Il saggio esamina la formazione e le successive metamorfosi del mito byroniano attraverso la dialettica fra presenza e assenza, materialità e spettralità. Muovendo dai processi di self-making promossi dallo stesso Byron e dalla circolazione dei suoi ritratti, l’analisi considera il ruolo svolto dall’editore John Murray, dai lettori e dalla cultura della celebrità nella costruzione di una figura pubblica molteplice e difficilmente riconducibile a un’identità stabile. Particolare attenzione è riservata alle prime biografie e raccolte di conversazioni, da Dallas e Medwin a Hunt, Moore, Blessington e Trelawny: testimonianze spesso parziali o inattendibili, ma essenziali per comprendere la proliferazione del “Byronic myth” dopo la morte del poeta. Il contributo approfondisce inoltre l’intreccio fra autore e personaggi, autorappresentazione e ricezione, rilevando come gli eroi byroniani, soprattutto il protagonista di The Giaour, siano segnati da una costitutiva condizione liminale. Tale dinamica prosegue nei “Byronic sightings”, nelle rappresentazioni pittoriche e nelle tradizioni locali che collocano Byron in luoghi mai visitati, sovrapponendo alla geografia reale una geografia immaginaria. Attraverso esempi otto-novecenteschi e contemporanei, il saggio mostra infine come imposture, apparizioni e reinvenzioni non costituiscano semplici deformazioni biografiche, ma manifestazioni della strutturale “presenza assente” da cui dipendono la persistenza e la forza iconica del mito di Byron.
“Ossessioni, imposture e spettralità: ricorrenze del mito byroniano” / Saglia, D.. - STAMPA. - (2025), pp. 103-114.
“Ossessioni, imposture e spettralità: ricorrenze del mito byroniano”
Saglia, d.
2025-01-01
Abstract
Il saggio esamina la formazione e le successive metamorfosi del mito byroniano attraverso la dialettica fra presenza e assenza, materialità e spettralità. Muovendo dai processi di self-making promossi dallo stesso Byron e dalla circolazione dei suoi ritratti, l’analisi considera il ruolo svolto dall’editore John Murray, dai lettori e dalla cultura della celebrità nella costruzione di una figura pubblica molteplice e difficilmente riconducibile a un’identità stabile. Particolare attenzione è riservata alle prime biografie e raccolte di conversazioni, da Dallas e Medwin a Hunt, Moore, Blessington e Trelawny: testimonianze spesso parziali o inattendibili, ma essenziali per comprendere la proliferazione del “Byronic myth” dopo la morte del poeta. Il contributo approfondisce inoltre l’intreccio fra autore e personaggi, autorappresentazione e ricezione, rilevando come gli eroi byroniani, soprattutto il protagonista di The Giaour, siano segnati da una costitutiva condizione liminale. Tale dinamica prosegue nei “Byronic sightings”, nelle rappresentazioni pittoriche e nelle tradizioni locali che collocano Byron in luoghi mai visitati, sovrapponendo alla geografia reale una geografia immaginaria. Attraverso esempi otto-novecenteschi e contemporanei, il saggio mostra infine come imposture, apparizioni e reinvenzioni non costituiscano semplici deformazioni biografiche, ma manifestazioni della strutturale “presenza assente” da cui dipendono la persistenza e la forza iconica del mito di Byron.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


