Il Rinascimento desume dal pensiero medievale una complessa concezione dei fatti miracolosi, in cui convivono, secondo equilibri volta per volta diversi, almeno due esigenze: quella di inserire gli eventi prodigiosi nell’ordine della natura, sottolineando la componente soggettiva dei fenomeni miracolosi, che si dicono tali in quanto insoliti e capaci di generare meraviglia in chi non ne conosce le cause, e quella di valorizzarne gli elementi oggettivi, identificando il miracolo con un fatto che richiede l’intervento speciale di Dio, e pertanto si colloca oltre o contro il consueto corso della natura. Rispetto a tali istanze, si è scelto di indagare tre delle possibili risposte fornite nel Rinascimento, a partire da quella di Pietro Pomponazzi, che nel De incantationibus procede a una spiegazione dei fenomeni miracolosi nel quadro della causalità naturale e universale, argomentando contro l’esistenza dei demoni, ma servendosi ancora, in termini prudenziali, della differenza tra miracolo vero e miracolo non vero. Si è poi presa in considerazione la posizione di Giordano Bruno, che se pure tenta con la teoria della contractio di ricondurre i miracoli alle potenze dell’animo umano, non rinuncia a discutere dei demoni, e giunge, con la sua critica al cristianesimo, all’identificazione di Cristo con un mendace impostore. Infine, si richiama l’attenzione sulla complessa e stratificata concezione di Tommaso Campanella, mostrando come il discorso sui miracoli vada di pari passo con quello sulla magia e richieda, nel quadro di un cristianesimo definito religione del logos universale, di mantenere, ma secondo modalità che conoscono sviluppo e variazione, la distinzione tra prodigi naturali, meraviglie delle arti, fenomeni demonici e miracoli divini.
Tra filosofia, religione e magia. Miracoli e prodigi nel Rinascimento / Russo, I.. - III:(2025), pp. 1081-1094.
Tra filosofia, religione e magia. Miracoli e prodigi nel Rinascimento
Ilenia Russo
2025-01-01
Abstract
Il Rinascimento desume dal pensiero medievale una complessa concezione dei fatti miracolosi, in cui convivono, secondo equilibri volta per volta diversi, almeno due esigenze: quella di inserire gli eventi prodigiosi nell’ordine della natura, sottolineando la componente soggettiva dei fenomeni miracolosi, che si dicono tali in quanto insoliti e capaci di generare meraviglia in chi non ne conosce le cause, e quella di valorizzarne gli elementi oggettivi, identificando il miracolo con un fatto che richiede l’intervento speciale di Dio, e pertanto si colloca oltre o contro il consueto corso della natura. Rispetto a tali istanze, si è scelto di indagare tre delle possibili risposte fornite nel Rinascimento, a partire da quella di Pietro Pomponazzi, che nel De incantationibus procede a una spiegazione dei fenomeni miracolosi nel quadro della causalità naturale e universale, argomentando contro l’esistenza dei demoni, ma servendosi ancora, in termini prudenziali, della differenza tra miracolo vero e miracolo non vero. Si è poi presa in considerazione la posizione di Giordano Bruno, che se pure tenta con la teoria della contractio di ricondurre i miracoli alle potenze dell’animo umano, non rinuncia a discutere dei demoni, e giunge, con la sua critica al cristianesimo, all’identificazione di Cristo con un mendace impostore. Infine, si richiama l’attenzione sulla complessa e stratificata concezione di Tommaso Campanella, mostrando come il discorso sui miracoli vada di pari passo con quello sulla magia e richieda, nel quadro di un cristianesimo definito religione del logos universale, di mantenere, ma secondo modalità che conoscono sviluppo e variazione, la distinzione tra prodigi naturali, meraviglie delle arti, fenomeni demonici e miracoli divini.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


