Il contributo ricostruisce il rapporto tra intellettuali, politica e organizzazione della cultura nella provincia di Grosseto tra il fascismo e il miracolo economico, proponendo una rilettura di lungo periodo delle dinamiche che condussero alla stagione di straordinario fermento culturale del secondo dopoguerra. Superando l’immagine di una cesura netta rappresentata dal 1944-1945, il saggio mostra come molte delle esperienze che caratterizzarono la rinascita democratica affondassero le proprie radici nelle trasformazioni avviate già nel corso degli anni Trenta, quando, pur all’interno del quadro autoritario fascista, si consolidarono istituzioni, reti associative e pratiche culturali destinate a sopravvivere al crollo del regime. Attraverso l’analisi delle principali istituzioni culturali, delle associazioni, della stampa locale e delle biografie di alcuni protagonisti della vita intellettuale grossetana, il contributo ricostruisce la formazione di un ambiente culturale che, nel secondo dopoguerra, riuscì a esprimere figure di rilievo nazionale come Luciano Bianciardi e Carlo Cassola, oltre a promuovere iniziative capaci di connettere una realtà periferica ai principali circuiti della cultura italiana. In questa prospettiva, la provincia non viene interpretata come semplice spazio marginale rispetto ai grandi centri, ma come laboratorio privilegiato di osservazione delle trasformazioni politiche, sociali e culturali dell’Italia repubblicana. Una particolare attenzione è dedicata al rapporto tra produzione culturale e organizzazione politica. Il saggio evidenzia infatti come l’iniziale convergenza tra impegno civile, progettualità culturale e partecipazione democratica, che aveva caratterizzato gli anni immediatamente successivi alla Liberazione, lasciasse progressivamente spazio a forme sempre più strutturate di controllo partitico e istituzionale della cultura. Parallelamente, i profondi mutamenti economici e sociali prodotti dalla riforma agraria, dall’industrializzazione e dal boom economico modificarono radicalmente il tessuto della provincia maremmana, ridimensionando quel sistema di relazioni che aveva alimentato il vivace dibattito culturale del dopoguerra. L’ultima parte del contributo analizza quindi le ragioni della crisi di questa stagione, mettendo in luce come il progressivo indebolimento dell’autonomia degli intellettuali, la crescente centralizzazione dei processi culturali e la perdita della funzione propulsiva delle istituzioni locali favorissero il riemergere di quelle dinamiche di isolamento e marginalizzazione che gli stessi protagonisti avevano identificato con il concetto di “provincialismo culturale”. Ne emerge una riflessione che, attraverso il caso grossetano, contribuisce più in generale al dibattito sul rapporto tra centro e periferia, sul ruolo degli intellettuali nella costruzione dello spazio pubblico e sulle modalità attraverso cui le province italiane parteciparono ai processi di modernizzazione culturale nel secondo dopoguerra.
«Dobbiamo avere coscienza del nostro provincialismo culturale». Intellettuali, politica e cultura a Grosseto dal fascismo al miracolo economico / Campagna, S.. - (2026), pp. 71-93.
«Dobbiamo avere coscienza del nostro provincialismo culturale». Intellettuali, politica e cultura a Grosseto dal fascismo al miracolo economico
Stefano Campagna
2026-01-01
Abstract
Il contributo ricostruisce il rapporto tra intellettuali, politica e organizzazione della cultura nella provincia di Grosseto tra il fascismo e il miracolo economico, proponendo una rilettura di lungo periodo delle dinamiche che condussero alla stagione di straordinario fermento culturale del secondo dopoguerra. Superando l’immagine di una cesura netta rappresentata dal 1944-1945, il saggio mostra come molte delle esperienze che caratterizzarono la rinascita democratica affondassero le proprie radici nelle trasformazioni avviate già nel corso degli anni Trenta, quando, pur all’interno del quadro autoritario fascista, si consolidarono istituzioni, reti associative e pratiche culturali destinate a sopravvivere al crollo del regime. Attraverso l’analisi delle principali istituzioni culturali, delle associazioni, della stampa locale e delle biografie di alcuni protagonisti della vita intellettuale grossetana, il contributo ricostruisce la formazione di un ambiente culturale che, nel secondo dopoguerra, riuscì a esprimere figure di rilievo nazionale come Luciano Bianciardi e Carlo Cassola, oltre a promuovere iniziative capaci di connettere una realtà periferica ai principali circuiti della cultura italiana. In questa prospettiva, la provincia non viene interpretata come semplice spazio marginale rispetto ai grandi centri, ma come laboratorio privilegiato di osservazione delle trasformazioni politiche, sociali e culturali dell’Italia repubblicana. Una particolare attenzione è dedicata al rapporto tra produzione culturale e organizzazione politica. Il saggio evidenzia infatti come l’iniziale convergenza tra impegno civile, progettualità culturale e partecipazione democratica, che aveva caratterizzato gli anni immediatamente successivi alla Liberazione, lasciasse progressivamente spazio a forme sempre più strutturate di controllo partitico e istituzionale della cultura. Parallelamente, i profondi mutamenti economici e sociali prodotti dalla riforma agraria, dall’industrializzazione e dal boom economico modificarono radicalmente il tessuto della provincia maremmana, ridimensionando quel sistema di relazioni che aveva alimentato il vivace dibattito culturale del dopoguerra. L’ultima parte del contributo analizza quindi le ragioni della crisi di questa stagione, mettendo in luce come il progressivo indebolimento dell’autonomia degli intellettuali, la crescente centralizzazione dei processi culturali e la perdita della funzione propulsiva delle istituzioni locali favorissero il riemergere di quelle dinamiche di isolamento e marginalizzazione che gli stessi protagonisti avevano identificato con il concetto di “provincialismo culturale”. Ne emerge una riflessione che, attraverso il caso grossetano, contribuisce più in generale al dibattito sul rapporto tra centro e periferia, sul ruolo degli intellettuali nella costruzione dello spazio pubblico e sulle modalità attraverso cui le province italiane parteciparono ai processi di modernizzazione culturale nel secondo dopoguerra.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


