Questa tesi parla del governo delle città dell’Italia centro-settentrionale a inizio Trecento secondo una prospettiva finora poco valutata dalla storiografia. La trasformazione istituzionale delle città viene qui posta in relazione con il riemergere di un interesse per l’organizzazione dell’Italia centro-settentrionale su scala regionale, in connessione con la realtà del regnum italicum. È nato così uno studio – che si sviluppa su diversi piani di analisi, quello cittadino e quello regionale – in cui si è usato come filo conduttore il lavorio esercitato sulle istituzioni cittadine da parte di poteri sovrani. La ricerca prende le mosse dalla discesa in Italia di Enrico VII di Lussemburgo (1310-1313). La Romfahrt pose una serie di questioni – relative al riordinamento interno delle città, al loro inquadramento e coordinazione a livello regionale – che rimasero aperte fino ai primi anni Trenta, quando il crollo della dominazione di Giovanni di Boemia in Italia e l’ascesa di Azzone Visconti portarono all’emergere delle prime stabili esperienze signorili. Nella prima parte della tesi, si è ricostruito il viaggio di Enrico VII in Italia, con l’intento di far emergere il programma imperiale per la riforma del regno (cap. 1 e 2). Le politiche imperiali non seguirono un percorso lineare, ma furono presto complicate dal necessario confronto con le città; è stato quindi necessario porre in rilievo anche la capacità dimostrata dai comuni italiani di intervenire sui modi di funzionamento del sistema imperiale, modificandolo secondo i propri interessi (cap. 3). In seguito, si sono poste in esame le politiche adottate dall’imperatore nella seconda fase del suo viaggio in Italia, quando intervenne per arginare le rivolte nate in opposizione alle riforme cittadine, modificando le proprie linee d’azione sia sul piano giuridico, sia su quello istituzionale (cap. 4). Nella seconda parte della tesi, si sono volute cercare le tracce del progetto di Enrico VII attraverso le sperimentazioni di altri poteri di stampo monarchico che nei 20 anni successivi intesero ridare sostanza politica e amministrativa al regno d’Italia: i due legati di Giovanni XXII Bertrand de la Tour e Bernard Gui (1317), Ludovico di Baviera (1327-1329) e Giovanni di Boemia (1330-1333). È stato così possibile proseguire il discorso sull’azione cittadina in difesa dell’autonomia, in connessione con il papato e la monarchia angioina (cap. 5). Inoltre, in un parallelo con la Romfahrt imperiale, si è preso in analisi il viaggio di Giovanni di Boemia in Italia, che rappresentò un nuovo tentativo concreto per l’imposizione di un potere sovrano su quell’area (cap. 6 e 7). Infine, l’ascesa di Azzone Visconti – scelto come figura emblematica dell’affermazione signorile – diede avvio a un nuovo modo di governare le città. Le nuove forze emergenti stabilirono il proprio dominio sulle città italiane e sul territorio assumendo attributi e modelli di comportamento derivati dalla tradizione regia, li snaturarono per la mancanza di un progetto per un regno in Lombardia, e di fatto posero fine alla fase delle sperimentazioni sovrane per il governo delle città italiane.

Sperimentazioni sovrane per le città del regnum italicum. Pacificazioni, riforme e modelli di governo da Enrico VII a Giovanni di Boemia (1310-1330) / Giraudo, S.. - (2013 Apr 15).

Sperimentazioni sovrane per le città del regnum italicum. Pacificazioni, riforme e modelli di governo da Enrico VII a Giovanni di Boemia (1310-1330)

GIRAUDO, Stefania
2013-04-15

Abstract

Questa tesi parla del governo delle città dell’Italia centro-settentrionale a inizio Trecento secondo una prospettiva finora poco valutata dalla storiografia. La trasformazione istituzionale delle città viene qui posta in relazione con il riemergere di un interesse per l’organizzazione dell’Italia centro-settentrionale su scala regionale, in connessione con la realtà del regnum italicum. È nato così uno studio – che si sviluppa su diversi piani di analisi, quello cittadino e quello regionale – in cui si è usato come filo conduttore il lavorio esercitato sulle istituzioni cittadine da parte di poteri sovrani. La ricerca prende le mosse dalla discesa in Italia di Enrico VII di Lussemburgo (1310-1313). La Romfahrt pose una serie di questioni – relative al riordinamento interno delle città, al loro inquadramento e coordinazione a livello regionale – che rimasero aperte fino ai primi anni Trenta, quando il crollo della dominazione di Giovanni di Boemia in Italia e l’ascesa di Azzone Visconti portarono all’emergere delle prime stabili esperienze signorili. Nella prima parte della tesi, si è ricostruito il viaggio di Enrico VII in Italia, con l’intento di far emergere il programma imperiale per la riforma del regno (cap. 1 e 2). Le politiche imperiali non seguirono un percorso lineare, ma furono presto complicate dal necessario confronto con le città; è stato quindi necessario porre in rilievo anche la capacità dimostrata dai comuni italiani di intervenire sui modi di funzionamento del sistema imperiale, modificandolo secondo i propri interessi (cap. 3). In seguito, si sono poste in esame le politiche adottate dall’imperatore nella seconda fase del suo viaggio in Italia, quando intervenne per arginare le rivolte nate in opposizione alle riforme cittadine, modificando le proprie linee d’azione sia sul piano giuridico, sia su quello istituzionale (cap. 4). Nella seconda parte della tesi, si sono volute cercare le tracce del progetto di Enrico VII attraverso le sperimentazioni di altri poteri di stampo monarchico che nei 20 anni successivi intesero ridare sostanza politica e amministrativa al regno d’Italia: i due legati di Giovanni XXII Bertrand de la Tour e Bernard Gui (1317), Ludovico di Baviera (1327-1329) e Giovanni di Boemia (1330-1333). È stato così possibile proseguire il discorso sull’azione cittadina in difesa dell’autonomia, in connessione con il papato e la monarchia angioina (cap. 5). Inoltre, in un parallelo con la Romfahrt imperiale, si è preso in analisi il viaggio di Giovanni di Boemia in Italia, che rappresentò un nuovo tentativo concreto per l’imposizione di un potere sovrano su quell’area (cap. 6 e 7). Infine, l’ascesa di Azzone Visconti – scelto come figura emblematica dell’affermazione signorile – diede avvio a un nuovo modo di governare le città. Le nuove forze emergenti stabilirono il proprio dominio sulle città italiane e sul territorio assumendo attributi e modelli di comportamento derivati dalla tradizione regia, li snaturarono per la mancanza di un progetto per un regno in Lombardia, e di fatto posero fine alla fase delle sperimentazioni sovrane per il governo delle città italiane.
15-apr-2013
Storia
italian cities
14th century
GAZZINI, Marina
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