Questo progetto di ricerca nasce dall’interesse dell’autrice per gli sviluppi della lirica corale greca arcaica, argomento che aveva già iniziato ad indagare durante la sua tesi di laurea in Lettere Classiche sul primo Partenio di Alcmane. In quest’ottica è parso interessante affrontare l’opera superstite di Ibico di Reggio, la cui fama è legata soprattutto ai carmi pederotici e alla celeberrima Ode a Policrate, ma che nondimeno è una figura fondamentale per lo sviluppo del genere lirico, sia monodico sia corale, al crocevia tra gli influssi poetici dell’Occidente ellenico (Magna Grecia) e l’Oriente (isole dell’Egeo). Grazie a un soggiorno di studio presso il Department of Greek and Latin di UCL – University of London, l’autrice ha potuto approfondire le proprie conoscenze papirologiche ed ispezionare i Papiri di Ossirinco attribuiti a Ibico, custoditi presso la Sackler Library di Oxford. In seguito a questa formativa esperienza si è deciso di concentrare il lavoro su un’edizione critica commentata dei frammenti di tradizione papiracea attribuiti a Ibico. I papiri presi in esame sono particolarmente significativi perché hanno contribuito storicamente all’evoluzione della critica ibicea. Per lungo tempo, dalla metà del secolo XIX in avanti, il Reggino è stato ostaggio di un pensiero critico che suddivideva la sua attività poetica in un primo periodo italico, a cui si dovrebbero attribuire carmi epico-narrativi, e in un secondo periodo samio – coincidente col soggiorno, documentato dal lessico Suda, del poeta presso il tiranno Policrate -, a cui apparterebbero i carmi pederotici dagli accenti lirici e intimistici. Il papiro pubblicato nel 1922, P. Oxy. 1790, restituì l’ode a Policrate e facilitò la nascita di una corrente interpretativa che considerava l’ode come una sorta di anello di congiunzione tra i due distinti periodi che caratterizzerebbero l’opera di Ibico, se non addirittura un carme programmatico ad inaugurazione del nuovo indirizzo poetico samio; l’effetto della pubblicazione di P. Oxy. 1790 fu quindi il consolidamento di questa tesi interpretativa di stampo evoluzionistico. L’importanza dei tre papiri pubblicati successivamente risiede proprio nel fatto che contribuiscono a ridimensionare tale ipotesi alquanto artificiosa, astratta, e costruita in base ad elementi avulsi dal contesto storico, per di più in mancanza di notizie biografiche certe riguardo a Ibico. Nel nostro lavoro abbiamo tentato di mostrare come i frammenti contenuti in particolare in P. Oxy. 2735 e 2637 contengano contemporaneamente elementi mitico-narrativi da una parte, mentre dall’altra si colgano accenti di carattere personale relativi a encomi per giovani di rara bellezza. Ad esempio nel fr. 16 (= S166 Dav.) la descrizione di un’atmosfera conviviale dai toni erotici (vv. 5-7) e l’elogio appassionato della bellezza di un personaggio ignoto (vv. 25-28), coesistono assieme ad una sezione mitico-narrativa nella parte centrale del carme – ovvero le vicende belliche dei Dioscuri ai vv. 15-21. Anche P. Oxy. 2637 ci offre caratteristiche ambivalenti: accanto al fr. 70 (= S220 Dav.), con tutta probabilità carme gnomico-narrativo, abbiamo i frr. 71-72 (= S221-S222 Dav.), in cui si possono riconoscere sfumature erotiche. Ancora, nel fr. 74 (= S224 Dav.) l’episodio mitico dell’uccisione di Troilo pais suggerisce una Stimmung erotica, tanto più che nell’ode a Policrate la bellezza dello stesso Troilo è elogiata in rapporto a quella di Policrate come oro tre volte raffinato rispetto all’oricalco (fr. 1,41ss. = S 151Dav.). Per comodità, e per alcune caratteristiche che compaiono nei suoi frammenti (vd. l’ode a Policrate), si potrà continuare a definire Ibico come lirico corale, ma senza dimenticare che la sua produzione coglie echi appartenenti a diverse sensibilità e diversi generi: sarà ben difficile inserire all’interno della lirica corale i celeberrimi frr. 286, 287 e 288 Dav. – gli appassionati paidika. Ancora, alcuni dei più recenti carmi di tradizione papiracea ci aprono un orizzonte estraneo all’opera di Ibico fino alla metà del XX secolo, ovvero quello dell’epinicio (cf. specialmente i frr. 16 = S166 Dav. e 26 = S176 Dav.). Riteniamo non si possa in alcun modo stabilire se effettivamente il Nostro operò all’interno di questo genere: possiamo però con certezza rilevare la presenza, nell’opera ibicea, di elementi che confluiranno successivamente nell’epinicio. In conclusione, i diversi generi letterari impiegati da Ibico non possono assegnarsi in base al momento biografico del poeta o alla sua posizione geografica, ma esclusivamente in base all’occasione del canto. Questi elementi, oltre a tracciare un profilo purtroppo non definito del Nostro, ci aiutano tuttavia a comprendere l’importanza del suo ruolo al crocevia dello sviluppo del genere lirico da un confine all’altro del mondo ellenizzato.
Ibycea. Edizione critica e commento dei frammenti di tradizione papiracea attribuiti a Ibico di Reggio (P.Oxy. 1790+2081, 2735, 2637, 3538) / Gerboni, S.. - (2010 Mar).
Ibycea. Edizione critica e commento dei frammenti di tradizione papiracea attribuiti a Ibico di Reggio (P.Oxy. 1790+2081, 2735, 2637, 3538).
GERBONI, SERENA
2010-03-01
Abstract
Questo progetto di ricerca nasce dall’interesse dell’autrice per gli sviluppi della lirica corale greca arcaica, argomento che aveva già iniziato ad indagare durante la sua tesi di laurea in Lettere Classiche sul primo Partenio di Alcmane. In quest’ottica è parso interessante affrontare l’opera superstite di Ibico di Reggio, la cui fama è legata soprattutto ai carmi pederotici e alla celeberrima Ode a Policrate, ma che nondimeno è una figura fondamentale per lo sviluppo del genere lirico, sia monodico sia corale, al crocevia tra gli influssi poetici dell’Occidente ellenico (Magna Grecia) e l’Oriente (isole dell’Egeo). Grazie a un soggiorno di studio presso il Department of Greek and Latin di UCL – University of London, l’autrice ha potuto approfondire le proprie conoscenze papirologiche ed ispezionare i Papiri di Ossirinco attribuiti a Ibico, custoditi presso la Sackler Library di Oxford. In seguito a questa formativa esperienza si è deciso di concentrare il lavoro su un’edizione critica commentata dei frammenti di tradizione papiracea attribuiti a Ibico. I papiri presi in esame sono particolarmente significativi perché hanno contribuito storicamente all’evoluzione della critica ibicea. Per lungo tempo, dalla metà del secolo XIX in avanti, il Reggino è stato ostaggio di un pensiero critico che suddivideva la sua attività poetica in un primo periodo italico, a cui si dovrebbero attribuire carmi epico-narrativi, e in un secondo periodo samio – coincidente col soggiorno, documentato dal lessico Suda, del poeta presso il tiranno Policrate -, a cui apparterebbero i carmi pederotici dagli accenti lirici e intimistici. Il papiro pubblicato nel 1922, P. Oxy. 1790, restituì l’ode a Policrate e facilitò la nascita di una corrente interpretativa che considerava l’ode come una sorta di anello di congiunzione tra i due distinti periodi che caratterizzerebbero l’opera di Ibico, se non addirittura un carme programmatico ad inaugurazione del nuovo indirizzo poetico samio; l’effetto della pubblicazione di P. Oxy. 1790 fu quindi il consolidamento di questa tesi interpretativa di stampo evoluzionistico. L’importanza dei tre papiri pubblicati successivamente risiede proprio nel fatto che contribuiscono a ridimensionare tale ipotesi alquanto artificiosa, astratta, e costruita in base ad elementi avulsi dal contesto storico, per di più in mancanza di notizie biografiche certe riguardo a Ibico. Nel nostro lavoro abbiamo tentato di mostrare come i frammenti contenuti in particolare in P. Oxy. 2735 e 2637 contengano contemporaneamente elementi mitico-narrativi da una parte, mentre dall’altra si colgano accenti di carattere personale relativi a encomi per giovani di rara bellezza. Ad esempio nel fr. 16 (= S166 Dav.) la descrizione di un’atmosfera conviviale dai toni erotici (vv. 5-7) e l’elogio appassionato della bellezza di un personaggio ignoto (vv. 25-28), coesistono assieme ad una sezione mitico-narrativa nella parte centrale del carme – ovvero le vicende belliche dei Dioscuri ai vv. 15-21. Anche P. Oxy. 2637 ci offre caratteristiche ambivalenti: accanto al fr. 70 (= S220 Dav.), con tutta probabilità carme gnomico-narrativo, abbiamo i frr. 71-72 (= S221-S222 Dav.), in cui si possono riconoscere sfumature erotiche. Ancora, nel fr. 74 (= S224 Dav.) l’episodio mitico dell’uccisione di Troilo pais suggerisce una Stimmung erotica, tanto più che nell’ode a Policrate la bellezza dello stesso Troilo è elogiata in rapporto a quella di Policrate come oro tre volte raffinato rispetto all’oricalco (fr. 1,41ss. = S 151Dav.). Per comodità, e per alcune caratteristiche che compaiono nei suoi frammenti (vd. l’ode a Policrate), si potrà continuare a definire Ibico come lirico corale, ma senza dimenticare che la sua produzione coglie echi appartenenti a diverse sensibilità e diversi generi: sarà ben difficile inserire all’interno della lirica corale i celeberrimi frr. 286, 287 e 288 Dav. – gli appassionati paidika. Ancora, alcuni dei più recenti carmi di tradizione papiracea ci aprono un orizzonte estraneo all’opera di Ibico fino alla metà del XX secolo, ovvero quello dell’epinicio (cf. specialmente i frr. 16 = S166 Dav. e 26 = S176 Dav.). Riteniamo non si possa in alcun modo stabilire se effettivamente il Nostro operò all’interno di questo genere: possiamo però con certezza rilevare la presenza, nell’opera ibicea, di elementi che confluiranno successivamente nell’epinicio. In conclusione, i diversi generi letterari impiegati da Ibico non possono assegnarsi in base al momento biografico del poeta o alla sua posizione geografica, ma esclusivamente in base all’occasione del canto. Questi elementi, oltre a tracciare un profilo purtroppo non definito del Nostro, ci aiutano tuttavia a comprendere l’importanza del suo ruolo al crocevia dello sviluppo del genere lirico da un confine all’altro del mondo ellenizzato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


