda n°2) le informazioni cliniche e ambientali relative al singolo cavallo con stereotipia. I risultati hanno evidenziato un aumento dell’incidenza di comportamenti anomali per i soggetti alloggiati in box con le finestre interne rispetto a box con finestre esterne; per 3 pasti al giorno vs 2 pasti e scarse quantità di foraggio rispetto al concentrato; uso di paddock vs nessun paddock (P=0,002): più problemi con il paddock, ma si trattava di recinti di piccole dimensioni, dove il cavallo non poteva galoppare. Solo questa differenza risulta significativa. Questi dati concordano con quanto riportato in letteratura; discordano invece per quanto riguarda l’edibilità della lettiera: in questo studio l’incidenza non è più alta con lettiera non edibile. Riguardo il lavoro riferito ai cavalli da corsa, l’allenamento con canter su distanze brevi e alta velocità causa un’incidenza più alta di anomalie comportamentali rispetto al training effettuato con canter su lunghe distanze e velocità inferiori, tipico dei cavalli da ostacoli. Per gli sport equestri i cavalli utilizzati per il dressage mostravano un’incidenza più alta rispetto alle altre discipline considerate. I paddocks erano sempre recinti di piccole dimensioni, il loro uso e l’uso della giostra evidenziava un’incidenza più elevata (dati concordanti con la letteratura). Per quanto riguarda i casi clinici in alcuni si è avuta una modificazione del comportamento stereotipato per intensità e frequenza fino, in due casi, all’estinzione. In conclusione, la stereotipia è il sintomo di un disagio. I proprietari/responsabili dei cavalli adottano i seguenti atteggiamenti: ignorano il comportamento; lo reprimono; tentano di individuare la causa e cambiare management. Solo la rimozione dell’etiologia, non sempre facilmente individuabile e eliminabile, può portare alla vera estinzione del comportamento, altrimenti se ne ha solamente la repressione. Questo comporta la valutazione del singolo caso clinico, però sarebbe opportuno emanare delle linee guida per la costruzione degli impianti di stabulazione e sensibilizzare correttamente i professionisti del settore (proprietari, allenatori, cavalieri), perché il benessere equino è dato comunque da un insieme di diversi fattori
mar-2013
Biotecnologie
Stereotypic behaviours
Welfare
Horses management
MARTUZZI, Francesca
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