Il contributo analizza la contravvenzione di cui all’art. 660 c.p. nel quadro degli strumenti di tutela delle persone vulnerabili, con particolare attenzione alle condotte di molestia a connotazione sessuale. Dopo aver ricostruito la struttura della fattispecie, l’analisi si concentra sul bene giuridico protetto, mettendo a confronto la tradizionale concezione pubblicistica, incentrata sull’ordine e sulla tranquillità pubblica, con l’orientamento che individua nella tranquillità personale il bene direttamente tutelato. Il contributo esamina quindi gli elementi costitutivi del reato, soffermandosi sui concetti di molestia e disturbo, sui requisiti del luogo pubblico o aperto al pubblico e dell’utilizzo del telefono, nonché sull’estensione della fattispecie ai più recenti strumenti di comunicazione digitale. Particolare attenzione è dedicata alla distinzione tra petulanza e altro biasimevole motivo, la cui natura, oggettiva o soggettiva, continua a essere oggetto di discussione, nonché all’elemento psicologico del reato e ai relativi problemi di imputazione. L’ultima parte è dedicata ai rapporti tra l’art. 660 c.p. e le più gravi fattispecie poste a tutela della persona, in particolare la violenza sessuale e gli atti persecutori. Con riferimento alla prima, si evidenzia la progressiva delimitazione del ruolo della molestia quale tutela residuale rispetto alle condotte sessuali lesive dell’autodeterminazione. Quanto agli atti persecutori, sono analizzati i diversi orientamenti in ordine al rapporto di progressione criminosa, all’assorbimento e al possibile concorso tra le due fattispecie, alla luce della più recente giurisprudenza di legittimità.

Articolo 660 c.p. – Molestie / Coden, A.. - (2026), pp. 729-741.

Articolo 660 c.p. – Molestie

Alessandro Coden
2026-01-01

Abstract

Il contributo analizza la contravvenzione di cui all’art. 660 c.p. nel quadro degli strumenti di tutela delle persone vulnerabili, con particolare attenzione alle condotte di molestia a connotazione sessuale. Dopo aver ricostruito la struttura della fattispecie, l’analisi si concentra sul bene giuridico protetto, mettendo a confronto la tradizionale concezione pubblicistica, incentrata sull’ordine e sulla tranquillità pubblica, con l’orientamento che individua nella tranquillità personale il bene direttamente tutelato. Il contributo esamina quindi gli elementi costitutivi del reato, soffermandosi sui concetti di molestia e disturbo, sui requisiti del luogo pubblico o aperto al pubblico e dell’utilizzo del telefono, nonché sull’estensione della fattispecie ai più recenti strumenti di comunicazione digitale. Particolare attenzione è dedicata alla distinzione tra petulanza e altro biasimevole motivo, la cui natura, oggettiva o soggettiva, continua a essere oggetto di discussione, nonché all’elemento psicologico del reato e ai relativi problemi di imputazione. L’ultima parte è dedicata ai rapporti tra l’art. 660 c.p. e le più gravi fattispecie poste a tutela della persona, in particolare la violenza sessuale e gli atti persecutori. Con riferimento alla prima, si evidenzia la progressiva delimitazione del ruolo della molestia quale tutela residuale rispetto alle condotte sessuali lesive dell’autodeterminazione. Quanto agli atti persecutori, sono analizzati i diversi orientamenti in ordine al rapporto di progressione criminosa, all’assorbimento e al possibile concorso tra le due fattispecie, alla luce della più recente giurisprudenza di legittimità.
2026
Articolo 660 c.p. – Molestie / Coden, A.. - (2026), pp. 729-741.
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