Scopo del progetto Lo scopo del progetto era quello di sviluppare e rigenerare parti della vie biliare principale, per riparare danni iatrogeni o ricostruire la via biliare dopo resezione. E' stata valutata la fattibilità chirurgica e la biocompatibilità impiantando nel suino una protesi riassorbibile dopo resezione della via biliare principale (VBP). Il razionale era quello di trovare un sistema di riparazione che ricostituisse l'anatomia e che riducesse le complicanze infettive e ostruttive che gravano l'intervento di epatico-digiunostomia. Metodi La protesi è stata prodotta dalla Medicina Sperimentale utilizzando uno scaffold polimerico tubulare e versando una soluzione di chitosano in uno stampo appositamente costruito; sono stati preventivamente eseguiti test di citotossicità in vitro e test in vivo. La protesi è stata quindi impiantata in 20 suini: la tecnica chirurgica prevedeva la resezione subtotale del coledoco, con colecistectomia, e l'impianto della protesi sostitutiva bilio-biliare termino-terminale. I suini sono stati divisi in 2 gruppi, trattati con apposito protocollo terapeutico postoperatorio e sacrificati a 1 mese e a 6 mesi dall'intervento, è stata eseguita indagine autopstica, microscopica e microbiologica. Risultati Le complicanze più frequenti sono state quelle gastrointestinali emorragiche o ulcera peptica (9/20). In 6 su 10 animali sacrificati ad 1 mese la protesi era presente e pervia, senza complicanze locali, in 2 animali la protesi presentava stenosi dell'anastomosi, in 2 animali la protesi era non correttamente ancorata; dal punto di vista istologico si osservava l’iniziale sostituzione biologica della protesi. A 6 mesi gli animali avevano all'autopsia una sorta di neodotto al posto della VBP. In 2 casi non era più rintracciabile la protesi, che era stata completamente degradata, e il neodotto all'esame microscopico era costituito da cellule compatibili con epitelio di via biliare. Discussione Negli animali lungo-sopravviventi in cui la protesi è stata correttamente sostituita da tessuto biologico neoformato, si assiste alla comparsa di un vero e proprio neodotto. I nostri risultati dimostrano che la protesi è impiantabile in vivo e biocompatibile; se la protesi è correttamente fissata, nel giro di 6 mesi viene completamente degradata e sostituita con un neodotto biliare con caratteristiche simili a quelle dei dotti nativi. Escludendo le complicanze postoperatorie sistemiche, peraltro concentrate nel primo periodo postoperatorio e ridotte dall'introduzione di un idoneo protocollo terapeutico, l'outcome dell'intervento di sostituzione protesica è più che accettabile, gravato da ridotte complicanze infettive e stenotiche e verosimilmente vantaggioso nel lungo termine rispetto all'epatico-digiunostomia.

Sviluppo di una protesi biocompatibile per la sostituzione del coledoco: studio pre-clinico sul suino. Fattibilità chirurgica e biocompatibilità / Gobbi, S.. - (2011 Apr 04).

Sviluppo di una protesi biocompatibile per la sostituzione del coledoco: studio pre-clinico sul suino. Fattibilità chirurgica e biocompatibilità.

GOBBI, Sara
2011-04-04

Abstract

Scopo del progetto Lo scopo del progetto era quello di sviluppare e rigenerare parti della vie biliare principale, per riparare danni iatrogeni o ricostruire la via biliare dopo resezione. E' stata valutata la fattibilità chirurgica e la biocompatibilità impiantando nel suino una protesi riassorbibile dopo resezione della via biliare principale (VBP). Il razionale era quello di trovare un sistema di riparazione che ricostituisse l'anatomia e che riducesse le complicanze infettive e ostruttive che gravano l'intervento di epatico-digiunostomia. Metodi La protesi è stata prodotta dalla Medicina Sperimentale utilizzando uno scaffold polimerico tubulare e versando una soluzione di chitosano in uno stampo appositamente costruito; sono stati preventivamente eseguiti test di citotossicità in vitro e test in vivo. La protesi è stata quindi impiantata in 20 suini: la tecnica chirurgica prevedeva la resezione subtotale del coledoco, con colecistectomia, e l'impianto della protesi sostitutiva bilio-biliare termino-terminale. I suini sono stati divisi in 2 gruppi, trattati con apposito protocollo terapeutico postoperatorio e sacrificati a 1 mese e a 6 mesi dall'intervento, è stata eseguita indagine autopstica, microscopica e microbiologica. Risultati Le complicanze più frequenti sono state quelle gastrointestinali emorragiche o ulcera peptica (9/20). In 6 su 10 animali sacrificati ad 1 mese la protesi era presente e pervia, senza complicanze locali, in 2 animali la protesi presentava stenosi dell'anastomosi, in 2 animali la protesi era non correttamente ancorata; dal punto di vista istologico si osservava l’iniziale sostituzione biologica della protesi. A 6 mesi gli animali avevano all'autopsia una sorta di neodotto al posto della VBP. In 2 casi non era più rintracciabile la protesi, che era stata completamente degradata, e il neodotto all'esame microscopico era costituito da cellule compatibili con epitelio di via biliare. Discussione Negli animali lungo-sopravviventi in cui la protesi è stata correttamente sostituita da tessuto biologico neoformato, si assiste alla comparsa di un vero e proprio neodotto. I nostri risultati dimostrano che la protesi è impiantabile in vivo e biocompatibile; se la protesi è correttamente fissata, nel giro di 6 mesi viene completamente degradata e sostituita con un neodotto biliare con caratteristiche simili a quelle dei dotti nativi. Escludendo le complicanze postoperatorie sistemiche, peraltro concentrate nel primo periodo postoperatorio e ridotte dall'introduzione di un idoneo protocollo terapeutico, l'outcome dell'intervento di sostituzione protesica è più che accettabile, gravato da ridotte complicanze infettive e stenotiche e verosimilmente vantaggioso nel lungo termine rispetto all'epatico-digiunostomia.
4-apr-2011
Chirurgia Epatobiliopancreatica e Gastroenterologica Avanzata
Biliary tract
Tissue engineering
SOLIANI, Paolo
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