Recenti ricerche hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo neurofisiologico che permette la comprensione dell’azione e dell’intenzione in modo immediato. Questo meccanismo è basato su uno specifico tipo di neuroni chiamati neuroni mirror. Fogassi e coll. (2005) mostrano che il sistema motorio è in grado non solo di rappresentare singoli scopi elementari, ma anche di combinarli in rappresentazioni motorie complesse: in catene di atti motori. Quando osserviamo un’azione due sono le principali informazioni che possiamo ricavare: la prima è “che cosa” l’attore sta facendo (il what) e l’altra il “perché” lo sta facendo (il why). La distinzione tra il “what” e il “why” indica che la codifica che avviene a livello motorio non riguarda solo i singoli atti elementari, ma anche la loro organizzazione intenzionale. Il primo studio presentato nella tesi mostra che i bambini con autismo presentano un deficit nel funzionamento delle catene motorie il quale, comporta una comprensione delle intenzioni altrui solo “cognitiva” e non “esperienziale”. Per capire come avvengono i processi di comprensione dell’intenzione quando gli autistici osservano un’azione eseguita da un agente, abbiamo condotto un secondo studio allo scopo di differenziare la comprensione del “what” dell’atto motorio da quella del “why” dell’azione. I risultati ottenuti ci portano a concludere che la visione di una mano che afferra un oggetto con una presa diversa a seconda dello scopo finale dell’azione, sembrerebbe non essere un elemento sufficiente per comprendere l’intenzione dell’agente nei bambini con autismo. Al contrario questa informazione è sufficiente per i bambini con sviluppo tipico. L’alta percentuale di errori di tipo semantico che caratterizza il gruppo degli autistici, rafforza il dato precedente secondo cui la comprensione dell’intenzione altrui avvenga non su base esperienziale, quanto piuttosto attraverso strategie di tipo cognitivo. La loro incapacità di comprendere motoricamente o esperienzialmente l’intenzione altrui potrebbe essere una delle cause dei disturbi nell’interazione sociale manifestati da questi soggetti. Considerando le recenti evidenze che mostrano l’importante ruolo del sistema motorio nella comprensione dell’azione, nell’attribuzione dell’intenzionalità e nella comunicazione (Rizzolatti e Craighero, 2004; Iacoboni e Dapretto, 2006), è plausibile ipotizzare che un danno a un meccanismo comune possa essere la causa sottostante sia del deficit motorio che del deficit cognitivo nell’autismo. Quindi in una parola deficit motorio e deficit cognitivo coincidono.

La comprensione dell'intenzionalità motoria nei bambini con disturbo dello spettro autistico / Boria, S.. - (2009).

La comprensione dell'intenzionalità motoria nei bambini con disturbo dello spettro autistico

BORIA, Sonia
2009-01-01

Abstract

Recenti ricerche hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo neurofisiologico che permette la comprensione dell’azione e dell’intenzione in modo immediato. Questo meccanismo è basato su uno specifico tipo di neuroni chiamati neuroni mirror. Fogassi e coll. (2005) mostrano che il sistema motorio è in grado non solo di rappresentare singoli scopi elementari, ma anche di combinarli in rappresentazioni motorie complesse: in catene di atti motori. Quando osserviamo un’azione due sono le principali informazioni che possiamo ricavare: la prima è “che cosa” l’attore sta facendo (il what) e l’altra il “perché” lo sta facendo (il why). La distinzione tra il “what” e il “why” indica che la codifica che avviene a livello motorio non riguarda solo i singoli atti elementari, ma anche la loro organizzazione intenzionale. Il primo studio presentato nella tesi mostra che i bambini con autismo presentano un deficit nel funzionamento delle catene motorie il quale, comporta una comprensione delle intenzioni altrui solo “cognitiva” e non “esperienziale”. Per capire come avvengono i processi di comprensione dell’intenzione quando gli autistici osservano un’azione eseguita da un agente, abbiamo condotto un secondo studio allo scopo di differenziare la comprensione del “what” dell’atto motorio da quella del “why” dell’azione. I risultati ottenuti ci portano a concludere che la visione di una mano che afferra un oggetto con una presa diversa a seconda dello scopo finale dell’azione, sembrerebbe non essere un elemento sufficiente per comprendere l’intenzione dell’agente nei bambini con autismo. Al contrario questa informazione è sufficiente per i bambini con sviluppo tipico. L’alta percentuale di errori di tipo semantico che caratterizza il gruppo degli autistici, rafforza il dato precedente secondo cui la comprensione dell’intenzione altrui avvenga non su base esperienziale, quanto piuttosto attraverso strategie di tipo cognitivo. La loro incapacità di comprendere motoricamente o esperienzialmente l’intenzione altrui potrebbe essere una delle cause dei disturbi nell’interazione sociale manifestati da questi soggetti. Considerando le recenti evidenze che mostrano l’importante ruolo del sistema motorio nella comprensione dell’azione, nell’attribuzione dell’intenzionalità e nella comunicazione (Rizzolatti e Craighero, 2004; Iacoboni e Dapretto, 2006), è plausibile ipotizzare che un danno a un meccanismo comune possa essere la causa sottostante sia del deficit motorio che del deficit cognitivo nell’autismo. Quindi in una parola deficit motorio e deficit cognitivo coincidono.
2009
Neuroscienze
Intention understanding
Autism
Cossu, Giuseppe
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
tesi_Sonia_19_1_2009.pdf

accesso aperto

Licenza: Non specificato
Dimensione 3.51 MB
Formato Adobe PDF
3.51 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/1889/1102
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact