La questione della partecipazione politica e della lotta all’astensione rappresenta una costante del dibattito degli ultimi anni in molte democrazie stabilizzate. Il distanziamento degli elettori dalla politica e il disinteresse crescente di porzioni dei titolari del diritto di voto per la gestione della cosa pubblica costituiscono elementi ricorrenti nella narrazione soprattutto mediatica e nel dibattito pubblico. Fenomeni di tale portata e complessità, tuttavia, meritano un’osservazione attenta ed una riflessione non superficiale anche dal punto di vista accademico. Con uno sguardo più approfondito e critico, del resto, si può facilmente apprezzare come la stessa astensione sia ben lungi dal rappresentare un fenomeno omogeno. Mentre una parte di elettori non si reca a votare per una scelta consapevole (il c.d. astensionismo volontario), un’altra consistente porzione di elettorato, non partecipa a quel fondamentale momento di collegamento tra Stato e popolo rappresentato dal voto per ragioni differenti rispetto ad una scelta consapevole (c.d. astensionismo involontario)1. Le risposte politiche e normative alla prima e alla seconda componente del problema sono evidentemente molto diverse. L’astensionismo volontario si accompagna spesso ad una critica rispetto alla distanza della politica dalle esigenze dell’elettorato ovvero ad una mancata fiducia o percezione di rappresentatività nei partiti politici, con ciò richiedendo di rivitalizzare e finanche ripensare i modi e le forme della partecipazione democratica2.
IL VOTO FUORI SEDE L'INCLUSIONE ELETTORALE DEI CITTADINI IN MOBILITÀ NEL DIRITTO ITALIANO E COMPARATO / Ceccherini, E., Pitto, S.. - (2026).
IL VOTO FUORI SEDE L'INCLUSIONE ELETTORALE DEI CITTADINI IN MOBILITÀ NEL DIRITTO ITALIANO E COMPARATO
SIMONE PITTO
2026-01-01
Abstract
La questione della partecipazione politica e della lotta all’astensione rappresenta una costante del dibattito degli ultimi anni in molte democrazie stabilizzate. Il distanziamento degli elettori dalla politica e il disinteresse crescente di porzioni dei titolari del diritto di voto per la gestione della cosa pubblica costituiscono elementi ricorrenti nella narrazione soprattutto mediatica e nel dibattito pubblico. Fenomeni di tale portata e complessità, tuttavia, meritano un’osservazione attenta ed una riflessione non superficiale anche dal punto di vista accademico. Con uno sguardo più approfondito e critico, del resto, si può facilmente apprezzare come la stessa astensione sia ben lungi dal rappresentare un fenomeno omogeno. Mentre una parte di elettori non si reca a votare per una scelta consapevole (il c.d. astensionismo volontario), un’altra consistente porzione di elettorato, non partecipa a quel fondamentale momento di collegamento tra Stato e popolo rappresentato dal voto per ragioni differenti rispetto ad una scelta consapevole (c.d. astensionismo involontario)1. Le risposte politiche e normative alla prima e alla seconda componente del problema sono evidentemente molto diverse. L’astensionismo volontario si accompagna spesso ad una critica rispetto alla distanza della politica dalle esigenze dell’elettorato ovvero ad una mancata fiducia o percezione di rappresentatività nei partiti politici, con ciò richiedendo di rivitalizzare e finanche ripensare i modi e le forme della partecipazione democratica2.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


