L’articolo analizza il legame storico, culturale e simbolico tra guerra, patriarcato e costruzione della maschilità, sostenendo che il fenomeno bellico non possa essere interpretato come semplice espressione di istinti individuali, ma come un sistema sociale complesso che contribuisce a definire ruoli, gerarchie e identità di genere. Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia antropologia, sociologia, psicologia, storia e studi di genere, l’autore mostra come la guerra abbia svolto una funzione centrale nella formazione della virilità, associando il prestigio maschile alla capacità di esercitare violenza, dominare l’avversario e controllare la vulnerabilità. Vengono esaminati i processi di socializzazione, i riti di iniziazione, l’organizzazione gerarchica militare e le rappresentazioni simboliche che collegano il maschile alla guerra e il femminile alla cura e alla riproduzione. L’articolo evidenzia inoltre come la militarizzazione produca una specifica educazione emotiva fondata sulla negazione della fragilità e sull’esaltazione del controllo, contribuendo a riprodurre modelli patriarcali anche nelle società contemporanee. Infine, propone un sovvertimento simbolico e culturale che, attraverso una critica della militarizzazione della maschilità, valorizzi pratiche di cura, interdipendenza, empatia e nonviolenza come fondamenti di una maschilità di pace.
La guerra e le strutture profonde del patriarcato. Segnavia per un sovvertimento simbolico / Deriu, M.. - (2026), pp. 17-33.
La guerra e le strutture profonde del patriarcato. Segnavia per un sovvertimento simbolico
Marco Deriu
2026-01-01
Abstract
L’articolo analizza il legame storico, culturale e simbolico tra guerra, patriarcato e costruzione della maschilità, sostenendo che il fenomeno bellico non possa essere interpretato come semplice espressione di istinti individuali, ma come un sistema sociale complesso che contribuisce a definire ruoli, gerarchie e identità di genere. Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia antropologia, sociologia, psicologia, storia e studi di genere, l’autore mostra come la guerra abbia svolto una funzione centrale nella formazione della virilità, associando il prestigio maschile alla capacità di esercitare violenza, dominare l’avversario e controllare la vulnerabilità. Vengono esaminati i processi di socializzazione, i riti di iniziazione, l’organizzazione gerarchica militare e le rappresentazioni simboliche che collegano il maschile alla guerra e il femminile alla cura e alla riproduzione. L’articolo evidenzia inoltre come la militarizzazione produca una specifica educazione emotiva fondata sulla negazione della fragilità e sull’esaltazione del controllo, contribuendo a riprodurre modelli patriarcali anche nelle società contemporanee. Infine, propone un sovvertimento simbolico e culturale che, attraverso una critica della militarizzazione della maschilità, valorizzi pratiche di cura, interdipendenza, empatia e nonviolenza come fondamenti di una maschilità di pace.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


