L’articolo riflette sul rapporto tra violenza maschile sulle donne, corporeità ed educazione a partire dall’esperienza performativa “Cara Desdemona”, realizzata dal Centro Universitario Teatrale dell’Università di Parma. Attraverso un approccio che intreccia sociologia, pedagogia e riflessione autobiografica, il testo sostiene che la comprensione della violenza di genere non possa limitarsi all’analisi razionale o statistica del fenomeno, ma debba confrontarsi con la dimensione corporea e sensoriale dell’esperienza. La violenza viene interpretata come qualcosa che attraversa i corpi, modifica la percezione di sé e del mondo e produce una frattura nelle relazioni umane. L’autore propone di interrogare non solo il vissuto delle vittime, ma anche quello degli uomini autori di violenza, ponendo al centro il tema dell’empatia, della sensibilità corporea e della capacità di sentire gli effetti delle proprie azioni sugli altri. In questa prospettiva, la violenza maschile viene letta come il risultato di processi culturali e formativi che, da un lato, educano all’uso della forza e, dall’altro, sottraggono molti uomini all’esperienza della cura e della vulnerabilità. Il contributo evidenzia infine il valore del teatro e delle pratiche performative come strumenti educativi capaci di favorire consapevolezza, partecipazione emotiva e trasformazione culturale nelle relazioni di genere.
Violenza maschile sulle donne. Che ne sa il nostro corpo? / Deriu, M.. - STAMPA. - (2025), pp. 122-125.
Violenza maschile sulle donne. Che ne sa il nostro corpo?
Marco Deriu
2025-01-01
Abstract
L’articolo riflette sul rapporto tra violenza maschile sulle donne, corporeità ed educazione a partire dall’esperienza performativa “Cara Desdemona”, realizzata dal Centro Universitario Teatrale dell’Università di Parma. Attraverso un approccio che intreccia sociologia, pedagogia e riflessione autobiografica, il testo sostiene che la comprensione della violenza di genere non possa limitarsi all’analisi razionale o statistica del fenomeno, ma debba confrontarsi con la dimensione corporea e sensoriale dell’esperienza. La violenza viene interpretata come qualcosa che attraversa i corpi, modifica la percezione di sé e del mondo e produce una frattura nelle relazioni umane. L’autore propone di interrogare non solo il vissuto delle vittime, ma anche quello degli uomini autori di violenza, ponendo al centro il tema dell’empatia, della sensibilità corporea e della capacità di sentire gli effetti delle proprie azioni sugli altri. In questa prospettiva, la violenza maschile viene letta come il risultato di processi culturali e formativi che, da un lato, educano all’uso della forza e, dall’altro, sottraggono molti uomini all’esperienza della cura e della vulnerabilità. Il contributo evidenzia infine il valore del teatro e delle pratiche performative come strumenti educativi capaci di favorire consapevolezza, partecipazione emotiva e trasformazione culturale nelle relazioni di genere.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


