Premesse: Il carcinoma epatico primitivo (HCC) costituisce il quinto tipo più comune di tumore maligno nel mondo e la terza fra le cause di morte da neoplasie. La frequenza di HCC è particolarmente elevata in Asia ed in Africa, tuttavia il profilo epidemiologico sta cambiando a causa della stretta correlazione con l’infezione cronica da virus dell’epatite B (HBV) e C (HCV). La prognosi dell’HCC è migliorata negli ultimi anni grazie ai progressi diagnostici che hanno favorito l’individuazione di tumori allo stadio precoce e quindi la possibilità di ricorso a terapie curative. Fra le varie opzioni terapeutiche, oltre al trapianto di fegato ed alla resezione chirurgica, negli ultimi anni si stanno sempre più sviluppando tecniche ablative locali e fra queste, in particolare, la termoablazione con radiofrequenza (RFA), una tecnica minimamente invasiva utilizzata come terapia locale standard per il carcinoma epatocellulare e come seconda linea di trattamento per i tumori epatici metastatici. Il trattamento di RFA distrugge il tessuto tumorale tramite produzione di calore generando uno stato di necrosi coagulativa localizzata a cui segue un’importante risposta infiammatoria causata principalmente dal rilascio di heat shock proteins (HSPs) e di citochine pro-infiammatorie quali TNF-a e interferoni di tipo I. Studi precedenti hanno dimostrato come il trattamento di termoablazione sia in grado di generare stimoli infiammatori capaci di potenziare la risposta T linfocitaria specifica per antigeni tumorali ed hanno anche evidenziato un possibile effetto sulla risposta innata ed in particolare sulla risposta linfocitaria Natural Killer (NK). Scopo di questo studio è stato quello di analizzare l’effetto della termoablazione sul comportamento dei linfociti NK. Sono state, inoltre, analizzate le importanti implicazioni dell’effetto immunomodulante della termoablazione sulla storia naturale dell’HCC, in relazione anche a possibili futuri sviluppi in senso immunoterapeutico. Metodi: Lo studio ha coinvolto 37 pazienti portatori di uno o più noduli di HCC sottoposti a RFA; la risposta Natural Killer è stata analizzata mediante isolamento delle cellule linfomononucleate da sangue periferico (PBMC), conta delle sottopopolazioni linfocitarie, isolamento dei linfociti NK e caratterizzazione fenotipica e funzionale di queste cellule. Si sono inoltre valutate le variazioni delle concentrazioni su sangue di citochine coinvolte nella normale omeostasi delle cellule Natural Killer e le frequenze e fenotipi dei linfociti T regolatori. Risultati e conclusioni: Lo studio ha evidenziato un aumento, sia in termini percentuali che assoluti, dei linfociti NK a seguito del trattamento di termoablazione. Tali cellule hanno mostrato un’aumentata espressione dei recettori di attivazione parallelamente a una riduzione di quelli inibitori e marcata attivazione funzionale con amplificazione della attività citotossica (diretta e mediata da anticorpi) e della produzione di interferone-γ. Non è stata rilevata, invece, alcuna variazione significativa delle concentrazioni sistemiche di IL-15 e HSP-70, né alcuna influenza dei linfociti T regolatori (CD4+/CD25+/FoxP3+) su espansione e attivazione delle cellule Natural Killer. L’aumentata capacità citotossica e di produzione di Interferone-γ sembra correlare sul piano clinico con una maggiore durata della sopravvivenza libera da malattia, suggerendo un ruolo attivo di queste cellule nel controllo della patologia neoplastica. I risultati ottenuti possono essere rilevanti per lo sviluppo di strategie di immunoterapia adiuvante che abbiano come scopo il potenziamento della risposta NK contro i tumori. In particolare, il potenziamento della risposta citotossica anticorpo-dipendente (ADCC) suggerisce la possibilità di sviluppare terapie innovative basate sulla combinazione della termoablazione di lesioni epatiche, non solo primitive ma anche metastatiche, e di anticorpi monoclonali antitumorali, già ampiamente utilizzati nella pratica clinica.

Attivazione della risposta linfocitaria natural killer in seguito al trattamento di termoablazione di noduli di epatocarcinoma(2012 Apr 13).

Attivazione della risposta linfocitaria natural killer in seguito al trattamento di termoablazione di noduli di epatocarcinoma

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2012-04-13

Abstract

Premesse: Il carcinoma epatico primitivo (HCC) costituisce il quinto tipo più comune di tumore maligno nel mondo e la terza fra le cause di morte da neoplasie. La frequenza di HCC è particolarmente elevata in Asia ed in Africa, tuttavia il profilo epidemiologico sta cambiando a causa della stretta correlazione con l’infezione cronica da virus dell’epatite B (HBV) e C (HCV). La prognosi dell’HCC è migliorata negli ultimi anni grazie ai progressi diagnostici che hanno favorito l’individuazione di tumori allo stadio precoce e quindi la possibilità di ricorso a terapie curative. Fra le varie opzioni terapeutiche, oltre al trapianto di fegato ed alla resezione chirurgica, negli ultimi anni si stanno sempre più sviluppando tecniche ablative locali e fra queste, in particolare, la termoablazione con radiofrequenza (RFA), una tecnica minimamente invasiva utilizzata come terapia locale standard per il carcinoma epatocellulare e come seconda linea di trattamento per i tumori epatici metastatici. Il trattamento di RFA distrugge il tessuto tumorale tramite produzione di calore generando uno stato di necrosi coagulativa localizzata a cui segue un’importante risposta infiammatoria causata principalmente dal rilascio di heat shock proteins (HSPs) e di citochine pro-infiammatorie quali TNF-a e interferoni di tipo I. Studi precedenti hanno dimostrato come il trattamento di termoablazione sia in grado di generare stimoli infiammatori capaci di potenziare la risposta T linfocitaria specifica per antigeni tumorali ed hanno anche evidenziato un possibile effetto sulla risposta innata ed in particolare sulla risposta linfocitaria Natural Killer (NK). Scopo di questo studio è stato quello di analizzare l’effetto della termoablazione sul comportamento dei linfociti NK. Sono state, inoltre, analizzate le importanti implicazioni dell’effetto immunomodulante della termoablazione sulla storia naturale dell’HCC, in relazione anche a possibili futuri sviluppi in senso immunoterapeutico. Metodi: Lo studio ha coinvolto 37 pazienti portatori di uno o più noduli di HCC sottoposti a RFA; la risposta Natural Killer è stata analizzata mediante isolamento delle cellule linfomononucleate da sangue periferico (PBMC), conta delle sottopopolazioni linfocitarie, isolamento dei linfociti NK e caratterizzazione fenotipica e funzionale di queste cellule. Si sono inoltre valutate le variazioni delle concentrazioni su sangue di citochine coinvolte nella normale omeostasi delle cellule Natural Killer e le frequenze e fenotipi dei linfociti T regolatori. Risultati e conclusioni: Lo studio ha evidenziato un aumento, sia in termini percentuali che assoluti, dei linfociti NK a seguito del trattamento di termoablazione. Tali cellule hanno mostrato un’aumentata espressione dei recettori di attivazione parallelamente a una riduzione di quelli inibitori e marcata attivazione funzionale con amplificazione della attività citotossica (diretta e mediata da anticorpi) e della produzione di interferone-γ. Non è stata rilevata, invece, alcuna variazione significativa delle concentrazioni sistemiche di IL-15 e HSP-70, né alcuna influenza dei linfociti T regolatori (CD4+/CD25+/FoxP3+) su espansione e attivazione delle cellule Natural Killer. L’aumentata capacità citotossica e di produzione di Interferone-γ sembra correlare sul piano clinico con una maggiore durata della sopravvivenza libera da malattia, suggerendo un ruolo attivo di queste cellule nel controllo della patologia neoplastica. I risultati ottenuti possono essere rilevanti per lo sviluppo di strategie di immunoterapia adiuvante che abbiano come scopo il potenziamento della risposta NK contro i tumori. In particolare, il potenziamento della risposta citotossica anticorpo-dipendente (ADCC) suggerisce la possibilità di sviluppare terapie innovative basate sulla combinazione della termoablazione di lesioni epatiche, non solo primitive ma anche metastatiche, e di anticorpi monoclonali antitumorali, già ampiamente utilizzati nella pratica clinica.
13-apr-2012
Immunologia e Immunopatologia Sperimentale e Comparata
Natural Killer
Hepatocellular carcinoma
Radiofrequency thermal ablation
Corradi, Attilio
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/1889/1962
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