L'articolo esamina perché la crisi climatica, pur essendo ormai difficile da ignorare, continui a generare risposte politiche e sociali del tutto inadeguate rispetto alla sua gravità. La tesi centrale è che il ritardo nell'azione dipenda dalla particolarità strutturale del problema climatico rispetto ad altre questioni ambientali: l'inerzia del sistema climatico (effetti che si dispiegano su secoli e millenni, spesso irreversibili) e la possibilità di cambiamenti non lineari legati al superamento di "tipping point" – già a rischio con l'attuale riscaldamento di 1,3°C. Questa dimensione temporale eccede la scala dell'esperienza umana e mette in crisi i concetti tradizionali di responsabilità e di limite, generando resistenze psichiche che alimentano diverse forme di negazionismo. L’articolo distingue il negazionismo "duro" (rifiuto della scienza del clima, esemplificato da Donald Trump) dall'"inattivismo" definito dal climatologo Michael Mann come un atteggiamento che accetta formalmente la scienza ma ostacola nei fatti ogni cambiamento concreto, rinviando l'azione dietro argomenti di prudenza o competitività. Richiamando il filosofo Dale Jamieson, l'articolo mostra come la morale comune, costruita per rapporti di prossimità spaziale e temporale, sia inadatta ad affrontare un problema globale e intergenerazionale come il clima, spostando quindi il peso della soluzione dall'etica individuale all'azione collettiva e politica. Un passaggio è dedicato al legame fra sistema energetico fossile e conflitti geopolitici, incluso quello in Palestina. La parte finale affronta la dimensione psicologica dell'"ansia climatica", diffusa soprattutto tra i giovani, e propone di trasformare l'angoscia in responsabilità e progettualità: attraverso la fiducia nella scienza, il rifiuto sia del catastrofismo sia dell'ottimismo irrealistico, e l'impegno collettivo come via per elaborare il lutto della transizione energetica e costruire un nuovo rapporto con la natura.
La particolarità della crisi climatica fra negazione e allarme / Caserini, S.. - (2026), pp. 123-135.
La particolarità della crisi climatica fra negazione e allarme
stefano caserini
2026-01-01
Abstract
L'articolo esamina perché la crisi climatica, pur essendo ormai difficile da ignorare, continui a generare risposte politiche e sociali del tutto inadeguate rispetto alla sua gravità. La tesi centrale è che il ritardo nell'azione dipenda dalla particolarità strutturale del problema climatico rispetto ad altre questioni ambientali: l'inerzia del sistema climatico (effetti che si dispiegano su secoli e millenni, spesso irreversibili) e la possibilità di cambiamenti non lineari legati al superamento di "tipping point" – già a rischio con l'attuale riscaldamento di 1,3°C. Questa dimensione temporale eccede la scala dell'esperienza umana e mette in crisi i concetti tradizionali di responsabilità e di limite, generando resistenze psichiche che alimentano diverse forme di negazionismo. L’articolo distingue il negazionismo "duro" (rifiuto della scienza del clima, esemplificato da Donald Trump) dall'"inattivismo" definito dal climatologo Michael Mann come un atteggiamento che accetta formalmente la scienza ma ostacola nei fatti ogni cambiamento concreto, rinviando l'azione dietro argomenti di prudenza o competitività. Richiamando il filosofo Dale Jamieson, l'articolo mostra come la morale comune, costruita per rapporti di prossimità spaziale e temporale, sia inadatta ad affrontare un problema globale e intergenerazionale come il clima, spostando quindi il peso della soluzione dall'etica individuale all'azione collettiva e politica. Un passaggio è dedicato al legame fra sistema energetico fossile e conflitti geopolitici, incluso quello in Palestina. La parte finale affronta la dimensione psicologica dell'"ansia climatica", diffusa soprattutto tra i giovani, e propone di trasformare l'angoscia in responsabilità e progettualità: attraverso la fiducia nella scienza, il rifiuto sia del catastrofismo sia dell'ottimismo irrealistico, e l'impegno collettivo come via per elaborare il lutto della transizione energetica e costruire un nuovo rapporto con la natura.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


