L’angioplastica coronarica (PCI) in combinazione con i multipli trattamenti antitrombotici è diventata la terapia standard per i pazienti affetti da sindrome coronarica acuta ma l’impatto di questi trattamenti aggressivi sulle complicanze emorragiche e sulla mortalità a breve e lungo termine non è ancora stato adeguatamente studiato. Recenti analisi di trials clinici randomizzati hanno dimostrato che i sanguinamenti dopo trattamento per sindrome coronarica acuta (PCI e trombolisi) sono associati con un peggior outcome clinico sia a breve che a lungo termine, compresa la mortalità. Tuttavia i dati ottenuti dai trials clinici randomizzati non sono completamente generalizzabili a tutti i pazienti con sindrome coronarica acuta se confrontati con i dati del mondo reale ottenuti dagli studi osservazionali. Al momento in letteratura vi sono evidenze discordanti riguardo il peggior outcome clinico a breve e lungo termine nelle donne sottoposte a PCI, in numerosi studi è emerso che i sanguinamenti e gli eventi ischemici sono più frequenti nelle donne sottoposte ad angioplastica coronarica rispetto agli uomini. Obiettivo primario dello studio è stato valutare se i sanguinamenti intra-ospedalieri fossero significativamente più alti nelle donne rispetto agli uomini e se questi fossero associati con la mortalità a breve ed a lungo termine in tutta la popolazione e nel sottogruppo ‘gender’. Si tratta di uno studio osservazionale prospettico nel quale sono stati inclusi tutti i pazienti affetti da sindrome coronarica acuta e sottoposti a studio coronarografico e rivascolarizzazione miocardica percutanea in Emilia Romagna dal Giugno 2010 al Novembre 2011 in 6 dei 13 centri di cardiologia interventistica della regione. E’ stato fatto un follow up a breve termine (a 30 giorni) ed a lungo termine (ad un anno). I risultati del nostro studio hanno dimostrato una significativa maggiore incidenza nella popolazione di sesso femminile di sanguinamenti maggiori e minori, di anemizzazioni e di necessità alle trasfusioni. Sia la mortalità totale a 30 giorni che la mortalità per cause cardiovascolari a 30 giorni sono risultate significativamente più alte nella popolazione di sesso femminile rispetto a quella maschile. Anche nel follow-up a 12 mesi è stata osservata una differenza significativa nei dati sulla mortalità, sia per tutte le cause che per cause cardiovascolari, con una incidenza significativamente maggiore nella popolazione di sesso femminile rispetto a quella maschile. Il sesso femminile è risultato una variabile significativamente correlata con l’evento sanguinamento . L’evento sanguinamento è risultato un forte predittore di mortalità a 30 giorni. In conclusione nel nostro studio appare chiaramente un legame tra sesso femminile e sanguinamenti e tra sanguinamenti e mortalità: il cosidetto ‘Triangolo Genere’ la cui interpretazione è difficile e controversa. In conclusione: • Le donne hanno una significativa maggiore incidenza di sanguinamenti intra-ospedalieri, maggiori e minori ed una più alta incidenza di mortalità sia a breve che a lungo termine rispetto agli uomini. • Il sesso femminile è l’unico predittore indipendente di sanguinamenti intra-ospedalieri. • I sanguinamenti, ma non il sesso femminile, risulta essere un forte predittore di mortalità a 30 giorni. • Le donne hanno dimostrato quindi una maggiore incidenza di sanguinamenti ed un peggior outcome clinico in confronto agli uomini. I risultati del nostro studio supportano fortemente l’esistenza di un possibile legame causale ed indipendente tra genere e rischio di sanguinamenti e tra sanguinamenti e mortalità, che necessita di ulteriori e future investigazioni.
Associazione tra sanguinamenti, mortalità e genere femminile nelle sindromi coronariche acute. Il triangolo genere(2013).
Associazione tra sanguinamenti, mortalità e genere femminile nelle sindromi coronariche acute. Il triangolo genere.
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2013-01-01
Abstract
L’angioplastica coronarica (PCI) in combinazione con i multipli trattamenti antitrombotici è diventata la terapia standard per i pazienti affetti da sindrome coronarica acuta ma l’impatto di questi trattamenti aggressivi sulle complicanze emorragiche e sulla mortalità a breve e lungo termine non è ancora stato adeguatamente studiato. Recenti analisi di trials clinici randomizzati hanno dimostrato che i sanguinamenti dopo trattamento per sindrome coronarica acuta (PCI e trombolisi) sono associati con un peggior outcome clinico sia a breve che a lungo termine, compresa la mortalità. Tuttavia i dati ottenuti dai trials clinici randomizzati non sono completamente generalizzabili a tutti i pazienti con sindrome coronarica acuta se confrontati con i dati del mondo reale ottenuti dagli studi osservazionali. Al momento in letteratura vi sono evidenze discordanti riguardo il peggior outcome clinico a breve e lungo termine nelle donne sottoposte a PCI, in numerosi studi è emerso che i sanguinamenti e gli eventi ischemici sono più frequenti nelle donne sottoposte ad angioplastica coronarica rispetto agli uomini. Obiettivo primario dello studio è stato valutare se i sanguinamenti intra-ospedalieri fossero significativamente più alti nelle donne rispetto agli uomini e se questi fossero associati con la mortalità a breve ed a lungo termine in tutta la popolazione e nel sottogruppo ‘gender’. Si tratta di uno studio osservazionale prospettico nel quale sono stati inclusi tutti i pazienti affetti da sindrome coronarica acuta e sottoposti a studio coronarografico e rivascolarizzazione miocardica percutanea in Emilia Romagna dal Giugno 2010 al Novembre 2011 in 6 dei 13 centri di cardiologia interventistica della regione. E’ stato fatto un follow up a breve termine (a 30 giorni) ed a lungo termine (ad un anno). I risultati del nostro studio hanno dimostrato una significativa maggiore incidenza nella popolazione di sesso femminile di sanguinamenti maggiori e minori, di anemizzazioni e di necessità alle trasfusioni. Sia la mortalità totale a 30 giorni che la mortalità per cause cardiovascolari a 30 giorni sono risultate significativamente più alte nella popolazione di sesso femminile rispetto a quella maschile. Anche nel follow-up a 12 mesi è stata osservata una differenza significativa nei dati sulla mortalità, sia per tutte le cause che per cause cardiovascolari, con una incidenza significativamente maggiore nella popolazione di sesso femminile rispetto a quella maschile. Il sesso femminile è risultato una variabile significativamente correlata con l’evento sanguinamento . L’evento sanguinamento è risultato un forte predittore di mortalità a 30 giorni. In conclusione nel nostro studio appare chiaramente un legame tra sesso femminile e sanguinamenti e tra sanguinamenti e mortalità: il cosidetto ‘Triangolo Genere’ la cui interpretazione è difficile e controversa. In conclusione: • Le donne hanno una significativa maggiore incidenza di sanguinamenti intra-ospedalieri, maggiori e minori ed una più alta incidenza di mortalità sia a breve che a lungo termine rispetto agli uomini. • Il sesso femminile è l’unico predittore indipendente di sanguinamenti intra-ospedalieri. • I sanguinamenti, ma non il sesso femminile, risulta essere un forte predittore di mortalità a 30 giorni. • Le donne hanno dimostrato quindi una maggiore incidenza di sanguinamenti ed un peggior outcome clinico in confronto agli uomini. I risultati del nostro studio supportano fortemente l’esistenza di un possibile legame causale ed indipendente tra genere e rischio di sanguinamenti e tra sanguinamenti e mortalità, che necessita di ulteriori e future investigazioni.| File | Dimensione | Formato | |
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