La tesi si propone di analizzare i termini della relazione fra progetto urbano e progetto architettonico nel dibattito italiano e francese alla fine del XX secolo, con particolare attenzione alle modalità di trasmissione di alcune importanti posizioni teoriche, in momenti storici ed in contesti geografici e culturali differenti. In particolare, interessa verificare come l’auspicata relazione fra città e architettura, sostenuta dalle ricerche italiane degli anni Sessanta e Settanta, sia stata recepita nel corso dei decenni successivi, valutando quali nuovi temi si siano affiancati e sovrapposti e secondo quali modalità questi stessi temi siano stati tradotti nei due paesi, rilevandone eventuali analogie e differenze. Un ulteriore obiettivo di massima consiste nell’individuare, attraverso una lettura critica degli studi urbani italiani e francesi del recente passato, alcuni principi validi a sostenere una teoria della progettazione per la città europea d’oggi. La ricerca conferma alcune posizioni condivise. In primo luogo, viene sostenuta la necessità di rifondare la relazione città e architettura, all’interno della disciplina architettonica; in secondo luogo, permangono, come ipotesi di fondo del lavoro svolto, alcune posizioni in continuità con gli studi urbani italiani del secondo Dopoguerra, poi ripresi e sviluppati a livello internazionale: la permanenza di una relazione, sebbene secondo mutate modalità, fra progetto urbano e progetto architettonico, la possibilità di controllare, attraverso il progetto, la forma della città, il primato dell’edificio pubblico, come elemento fondante la struttura della città, e, infine, la necessità di fondare il progetto su di una precisa idea di architettura (teoria); in terzo luogo, viene confermata la validità dell’approfondimento sul caso italiano e francese, alla luce delle frequenti occasioni di confronto fra le posizioni teoriche e le realizzazioni nei due paesi. La tesi si articola in quattro parti principali. La prima parte, l’Antefatto, presenta una sintesi iniziale sul dibattito teorico in Italia ed in Francia negli anni Sessanta e Settanta. L’obiettivo è illustrare il contesto culturale ed il dibattito disciplinare da cui muovono le posizioni teoriche analizzate nel corso della tesi. In ambito italiano, figure come E.N.Rogers, L.Quaroni e G.Samonà, e, in seguito, C.Aymonino, A.Rossi, G.Grassi, G.Canella, sostengono il valore di una progettazione in continuità con la storia e l’importanza del rapporto tra l’edificio ed il contesto urbano, culturale e sociale. In ambito francese, alla fine degli anni Sessanta, si afferma una nuova sensibilità verso contributi culturali multidisciplinari e verso una maggiore scientificità della disciplina, come pure un rinnovato interesse alle esperienze in corso in altri paesi, quali, ad esempio, l’Italia. La seconda parte approfondisce, nel dibattito italiano e francese degli anni Ottanta e Novanta, la questione della forma della città ed il ruolo del progetto urbano e la questione del progetto dell’edificio pubblico. Per ognuna delle due questioni, chiamate morfologia e tipologia, ma anche, estendendone il significato, luogo e forma, la tesi evidenzia tre principali posizioni teoriche. In Italia, il progetto urbano viene interpretato, a seconda delle letture, come disegno d’insieme e sintesi di città e architettura, in continuità con la Tendenza, come nuovo strumento di intervento urbanistico, più radicato alle specificità del contesto, e, infine, come occasione di controllo delle dinamiche della dimensione metropolitana. In Francia, il rinnovato interesse verso una sintesi di città ed architettura, favorito dall’apporto degli studi urbani italiani, viene approfondito nel contatto con alcuni caratteri endogeni del dibattito francese, quali l’intenso sviluppo delle scienze sociali, la lunga tradizione della composizione urbana legata al modello Beaux-Arts, o la spiccata propensione ad intravedere nei risultati di un’importante elaborazione teorica un’occasione di concreto rinnovamento della pratica progettuale. La questione dell’edificio pubblico, in Italia, riconsidera la permanenza di una tradizione culturale che riesce ad interpretare, in un unico progetto unitario, la relazione tra spazio pubblico ed edificio pubblico, alla luce delle diverse accezioni che la nozione di tipo edilizio assume, dagli anni Sessanta ad oggi. In Francia, le riflessioni sul tema si traducono, nei diversi casi, in un’enfatizzazione del dato tecnologico o artistico, in un’esigenza di monumentalizzazione dell’architettura pubblica, nelle politiche dei grands projets, o, infine, in alcune innovative azioni di buon governo orientate al controllo della qualità architettonica (Concorsi d’architettura, Missione interministeriale per la qualità delle costruzioni pubbliche). La terza parte si pone a sintesi ed interpretazione delle precedenti letture, proponendo un confronto critico sul rapporto fra progetto urbano e progetto architettonico nel dibattito italiano e francese dagli anni Ottanta ad oggi. L’obiettivo è ricostruire, sull’insegnamento dei decenni precedenti, le basi per un’attuale teoria della progettazione. Vengono evidenziate cinque questioni: la Città, la Forma urbana, lo Spazio pubblico, l’Edificio pubblico, la Figurazione. La Città presenta una pluralità di condizioni che hanno influenzato le trasformazioni della città europea nella seconda metà del XX secolo; la Forma urbana, si interroga sui diversi modi d’intervento, alla scala del centro storico, della prima periferia consolidata e del territorio; lo Spazio pubblico, indaga il ruolo del progetto del vuoto in relazione al costruito, nelle rappresentazioni della strada, della piazza e del parco; l’Edificio pubblico, analizza i significati profondi dell’architettura pubblica, nei confronti di una radicata tradizione tipologica e compositiva, come componente essenziale nella definizione di una parte di città e come espressione dei valori collettivi e simbolici di una società; la Figurazione, approfondisce i significati ed i valori connessi all’affermazione di un determinato immaginario collettivo. L’evidenza espressiva legata ad una precisa scelta figurativa, di un edificio o di uno spazio pubblico, viene qui intesa come fondamentale scelta progettuale e, prima ancora, come espressione di una determinata scelta culturale. La quarta parte della tesi si sofferma, dopo aver indagato il caso italiano ed il caso francese, sulla specifica realtà emiliana, intesa come ambito di verifica coerente. Le esemplari pratiche di buon governo in ambito urbanistico ed architettonico, degli anni Sessanta e Settanta, vengono confrontate con l’incerta relazione tra progetto urbano e progetto architettonico, e tra spazio pubblico ed edificio pubblico, dell’Emilia d’oggi. Dal lungo percorso intrapreso si possono evidenziare alcune importanti riflessioni conclusive: in primo luogo, lo studio sottolinea l’attualità di una sintesi fra “città” e “architettura”, alla luce degli studi urbani degli ultimi decenni; in secondo luogo, vengono precisati alcuni dei nuovi temi che caratterizzano il rapporto fra progetto urbano e progetto architettonico, in relazione a mutate condizioni sociali e culturali, soffermandosi, in particolare sul valore culturale e progettuale delle nozioni di forma e di luogo; in terzo luogo, la ricerca conferma l’esemplarità di alcuni caratteri specifici dedotti dal dibattito architettonico italiano e francese, in grado di diventare validi strumenti d’indagine anche per realtà differenti. Una considerazione trasversale, infine, riguarda il valore di una aggiornata teoria della progettazione, intesa come possibilità di operare secondo principi razionali e trasmissibili. Senza negare l’apporto soggettivo dell’autore e la possibilità dell’invenzione, si conferma, pertanto, l’esigenza di operare nel solco di una chiara idea di architettura.
Forma e luogo. La relazione tra progetto urbano e progetto architettonico, in Italia e in Francia, alla fine del XX secolo / Borghi, R.. - (2010 Sep 10).
Forma e luogo. La relazione tra progetto urbano e progetto architettonico, in Italia e in Francia, alla fine del XX secolo.
BORGHI, ROBERTA
2010-09-10
Abstract
La tesi si propone di analizzare i termini della relazione fra progetto urbano e progetto architettonico nel dibattito italiano e francese alla fine del XX secolo, con particolare attenzione alle modalità di trasmissione di alcune importanti posizioni teoriche, in momenti storici ed in contesti geografici e culturali differenti. In particolare, interessa verificare come l’auspicata relazione fra città e architettura, sostenuta dalle ricerche italiane degli anni Sessanta e Settanta, sia stata recepita nel corso dei decenni successivi, valutando quali nuovi temi si siano affiancati e sovrapposti e secondo quali modalità questi stessi temi siano stati tradotti nei due paesi, rilevandone eventuali analogie e differenze. Un ulteriore obiettivo di massima consiste nell’individuare, attraverso una lettura critica degli studi urbani italiani e francesi del recente passato, alcuni principi validi a sostenere una teoria della progettazione per la città europea d’oggi. La ricerca conferma alcune posizioni condivise. In primo luogo, viene sostenuta la necessità di rifondare la relazione città e architettura, all’interno della disciplina architettonica; in secondo luogo, permangono, come ipotesi di fondo del lavoro svolto, alcune posizioni in continuità con gli studi urbani italiani del secondo Dopoguerra, poi ripresi e sviluppati a livello internazionale: la permanenza di una relazione, sebbene secondo mutate modalità, fra progetto urbano e progetto architettonico, la possibilità di controllare, attraverso il progetto, la forma della città, il primato dell’edificio pubblico, come elemento fondante la struttura della città, e, infine, la necessità di fondare il progetto su di una precisa idea di architettura (teoria); in terzo luogo, viene confermata la validità dell’approfondimento sul caso italiano e francese, alla luce delle frequenti occasioni di confronto fra le posizioni teoriche e le realizzazioni nei due paesi. La tesi si articola in quattro parti principali. La prima parte, l’Antefatto, presenta una sintesi iniziale sul dibattito teorico in Italia ed in Francia negli anni Sessanta e Settanta. L’obiettivo è illustrare il contesto culturale ed il dibattito disciplinare da cui muovono le posizioni teoriche analizzate nel corso della tesi. In ambito italiano, figure come E.N.Rogers, L.Quaroni e G.Samonà, e, in seguito, C.Aymonino, A.Rossi, G.Grassi, G.Canella, sostengono il valore di una progettazione in continuità con la storia e l’importanza del rapporto tra l’edificio ed il contesto urbano, culturale e sociale. In ambito francese, alla fine degli anni Sessanta, si afferma una nuova sensibilità verso contributi culturali multidisciplinari e verso una maggiore scientificità della disciplina, come pure un rinnovato interesse alle esperienze in corso in altri paesi, quali, ad esempio, l’Italia. La seconda parte approfondisce, nel dibattito italiano e francese degli anni Ottanta e Novanta, la questione della forma della città ed il ruolo del progetto urbano e la questione del progetto dell’edificio pubblico. Per ognuna delle due questioni, chiamate morfologia e tipologia, ma anche, estendendone il significato, luogo e forma, la tesi evidenzia tre principali posizioni teoriche. In Italia, il progetto urbano viene interpretato, a seconda delle letture, come disegno d’insieme e sintesi di città e architettura, in continuità con la Tendenza, come nuovo strumento di intervento urbanistico, più radicato alle specificità del contesto, e, infine, come occasione di controllo delle dinamiche della dimensione metropolitana. In Francia, il rinnovato interesse verso una sintesi di città ed architettura, favorito dall’apporto degli studi urbani italiani, viene approfondito nel contatto con alcuni caratteri endogeni del dibattito francese, quali l’intenso sviluppo delle scienze sociali, la lunga tradizione della composizione urbana legata al modello Beaux-Arts, o la spiccata propensione ad intravedere nei risultati di un’importante elaborazione teorica un’occasione di concreto rinnovamento della pratica progettuale. La questione dell’edificio pubblico, in Italia, riconsidera la permanenza di una tradizione culturale che riesce ad interpretare, in un unico progetto unitario, la relazione tra spazio pubblico ed edificio pubblico, alla luce delle diverse accezioni che la nozione di tipo edilizio assume, dagli anni Sessanta ad oggi. In Francia, le riflessioni sul tema si traducono, nei diversi casi, in un’enfatizzazione del dato tecnologico o artistico, in un’esigenza di monumentalizzazione dell’architettura pubblica, nelle politiche dei grands projets, o, infine, in alcune innovative azioni di buon governo orientate al controllo della qualità architettonica (Concorsi d’architettura, Missione interministeriale per la qualità delle costruzioni pubbliche). La terza parte si pone a sintesi ed interpretazione delle precedenti letture, proponendo un confronto critico sul rapporto fra progetto urbano e progetto architettonico nel dibattito italiano e francese dagli anni Ottanta ad oggi. L’obiettivo è ricostruire, sull’insegnamento dei decenni precedenti, le basi per un’attuale teoria della progettazione. Vengono evidenziate cinque questioni: la Città, la Forma urbana, lo Spazio pubblico, l’Edificio pubblico, la Figurazione. La Città presenta una pluralità di condizioni che hanno influenzato le trasformazioni della città europea nella seconda metà del XX secolo; la Forma urbana, si interroga sui diversi modi d’intervento, alla scala del centro storico, della prima periferia consolidata e del territorio; lo Spazio pubblico, indaga il ruolo del progetto del vuoto in relazione al costruito, nelle rappresentazioni della strada, della piazza e del parco; l’Edificio pubblico, analizza i significati profondi dell’architettura pubblica, nei confronti di una radicata tradizione tipologica e compositiva, come componente essenziale nella definizione di una parte di città e come espressione dei valori collettivi e simbolici di una società; la Figurazione, approfondisce i significati ed i valori connessi all’affermazione di un determinato immaginario collettivo. L’evidenza espressiva legata ad una precisa scelta figurativa, di un edificio o di uno spazio pubblico, viene qui intesa come fondamentale scelta progettuale e, prima ancora, come espressione di una determinata scelta culturale. La quarta parte della tesi si sofferma, dopo aver indagato il caso italiano ed il caso francese, sulla specifica realtà emiliana, intesa come ambito di verifica coerente. Le esemplari pratiche di buon governo in ambito urbanistico ed architettonico, degli anni Sessanta e Settanta, vengono confrontate con l’incerta relazione tra progetto urbano e progetto architettonico, e tra spazio pubblico ed edificio pubblico, dell’Emilia d’oggi. Dal lungo percorso intrapreso si possono evidenziare alcune importanti riflessioni conclusive: in primo luogo, lo studio sottolinea l’attualità di una sintesi fra “città” e “architettura”, alla luce degli studi urbani degli ultimi decenni; in secondo luogo, vengono precisati alcuni dei nuovi temi che caratterizzano il rapporto fra progetto urbano e progetto architettonico, in relazione a mutate condizioni sociali e culturali, soffermandosi, in particolare sul valore culturale e progettuale delle nozioni di forma e di luogo; in terzo luogo, la ricerca conferma l’esemplarità di alcuni caratteri specifici dedotti dal dibattito architettonico italiano e francese, in grado di diventare validi strumenti d’indagine anche per realtà differenti. Una considerazione trasversale, infine, riguarda il valore di una aggiornata teoria della progettazione, intesa come possibilità di operare secondo principi razionali e trasmissibili. Senza negare l’apporto soggettivo dell’autore e la possibilità dell’invenzione, si conferma, pertanto, l’esigenza di operare nel solco di una chiara idea di architettura.| File | Dimensione | Formato | |
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